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L’integrazione europea porterà ad un cambiamento di culture e di leggi? ” “” “
Negli ultimi quindici anni, la regione dell’Europa sudorientale è stata segnata da cambiamenti profondi in alcuni casi addirittura tragici a livello sociale, economico e politico nel contesto della transizione politica ed economica, delle crisi e delle guerre. Ciò ha riguardato alcuni paesi in modi diversi, ossia mediante i flussi di migrazione legali e illegali, un basso tasso di crescita e di sviluppo, la criminalità organizzata ecc. Attualmente, sembra che il peggio sia passato, ma vi sono ancora numerosi problemi da risolvere. C CAMBIAMENTI E RESISTENZE. Il Parlamento europeo si è recentemente occupato della situazione in tutti i paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Macedonia, Serbia e Montenegro), dei tre Paesi candidati (Bulgaria, Romania e Turchia), nonché in Grecia. I cambiamenti a favore delle donne stanno lentamente guadagnando terreno ma si scontrano spesso con le resistenze provenienti dai codici culturali tradizionali, dalle leggi consuetudinarie e antiche pratiche culturali.. Una pratica tuttora in vigore in Turchia è, ad esempio, quella del “delitto d’onore”. Il termine viene utilizzato per descrivere l’omicidio di una donna sospettata di aver infranto i vincoli del comportamento sessuale mediante una relazione prematrimoniale o extraconiugale. La tratta delle donne rappresenta attualmente uno dei problemi legati ai diritti umani più urgenti e complessi e con vaste implicazioni per la stabilità, la democratizzazione e lo stato di diritto nell’Europa sudorientale. Essendo gestito dalla criminalità organizzata internazionale, questo “commercio sessuale” è cresciuto notevolmente negli ultimi anni. La regione è stata ripetutamente riconosciuta come area molto esposta e colpita da una diffusa prostituzione e dal commercio sessuale di donne e bambini. LA TRATTA SOTTERRANEA. Uno degli elementi che maggiormente crea turbamento riguardo alla tratta delle donne è che questo avviene raramente in maniera sotterranea. In Bosnia Erzegovina le donne vengono vendute e acquistate sul grande mercato nero vicino a Brcko. I principali centri della tratta in Serbia sono situati vicino alle zone di frontiera, nella Serbia meridionale (vicino alla frontiera amministrativa del Kosovo), in quella orientale e nella Vojvodina settentrionale. Si registra altresì un aumento della tratta di ragazze molto giovani. Le donne e le ragazze vengono solitamente vendute ad un prezzo che varia dai $250 ai $500. Spesso vengono coinvolte nelle reti della tratta intere famiglie che vivono lungo le frontiere. Le principali rotte della tratta partono dalla Moldavia, dall’Ucraina e da altre repubbliche dell’ex Unione sovietica, attraversano la Romania, la Bulgaria e gli Stati dell’ex Iugoslavia e l’Albania per arrivare in Grecia, in Italia e in Europa occidentale. Spesso tali rotte seguono quelle del traffico di armi e di stupefacenti. Al fine di combattere la tratta e le sue drammatiche conseguenze ha condotto, il 18 settembre 2000, all’istituzione della Task force sulla tratta di esseri umani. La Task force è stata costituita nel quadro del Patto di stabilità per l’Europa sudorientale. CULTURE E VIOLENZA. Purtroppo, la violenza contro le donne e la misoginia sono strettamente connesse alla tolleranza sociale della violenza in generale nei Paesi che hanno vissuto guerre, dipendenza e povertà. La violenza, la guerra e la povertà creano un circolo vizioso per molte donne e molte bambine vittime, nonché per molti colpevoli al quale è difficile sottrarsi. Le culture tradizionali nei Paesi dell’Europa sudorientale sostengono spesso comportamenti violenti nei confronti delle donne (e dei bambini) e l’intera questione è ancora coperta da un velo di vergogna che inibisce le donne dal parlarne apertamente e rivendicare i propri diritti umani fondamentali. La sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti della questione della violenza è ancora molto bassa e si constata una totale mancanza di un sostegno istituzionale adeguato. Gli stessi mezzi d’informazione pubblica non riconoscono, né affrontano adeguatamente la violenza sulle donne e bambini. In questa drammatica situazione la donna finisce per subire ed accettare la violenza domestica, non riuscendo a trovare appoggio nelle istituzioni sociali. Infine, senza entrare nei dettagli delle strategie da intraprendere, si comprende facilmente che, il progetto di un’integrazione progressiva di questi Paesi nell’Unione europea, deve portare ad un forte cambiamento culturale per il rispetto della donna.