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La prudenza non è rifiuto ” “

Multicultura e immigrazione: il Regno Unito ad una svolta? ” “” “

Multicultura e immigrazione: uno dei nodi chiave della campagna per le prossime elezioni locali ed europee del 10 giugno. Sarà anche terreno di battaglia tra conservatori e laburisti tra un anno. Le misure per controllare l’immigrazione nel Regno Unito potrebbero costare a Tony Blair il posto di Primo Ministro mentre così è già stato per Beverley Hughes, il ministro per l’immigrazione accusata di aver lasciato entrare, in modo illegale, immigranti da Bulgaria e Romania. Il dibattito su quanti stranieri accogliere ogni anno e sui criteri di scelta arriva al cuore di questo Paese che durante l’impero ha accolto milioni di immigrati dalle colonie asiatiche e africane: una fetta importante della sua cittadinanza e della sua forza di lavoro. I Immigrati, risorsa o pericolo? È su questo dilemma – immigranti fonte di nuove braccia indispensabili al Regno Unito o immigranti pericolosi competitori che tolgono lavoro agli abitanti del Paese – che si gioca il dibattito sui giornali e tra i partiti in questo momento. La destra xenofoba dei giornali tabloid pubblica ogni giorno titoli del tipo, “Ogni giorno cinquecento immigranti sommergono la Gran Bretagna”, “La guida degli zingari allo sfruttamento del Servizio sanitario nazionale” e “Come il mio vicino straniero ha mangiato il mio asino” e il partito conservatore cavalca queste paure irrazionali accusando i laburisti di non controllare il flusso immigratorio. Il partito di Tony Blair si dibatte tra una tradizione multiculturale, che vuole da sempre che lo straniero possa mantenere la propria lingua, identità e cultura e la necessità di integrare gli immigranti resa più urgente dalla minaccia dei fondamentalisti islamici. Definire l’identità britannica. Hanno fatto notizia le dichiarazioni del presidente della Commissione per l’uguaglianza razziale Trevor Phillips che ha dichiarato che “è importante definire con chiarezza che cosa si intenda per identità britannica per poter aiutare gli stranieri a farne parte”. Si tratta di una svolta nella tradizionale politica laburista che si lascia alle spalle il multiculturalismo, per scegliere un modello di assimilazione che tenti di rendere gli stranieri partecipi dell’identità britannica. Tony Blair sembra muoversi in questa direzione. Reduce dal suo ultimo summit sull’immigrazione il Primo Ministro ha promesso un giro di vite che punta a eliminare gli abusi sui visti, i finti matrimoni contratti per consentire al coniuge straniero una possibilità di restare nel Regno Unito, chi finge di venire per studiare e finisce per rimanere. Il governo introdurrà, entro il 2007, nuove carte di identità che gli permetteranno di tenere sotto controllo gli immigranti e già organizza classi di “cittadinanza” per insegnare agli stranieri come vivere qui. La voce della Chiesa cattolica. Su questo tema si è espresso il vescovo cattolico di Lancaster, mons. Patrick O’Donoghue, esperto di migrazioni della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. “Non si può abbandonare il multiculturalismo – dichiara al Sir – è importante mantenere questa nostra tradizione. Il Regno Unito, da più di cento anni, è terra di immigrazione dai Paesi africani e asiatici ed è importante che lo rimanga. Abbiamo imparato molto dagli stranieri e dobbiamo continuare in questa tradizione di accoglienza”. Allo stesso tempo, aggiunge, “è anche importante che gli stranieri, polacchi, rumeni o indiani, abbiano rispetto e un apprezzamento verso la cultura britannica pur mantenendo la loro identità. È importante apprendere le tradizioni gli uni degli altri, su temi come la vita familiare, il modo di lavorare, la tecnologia”. Sull’idea di ‘identità britannica’ che gli stranieri devono accettare mons. O’Donoghue suggerisce: “se vivi e lavori in un determinato Paese è importante che questo rappresenti un valore. È fondamentale che la famiglia e i figli degli immigrati abbiano pieno accesso alla cultura britannica così da evitare dei ghetti”. La stessa idea di avviare delle ‘scuole di cittadinanza’ potrebbe rivelarsi una buona idea solo se si tratta di insegnare agli immigrati il funzionamento del sistema scolastico, del servizio sanitario nazionale o dell’assistenza sociale. Ma se va a toccare l’identità nazionale o culturale degli immigrati lo sarebbe un pò meno”. “Non dimentichiamo – dichiara ancora – che molti immigrati sono qui da tanto tempo, trenta, quaranta o cinquant’anni, non sono arrivati ieri. Il governo è preoccupato del numero di immigranti e dal pericolo di ingressi di fondamentalisti islamici. Ci vuole prudenza ma forse si esagera. I controlli sull’immigrazione sono per tenere lontani i terroristi, non dovrebbero servire ad altro”.