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“La partecipazione civica degli immigrati” è stato il tema del seminario che si è svolto nei giorni scorsi a Lisbona. È il secondo di tre seminari internazionali approvati dalla Commissione europea con l’obiettivo di stabilire le migliori pratiche nella politica di integrazione nei Paesi di accoglienza. L’obiettivo era di analizzare la partecipazione civica degli immigrati nelle società di accoglienza, mettendo in evidenza la questione “culturale e religiosa”. Erano presenti circa 70 partecipanti di 15 Stati membri, inclusi i 10 Paesi che faranno parte della Comunità europea dal 1° maggio. È emerso che “la diversità religiosa in Europa si presenta in un contesto di declino della pratica religiosa e della privatizzazione delle credenze”. In questo senso si sottolinea il ruolo importante degli immigrati per rivitalizzare la comunità religiosa in Europa. Nel testo della Commissione europea e del Gruppo per la politica degli immigrati viene messa in rilievo “la vitale importanza della promozione del dialogo tra i gruppi religiosi e il governo. Questo deve essere basato sul riconoscimento, da parte dello Stato, che la religione può essere di aiuto nell’integrazione sociale”. Antonio Vitorino, Commissario europeo per la giustizia e gli affari interni ha detto che “ogni Paese ha il suo profilo migratorio e le decisioni che alcuni prendono si ripercuotono di riflesso sugli altri, per questo c’è la necessità di trovare una politica comune”. Riguardo agli ingressi delle comunità migranti nella Unione europea, Vitorino ha suggerito di stabilire “principi chiari” e ha elencato gli effetti “positivi” dell’immigrazione regolare dal punto di vista economico, sociale e culturale. Al termine dei tre seminari il prossimo si svolgerà nel Regno Unito – sarà elaborato un manuale sull’integrazione degli immigrati nella Unione Europea. In Portogallo tra il 1986 e 1997 il numero degli stranieri è raddoppiato: da 87.000 a 175.000.