“La battaglia in Iraq si consuma su due fronti”, è il titolo di apertura dell’ Herald Tribune (7/4). A proposito dei nuovi scontri in Iraq, che hanno provocato decine di vittime sia tra le forze della coalizione che tra gli iracheni sciiti, il quotidiano americano fa notare che “i comandanti americani hanno giurato di sradicare i rivoltosi dopo il massacro e la mutilazione, l’altra settimana, di quattro civili americani. Scene di iracheni che trascinavano corpi carbonizzati per le strade, facendone penzolare due da un ponte, hanno suscitato una crescente repulsione e hanno mostrato il profondo sentimento americano nella città”. “L’Iraq, tra la rivolta e il caos”, si legge sulla prima pagina di Le Monde (7/4), in cui si fa notare che “con la rivolta degli sciiti radicali, l’Iraq precipita nel caos”. “L’esercito americano informa Rémy Ourdan nel sommario dell’articolo ha lanciato il 5 aprile importanti operazioni contro i ribelli sciiti a Baghdad e i sunniti a Falluja, dopo gli scontri tra le forze della coalizione e i seguaci del leader sciita Moqtada al-Sadr che hanno provocato, nel corso del fine-settimana, decine di morti. La coalizione ha emesso un mandato d’arresto contro Moqtada al Sadr. Nella capitale, dove sono avvenuti scontri violenti, le forze americane hanno fatto intervenire due elicotteri contro le postazioni controllate dai miliziani di Al-Sadr”. Sul ruolo dell’Europa nella difficile “transizione” dell’Iraq si interroga, invece, Vittorio E. Parsi, che su Avvenire (7/4) afferma: “L’Italia ha il diritto di chiedere agli alleati nell’Unione Europea di uscire da un’ambiguità ormai inaccettabile. L’Europa è disponibile a sostenere concretamente la creazione di un governo iracheno responsabile e rappresentativo di quel Paese oppure no? Ritiene che sia nell’interesse della sicurezza collettiva contribuire alla stabilizzazione e alla democratizzazione dell’Iraq o preferisce lasciare che gli iracheni se la sbrighino da soli?”. Per l’editorialista, infatti, “sarebbe imperdonabile se la prossima tornata elettorale per l’Europarlamento impedisse ai governi europei e ai vertici dell’Unione di chiarire qual è la strategia politico-militare dell’Europa. Non è il momento di dichiarazioni confuse (…).E’ piuttosto l’ora della responsabilità e dei progetti concreti, nella consapevolezza che neppure l’auspicato coinvolgimento dell’Onu sarà di per sé in grado di far cessare subito e senza costi la violenza in Iraq”. I fatti di Madrid trovano ampio spazio sulla stampa tedesca. “ I giorni passati dimostrano due cose: con misure di sicurezza più severe e un’attenzione più alta, è possibile impedire gli attentati“, scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung (5/4). “ Gli europei intrattengono da anni rapporti privilegiati con gli Stati magrebini, dialogando con essi. È ora di approfondire tutto questo con una maggior cooperazione sul piano della sicurezza“. Wolfgang Storz sulla Frankfurter Rundschau scrive: “ Anche in Europa dobbiamo tener conto dell’eventualità di una guerra del terrore contro le metropoli: possibile ovunque e in qualsiasi momento“. E aggiunge: “ Salvaguardare la tolleranza e le libertà e garantire la maggior sicurezza possibile: bilanciare queste esigenze diventa un compito difficile“. Sulla Süddeutsche Zeitung, Stefan Ulrich osserva: “ Ad una settimana dalla festa cristiana della redenzione, l’Europa si trova nelle strette del terrorismo. […] Per quanto diffusa sia la minaccia dei terroristi, è chiaro proprio prima di Pasqua il messaggio. Morte anziché risurrezione. Odio anziché amore. Vendetta anziché perdono, e soprattutto: paura anziché sollievo. ‘Non abbiate timore’, si legge continuamente nel Libro di cristiani. ‘Abbiate paura’, è il richiamo degli estremisti“. “Un peccato internazionale”. Così definisce La Vanguardia ( 7/4) il genocidio di Rwanda, a distanza di dieci anni. “Francia e Nazioni Unite ricevono le denunce più forti senza esimere gli Stati Uniti – per il loro ruolo nella tragedia”, scrive Myriam Josa, corrispondente nel Paese. Secondo il quotidiano “In Rwanda, giustizia, Aids, democrazia e miseria sono temi non risolti da Kagame, nel potere dal 1994”. “Nuovi bombardamenti nella città ribelle”. Mille sciiti e sunniti “marciano da Bagdad verso Falluja, presa dalle truppe dagli Stati Uniti”. Così la prima pagina del quotidiano di Madrid El Mundo ( 8/4) secondo il quale “sono migliaia gli sciiti ed i sunniti che vogliono far arrivare cibo e medicine alla popolazione assediata da tre giorni dai militari americani”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1287 N.ro relativo : 27 Data pubblicazione : 09/04/04