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Perché le chiese vuote?” “

Dal 14 al 16 giugno in Vaticano una Consulta sulla New age ” “” “

New age, terapie meditative e curative, nuovi movimenti religiosi esterni o paralleli alla tradizione cristiana e gruppi religiosi giunti in Europa da altri continenti. Come può la Chiesa capire perché le persone trovano una risposta ai propri bisogni spirituali in questi gruppi? Quali “strategie” adottare per mettere meglio a frutto la tradizione mistica cristiana? Sono stati questi i temi del seminario sulle “religioni alternative” che si è svolto dal 25 al 28 marzo a Baar, in Svizzera, su iniziativa del Ccee, il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, che ha visto riuniti 24 tra vescovi ed esperti da Inghilterra, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Croazia, Svizzera, Germania, Spagna, Irlanda, Ungheria, Lituania, Portogallo, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Russia, Scandinavia, Slovacchia, Ucraina. Tra le priorità di impegno, sottolineate nel comunicato finale, i partecipanti raccomandano alle Conferenze episcopali europee di “riconoscere gli effetti delle religioni alternative sulla cultura in vista dell’evangelizzazione; consultare e coinvolgere gli esperti; mantenersi reciprocamente informati su questi fenomeni che spesso hanno dimensioni o caratteri ‘transnazionali’. Ecco una sintesi di quanto emerso.CHIESA E NEW AGE. Come la Chiesa si sta confrontando al fenomeno della New age e del risveglio spirituale nel mondo? Dopo la recente pubblicazione del documento della Santa Sede in materia, ora il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso sta raccogliendo le reazioni delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Ne ha parlato l’arcivescovo PIERLUIGI CELATA, segretario del suddetto Consiglio, tracciando una panoramica della diffusione della New age nel mondo, che risulta “in espansione ovunque”: in Gran Bretagna e Francia, dove “si è identificata con la cultura moderna”, in Polonia “con la gente attratta da proposte di guarigione con l’energia universale”, in Islanda attraverso “il contatto con i morti e le pratiche occultistiche”, in Francia con “pratiche fisiche e psichiche”, in Italia, “soprattutto negli ambienti agiati, con la ricerca del benessere psico-fisico nei luoghi di vacanza e cura”, in Argentina “con una versione più popolare nelle librerie, idee gnostiche e angelologia”, in Australia con “le società teosofiche e le scuole Steiner”. Un fenomeno che viene guardato dalla Chiesa con sospetto solo per gli aspetti che riguardano “la possibile diffusione frutto di disegni culturali ed economici a livello mondiale” ma che fa emergere invece una domanda di spiritualità su cui la Chiesa deve interrogarsi per rispondere meglio alle nuove sfide. In molti Paesi infatti, ha ricordato l’arcivescovo Celata, “alcune modalità della New age sono entrate nella pratica dei cattolici”, servono allora indicazioni pastorali per fare chiarezza e distinzioni. A tal proposito la Commissione interdicasteriale che riunisce i quattro Pontifici Consigli della cultura, per il dialogo interreligioso, l’evangelizzazione dei popoli e l’unità dei cristiani convocherà per la prima volta, dal 14 al 16 giugno prossimo in Vaticano, una Consulta sulla new age e le religioni alternative con rappresentanti da tutti gli episcopati interessati al fenomeno.LA NON CREDENZA E L’INDIFFERENZA RELIGIOSA saranno i temi di un prossimo documento che il Pontificio Consiglio della cultura ha intenzione di pubblicare tra un paio di mesi: è il frutto di un questionario inviato in mille copie (ma hanno risposto finora circa 300) alle Conferenze episcopali, congregazioni religiose, università e centri cattolici di tutto il mondo, i cui risultati sono raccolti attualmente in un Instrumentum laboris ad uso interno. Scopo del documento, come ha spiegato RICHARD ROUSE, del Pontificio Consiglio della cultura, “sarà quello di chiedersi: visto che il 70% degli europei si dicono religiosi in un modo o nell’altro e c’è grande interesse per le questioni religiose… perché le nostre Chiese sono così vuote? Cosa fare?”. Dai dati raccolti finora emerge infatti che “la non credenza non è in crescita nel mondo; l’ateismo militante retrocede e non esercita alcun influsso pubblico tranne che in alcuni regimi come Cuba, Corea del Nord, Vietnam, Laos e Cina”. Cresce invece “l’indifferenza religiosa e l’ateismo pratico” con un “notevole calo delle persone che vanno in Chiesa”. Anche se, “soprattutto nel mondo occidentale – come ha rilevato Rouse – emerge un nuovo risveglio più spirituale che religioso, che rifiuta cioè la mediazione delle istituzioni, mentre il divino non è più un essere personale e l’uomo diventa protagonista dell’azione religiosa”. L’ASIA E L’AFRICA IN EUROPA. Un’Europa che inizia a caratterizzarsi per una forte presenza delle religioni asiatiche e africane: sono circa un milione i buddisti (di cui 700.000 immigrati) e un milione anche gli induisti (di cui 900.000 immigrati); e sono in aumento anche le Chiese cristiane africane “iniziate”, ossia nata dall’iniziativa di singoli africani, 300 nella sola Germania. Vivono in questo nuova situazione di “pluralismo religioso” senza provocare “nessun conflitto sociale” con gli europei, anzi possono essere per i cristiani “una sfida e una opportunità”: è questo il panorama delineato dal teologo evangelico e studioso delle religioni MARTIN BAUMANN. Le religioni asiatiche, in particolare, “sono in Europa già da 150 anni – ha spiegato Baumann – ma negli ultimi dieci anni hanno cominciato ad emergere anche nello spazio pubblico, con la costruzione di templi e luoghi di culto”. Capita perciò sempre più spesso, per le strade svizzere o tedesche, di assistere a processioni in cui, al posto dei santi, sfilano divinità del variegato pantheon induista. Oppure, senza fare un viaggio troppo lontano, ci si può stupire davanti ad un rituale di richiesta di guarigione con decine di uomini che si rotolano in terra, per un chilometro, intorno ad un tempio induista in terra tedesca. E se “agli inizi del ‘900 l’imperatore tedesco chiedeva al suo popolo di difendere i valori più sacri dell’Europa contro la minaccia delle religioni asiatiche – ha raccontato Baumann – oggi si osserva invece che non c’è nessuna tendenza missionaria tra queste religioni, anzi pongono a noi delle domande su quale sia la nostra pratica del cristianesimo”. Baumann ha anche rassicurato sulla paventata “minaccia” che alcune pratiche come lo yoga e la meditazione possano portare con sé anche teorie e filosofie come quella della reincarnazione: “Sono talmente centrate sul benessere della persona che il fondamento teologico si perde nella secolarizzazione”.Il teologo evangelico ed esperto di religioni africane BEJAMIN SIMON ha illustrato invece il panorama delle Chiese cristiane africane “iniziate”, che esistono dagli anni ’20 e sono classificabili in tre categorie: quelle nate in Africa e poi approdate in Europa con una sorta di “missione al contrario dal Sud al Nord del mondo”; le chiese della diaspora originate da gruppi biblici di africani in Europa e le chiese “transculturali” che si differenziano dalle precedenti per avere “chiese figlie” in altre nazioni africane, in genere nella patria del fondatore. Il processo di nascita di queste chiese passa da una fase di “choc culturale” molto forte all’arrivo in Europa, con “tendenza alla chiusura in comunità monoetniche”, ha spiegato Simon, “ad una fase di apertura alla lingua del Paese ospitante, di successiva inculturazione con cittadini europei, quindi di vero e proprio dialogo ecumenico”. IL “TERMOMETRO DELLA TEMPERATURA SETTARIA”. JOACHIM MULLER, incarico della Chiesa svizzera per il dialogo interreligioso, ha addirittura ideato una sorta di “termometro della temperatura settaria”, per stabilire cosa rende una “religione malata”. La “temperatura normale” è quando “le persone si impegnano in un gruppo, lo vogliono portare al successo e vivono il proprio senso religioso in dialogo con le persone”. La temperatura si alza “quando si comincia a pensare che il proprio gruppo sia migliore degli altri, viene chiesto di rinunciare alla propria vita precedente, ogni critica interna viene considerata come pericolosa e comporta sanzioni sul comportamento del singolo”. La febbre “porta al collasso” quando viene chiesta “la perdita dell’io, di combattere gli ‘infedeli’ all’esterno del gruppo, compresi familiari e amici, e in alcuni casi si legittima il suicidio come ricerca di un mondo migliore”. Esiste però anche la possibilità che il termometro vada al di sotto della normale temperatura corporea: “quando si dice di appartenere alla Chiesa ma solo per servizi come il battesimo, la comunione, il matrimonio… ma si è indifferenti alla vita della comunità”. Qualcuno ha invitato a interrogarsi sulla presenza di gruppi settari anche all’interno della Chiesa cattolica. IL PLURALISMO RELIGIOSO E LE SFIDE PER LA CHIESA. Dare attenzione alle religioni alternative, con una conoscenza fondata su basi scientifiche; stabilire dei gruppi nazionali che lavorino su questi temi in ogni singolo Paese; condividere le proprie conoscenze via internet e mail con le Chiese degli altri Paesi europei; essere in posizione di dialogo, ma anche di critica, con i vari gruppi religiosi. Questi sono, per le Chiese europee, alcuni atteggiamenti da adottare nei confronti delle “religioni alternative”. Secondo PETER FLEETWOOD, segretario aggiunto del Ccee, di fronte ad una domanda di senso e di spiritualità che emerge dalla grande diffusione di queste realtà a livello europeo, “la Chiesa può offrire la riscoperta del misticismo tradizionale cattolico”. L’arcivescovo Pierluigi Celata, ha ricordato che “di fronte al pluralismo religioso presente oggi in Europa i credenti devono trovare in noi un atteggiamento di dialogo, comprensione, accoglienza, rispetto e solidarietà. Questo serve da stimolo per il rafforzamento dell’identità dei cattolici e produce spesso anche un ritorno positivo nei Paesi di provenienza degli immigrati”. Riguardo ai rapporti con l’islam, dal Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso è arrivata inoltre l’idea di avviare un dialogo con gli imam islamici in Europa, “per far conoscere loro il cattolicesimo e stemperare possibili situazioni di conflittualità”.