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Sono quattro i documenti che la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) propone in vista della costruzione di un’Europa allargata, unita, solidale e presente sullo scenario mondiale a favore della pace e per sostenere le nazioni e i popoli più poveri. Da Santiago di Compostela, dove sabato 24 aprile si è chiusa una settimana di pellegrinaggio e dibattiti i vescovi hanno “riaffermato la necessità di un esplicito riferimento al cristianesimo nel preambolo della futura Costituzione Ue”. (Dal nostro inviato Gianni Borsa). I VESCOVI EUROPEI SCRIVONO A GIOVANNI PAOLO II. La Comece ha anzitutto inviato al Papa un messaggio per ringraziarlo del suo impegno “europeista”. “Ci siamo riuniti sul cammino di Santiago per celebrare insieme, in questo Anno Santo, l’importante occasione dell’ingresso di dieci nuovi Stati nell’Unione europea”, scrivono i vescovi di 25 nazioni. “Insieme abbiamo ripercorso la strada che nei secoli ha visto tanti pellegrini” venire “alla tomba dell’Apostolo per confermare la propria fede. È questo un luogo altamente simbolico dell’unità culturale e spirituale del nostro continente”. Il documento, che porta le firme del presidente Comece, il tedesco mons. JOSEF HOMEYER e dei due vice, il francese HIPPOLYTE SIMON e l’olandese ADRIANUS VAN Luyn, esprime dunque un ringraziamento al Papa “per l’impegno profuso durante tutto il pontificato a favore del nostro continente nella riconciliazione e nella solidarietà. Se oggi possiamo vivere questo bellissimo momento dell’allargamento dei confini dell’Unione europea, sentiamo profondamente che ciò è dovuto anche alla forza con cui Vostra Santità ha annunciato la necessità per l’Europa di respirare con i suoi due polmoni di Oriente ed Occidente. Le siamo anche grati delle indicazioni dottrinali e pastorali che ha voluto offrirci con l’esortazione apostolica Ecclesia in Europa“. DOCUMENTI SULLA SOLIDARIETÀ E SULLE ELEZIONI. L’assemblea della Comece ha quindi discusso e approntato un pronunciamento in vista delle elezioni per il Parlamento di Strasburgo, fissate dal 10 al 13 giugno, che verrà reso noto all’inizio di maggio. Riguardo l’allargamento, i vescovi hanno definito il testo di un ulteriore documento sul tema della solidarietà: intitolato “La solidarietà è l’anima dell’Unione europea”, porterà la data di giovedì 29 aprile. Infine la Comece ha costituito una apposita commissione per la revisione delle osservazioni giunte sul testo “Apriamo i nostri cuori”, diffuso lo scorso anno, la cui versione definitiva sarà approvata durante l’assemblea plenaria in calendario il 18 e 19 novembre 2004 a Bruxelles. I rappresentanti delle conferenze episcopali nazionali hanno fatto tesoro di alcune relazioni e testimonianze proposte nei due giorni di convegno svoltisi nella città galiziana tra il 22 e il 23 aprile. Sono tra l’altro intervenuti, ciascuno su uno specifico tema europeo: mons. JULIÀN BARRIO BARRIO, arcivescovo di Santiago; il professor PETER SERRACINO INGLOTT, già rettore dell’Università di Malta; MICHEL CAMDESSUS, ex direttore generale del Fondo monetario internazionale e presidente delle Settimane sociali francesi; il cardinale ATTILIO NICORA, già vice presidente Comece e esperto di problematiche europee; il cardinale ANTONIO ROUCO VARELA, arcivescovo di Madrid; l’abate NOTKER WOLF, primate dei Benedettini. “PREGHIERA E TESTIMONIANZA AL SERVIZIO DELL’EUROPA”. Tra le voci che sono risuonate durante i lavori, quella del vescovo ceco VACLAV MALY che ha spiegato: “L’allargamento che stiamo realizzando è una grande opportunità per tutti, all’Est come all’Ovest. Per trarne ogni possibile vantaggio è necessario rendersi conto delle diverse identità che caratterizzano i Venticinque e mostrare una reciproca disponibilità alla comprensione. All’Europa noi vorremmo offrire le sofferenze e le fatiche che abbiamo dovuto affrontare per testimoniare la fede nel recente passato”. Dal canto suo il professor DONALD LOOSE, olandese, cui era affidata la presentazione dei lavori di gruppo tenutisi durante il convegno, sottolinea i possibili compiti dei cristiani riguardo i temi della governance mondiale, della lotta alle disuguaglianze e per la costruzione della pace: “La Chiesa e i credenti devono essere in prima fila nel denunciare le ingiustizie che affliggono l’Europa e il mondo intero. A loro è chiesto di promuovere la pace, una positiva azione in campo sociale e la cooperazione internazionale. E poi si deve porre la massima attenzione agli aspetti della cultura e del dialogo, affermando il rispetto reciproco. È tempo di creare una coscienza aperta, solidaristica, anche attraverso momenti di riflessione, preghiera e testimonianza”.