i 10 del 1° maggio (7)" "
Già nel X secolo coltivava l’idea di un’Europa unita dalle radici cristiane” “
Dopo Cipro, Polonia, Malta, Slovenia, Ungheria e Slovacchia (cfr. Sir nn.14-15-18-20-22-23/2004), ospite della nostra rassegna di Paesi che il 1° maggio faranno ingresso nell’Unione europea è, questa settimana, la Repubblica ceca. Adesione approvata dai cittadini con il 77,3% dei ‘sì’ espressi in occasione dell’apposito referendum del 13-14 giugno 2003. Su una popolazione di 10 milioni e 300mila abitanti, i cristiani sono circa 6 milioni e mezzo, di cui 4 milioni i cattolici, ripartiti in 9 circoscrizioni ecclesiastiche e 3138 parrocchie. La cura pastorale è affidata a 16 vescovi, 1335 sacerdoti secolari e 595 religiosi. Nel Paese si contano inoltre 2246 religiose, 1381 catechisti e 315 aspiranti al sacerdozio. 196 le opere di solidarietà della Chiesa, tra ospedali e istituti di assistenza. Attese, ma anche incertezze e timori, accompagnano l’allargamento ormai imminente, come spiega al Sir l’arcivescovo di Praga, card. MILOSLAV VLK , convinto dell’importanza del contributo che i cristiani e la Chiesa potranno offrire alla “nuova” Europa. Un allargamento che è soprattutto un ampliamento verso Est: che cosa rappresenta questo passo per la Repubblica ceca? “Noi europei dell’Est ci siamo sempre sentiti in Europa; noi cechi, in particolare, nel cuore dell’Europa. L’allargamento, pertanto, esprime una verità storica: la nostra appartenenza al continente, al centro del quale siamo cresciuti con la nostra cultura, con i nostri santi Cirillo e Metodio patroni di Europa, con Adalberto, che già nel X secolo coltivava l’idea di un’Europa unita spiritualmente dalle sue radici cristiane, con Giovanni Nepomuceno. Con l’allargamento crolla definitivamente il muro di Berlino, si disintegra per sempre la cortina di ferro e si potrà finalmente realizzare quel rinnovamento del continente auspicato da Sant’Adalberto. Tale passo, tuttavia, implica per la mia nazione, che soprattutto durante il comunismo si è progressivamente rinchiusa in sé e isolata dal mondo esterno, uno sforzo di riapertura verso gli altri popoli e le altre culture”. Come viene atteso questo evento dalla popolazione? “Con un misto di timori e attese. Chi non ha nel cuore l’eredità cristiana si sente ‘povero’. Qualche anno fa i politici giocarono durante le elezioni la carta del nazionalismo, come fecero i comunisti contro i tedeschi dell’Ovest. E’ riscontrabile fra la gente il timore di perdere un po’ della nostra sovranità. I credenti, a loro volta, influenzati da certe opinioni fondamentaliste ritengono, generalizzando, che tutto l’Occidente sia secolarizzato e che il suo contatto possa costituire un certo pericolo per la nostra Chiesa. Dimenticano che la nostra società è già così secolarizzata che ulteriori spinte in tale direzione non arrecherebbero eccessivo danno alla Chiesa. Occorre piuttosto ricordare che in questo Occidente ‘cattivo’ sono nati un gran numero di nuovi movimenti ecclesiali, che esprimono un forte rinnovamento evangelizzatore della Chiesa, come auspicato il Papa. Ma la popolazione nutre anche diverse attese; in particolare quella di una forte pressione da parte del Parlamento europeo sulla nostra legislatura affinché diventi veramente democratica”. Quali le conseguenze dell’allargamento per la Repubblica ceca e per l’Ue? “La Repubblica ceca dovrà impegnarsi non solo sul piano economico come previsto – ma anche nell’ambito socio-politico dove sono necessari dialogo e coordinamento tra le diverse posizioni e opinioni. L’Unione, da parte sua, dovrà ‘rispettare’ anche le nazioni piccole, trovando un modo di governare l’Europa che tenga conto di questa realtà”. Quale contributo possono offrire i cattolici e la Chiesa? “I primi sono chiamati ad essere un segno delle radici cristiane comuni; un segno vivo, però, che manifesti che le radici non sono morte, ma portano ancora frutti. La Chiesa deve essere segno di speranza, espressione della civiltà dell’amore e della vita di fronte alle prospettive, spesso nere e di morte, della cultura contemporanea. Essa costituisce un modello alternativo al diffuso stile di egoismo personale e collettivo, di chiusura in se stessi e nei propri interessi. Il suo ruolo è proprio quello di incoraggiare l’apertura verso l’altro, secondo valori che ispirano uno stile di vita a misura dell’uomo, conforme alla sua identità e rispettoso della sua dignità. E non saranno né il potere che la Chiesa comunque non ha né le prediche a cambiare la società, ma solo l’autentica e concreta testimonianza di vita cristiana. Potrebbe sembrare poco efficace, ma qui non entra in gioco solo ‘l’umano’, quanto il ‘potente’ potere divino”.