cultura" "
Su cosa fondare una società multiculturale e pluralista?” “” “
Città multicolore, sempre più terre d’immigrazione e approdo di popoli diversi. La sfida della convivenza appartiene ormai alla maggior parte delle città europee. Quali difficoltà emergono da questo incontro e come può la conoscenza quotidiana dell’altro arricchire la propria cultura? Cristiani, buddisti, musulmani. In un mondo dove le differenze culturali e religiose si confrontano ogni giorno, a scuola, in ufficio, in televisione, è possibile l’incontro? Se ne è parlato a Lille capitale, insieme a Genova, della cultura europea 2004 dove la diocesi si è fatta promotrice di un forum nell’ambito delle manifestazioni culturali promosse dalla città per quest’anno europeo. abitare lo spazio. La legge sulla laicità dello Stato che tra l’altro vieta l’uso a scuola di segni religiosi visibili, come il velo islamico e la kippah ebrea, ha rotto in Francia l’incantesimo di una società multietnica e integrata, rivelando invece quante difficoltà e tensioni si nascondono dietro la globalizzazione. La Commissione “Stasi” che ha contribuito alla redazione della legge l’ha affermato chiaramente: “la nostra società è diventata profondamente diversa e plurale”. “Appartiene ormai al passato ricorda mons. Jean-Luc Brunin, vescovo ausiliare di Lille l’immagine di società omogenea dove ogni cittadino era ben integrato nella misura in cui diveniva simile alla società in cui viveva. La realtà del pluralismo è una sfida permanente che chiede di ricercare tutti i mezzi possibili affinché gruppi tra loro eterogenei possano abitare in uno spazio comune e fare società insieme”. Il vescovo spiega: “la difficoltà per noi francesi risiede nel fatto che restiamo impregnati nel famoso modello di integrazione alla francese” secondo il quale si “esige che l’individuo si integri nella nostra società disconoscendo la sua particolarità culturale”. Non è questa la via di integrazione che i cristiani vogliono proporre in una regione che in quanto terra di immigrazione, è fortemente caratterizzata dalla presenza di popoli diversi. “I cristiani dice mons. Brunin non hanno ricette miracolose che possono garantire una coesione sociale nel cuore di una diversità culturale, ma fanno esperienza che è possibile l’incontro, l’ascolto e il cammino insieme”. “È spiega il vescovo l’esperienza della cattolicità che ci è dato di vivere nella Chiesa. Essa è luogo di superamento del se, di incontro con gli altri, per comunicare l’appartenenza al comune destino dell’amore di Dio”. Un comune destino ci unisce. Al Forum di Lille ha partecipato anche il card. Paul Poupard, presidente del Pontificio consiglio della Cultura, che ha lanciato una sfida: “le nostre città devono diventare luoghi di pace, di giustizia e di amore, dove ciascuno può sviluppare quelle facoltà nobili che lo fanno crescere in umanità”. Il problema ha riconosciuto il cardinale è che l’Europa si sta confrontando sempre più con città multiculturali dove “vivono gli uni accanto agli altri uomini e donne di origini diverse, chiamati a incontrarsi per formare un sol popolo”. L’incontro però genera spesso disagio, rifiuto, fastidio. C’è un perno su cui è possibile fondare una società multiculturale serena e quale contributo può dare la Chiesa? “Ciò che ci unisce e che rende l’unità possibile – risponde Poupard è la nostra comune natura umana e, più precisamente l’apertura all’universale che appartiene ad ogni cultura degna di questo nome… Il senso profondo della vita, la ricerca della felicità, il bisogno di giustizia, la sete di verità, il bisogno di bellezza, la ricerca dell’unità sono luoghi in cui il messaggio della Chiesa incontra le aspirazioni degli uomini e delle donne e che traducono le culture nelle loro ricchezza di diversità in un fondo di unità”. Parlare al cuore dell’uomo e dire agli uomini di questo tempo di non accontentarsi di vivere in un orizzonte ristretto e mondano che se può soddisfare la curiosità naturale, non può spegnere la sete di verità e il desiderio di contemplazione inscritto nel più intimo dell’intelligenza umana”. È questo, secondo il card. Poupard, l’impegno che deve assumersi la Chiesa. Come fare? In un mondo sfigurato da troppe brutture, “si tratta di risvegliare il senso della bellezza”, dare “una testimonianza autentica” della vita cristiana e “operare instancabilmente perché gli uomini si scoprono tutti fratelli di un unico Padre, chiamati a vivere nell’amore per edificare una vera civiltà dell’amore”.