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La crisi irachena, con la strage di Bassora e l’autobomba a Riyad, continua a monopolizzare l’attenzione della stampa internazionale. “La morte a Bassora include 23 bambini”, titola l’ Herald Tribune (22/4). Le tre autobombe esplose in Iraq hanno provato 68 morti e almeno 98 feriti, ricordano John Burns e Christine Hauser nell’articolo citato, in cui si riferisce che gli attentati sembrano avere la firma di “un alleanza tra Al Qaeda e gli estremisti iracheni“. “Tregua fragile a Falluja, la polizia irachena attaccata a Bassora”, è il titolo di Le Monde (22/4), in cui Sophie Shihab fa notare che “dopo due settimane di combattimenti, un cessato il fuoco dall’avvenire ancora incerto sembra essersi instaurato a Falluja con l’accordo conclusosi in questo senso, lunedì 19 aprile, dalle forze americane con i ‘notabili’ della città sunnita ad ovest di Bagdad. Una cinquantina di famiglie di Falluja che si erano rifugiate nella capitale sono state autorizzate, martedì, a ritornare nella loro residenza. Potrebbero essere seguiti da due altri gruppi, mercoledì 21 e giovedì 22, se la tregua tiene (…). A Bassora (sud), alcuni commissariati ed una accademia della polizia irachena sono stati attaccati mercoledì dai radicali sciiti. Il bilancio provvisorio di questi attentati si aggira intorno ai 60 morti iracheni”. La Croix del 20/4 si interroga, invece, sulla portata del ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq, all’interno e all’esterno della coalizione internazionale. “Gli stati Uniti minimizzano la ritirata spagnola dall’Iraq“, è il titolo di un articolo firmato da Gilles Biassette sul quotidiano cattolico, in cui si osserva che “da parte di alcuni Paesi membri della coalizione, come l’Australia e l’Italia, la decisione di Madrid è stata criticata”. Joen-Crhristophe Ploquin, sullo stesso giornale, sostiene che la data del 30 giugno, proposta dal presidente americano per il trasferimento della sovranità agli iracheni, “potrebbe rivelarsi meno decisiva di quella delle elezioni previste nel 2005”. Da una parte, spiega infatti l’autore dell’articolo, “gli Stati Uniti intendono mantenere il controllo delle operazioni militari ancora a lungo, cosa che diminuirà considerevolmente l’autorità dell’esecutivo provvisorio iracheno (…). Dall’altra parte, l’Onu non è spinto a giocare un ruolo politico di primo piano a Bagdad, malgrado le sollecitazioni pressanti di alcuni Paesi impegnati sul campo come l’Italia o la Gran Bretagna”. All’indomani della decisione spagnola, l’Italia chiede all’Onu “passi più decisi”: è quanto scrive Vittorio E. Parsi, su Avvenire (21/4), ricordando che “è un dato oggettivo che l’Italia si trovi ora maggiormente esposta di prima”. Le vicende del Medio Oriente e dell’Iraq continuano ad essere in primo piano per i commentatori tedeschi. Sul ritiro delle truppe spagnole, la Frankfurter Allgemeine (20/4) annota: “ Non solo la disintegrazione dell”alleanza dei volonterosi’ non aiuterebbe l’Iraq: per i nemici delle democrazie occidentali equivarrebbe ad un invito ad esercitare con il terrore un influsso sulla loro politica, ad esempio nei confronti di Israele“. “ Le conseguenze della politica mondiale ignorante di Gorge W. Bush colpiranno direttamente gli europei“, scrive Martin Winter sulla Frankfurter Rundschau (21/4). “ Nel peggiore dei casi, l’America può rimettere l’Atlantico tra sé e questi focolai di crisi. L’Europa ha gli incendi davanti alla porta di casa. Per questo deve agire. Ha bisogno di proprie idee e non può accontentarsi di reagire solo alle azioni americane. Il tempo incalza“. “ La trappola Iraq – il Vietnam di Bush” titola il settimanale Der Spiegel (19/4). Nell’articolo di copertina, si legge: “ Le paure più profonde dell’America si riassumono in una parola: Vietnam. Adesso la superpotenza viene messa di fronte al suo incubo con il caos in Iraq. Molti americani temono già che il loro Paese ripiombi nella palude di una guerriglia“. A proposito del ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq, El Pais del 21/4 giudica “ una iniziativa opportunista e palesemente sleale” la telefonata dell’ex presidente Aznar a George W. Bush per esprimere il suo disaccordo con la decisione di Zapatero. “ È questa – chiede il quotidiano spagnolo – la lealtà che tante volte reclamò dai suoi oppositori politici?“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1290 N.ro relativo : 30 Data pubblicazione : 23/04/04