Il 60,2% dei giovani intervistati dall’inchiesta Jóvenes 2000 su religiosità e gioventù in Spagna della Fondazione Santa María dichiara che “la Chiesa cattolica aiuta i poveri e gli oppressi”, mentre l’86,4% pensa che “la Chiesa cattolica vive attaccata al passato”. Un panorama abbastanza preoccupante riguardo alla religiosità giovanile: lo studio rivela infatti un allontanamento dei giovani dall’istituzione ecclesiastica. Le pagine del l’inchiesta hanno fatto nascere in Spagna una polemica sul grado di partecipazione dei giovani alla Chiesa. Il 12,3% dichiara di assistere alla messa domenicale e il 10% crede che la Chiesa offra idee e valori per orientarsi nella vita. Solo il 2,8 % pensa di essere “un cattolico per bene”. Lo studio rivela un “silenzio religioso globale” rotto solo dalle visite del Papa o da alcuni scandali. “Il clima spirituale è scarsamente stimolante, e favorisce la proliferazione di indifferenza religiosa”, avverte l’inchiesta. Dallo studio emerge che “la famiglia compie sempre di meno la sua funzione di trasmissione dei valori religiosi, anche se l’influsso dei genitori è più decisivo di quello degli amici”. Critiche allo studio sono arrivate dall’Istituto di Scienze Sociologiche di Valencia. Il direttore, Vicente Sastre, pensa che “un’analisi della realtà religiosa giovanile in Spagna merita più professionalità”. Gli autori dell’inchiesta replicano dicendosi ottimisti riguardo alla religiosità delle nuove generazioni di spagnoli: “Vi è una presenza di una minoranza giovanile cattolica, seria e impegnata”. A loro avviso “i giovani hanno un’immagine piuttosto positiva dei preti, religiosi e religiose”. I ricercatori invitano a guardare al futuro come “opportunità” e “sfida per cercare nuove strade”. Su questa linea è il responsabile della pastorale giovanile della Conferenza episcopale spagnola, Víctor Cortizo: “I giovani sono molto coerenti con la loro fede, e si sentono parte della Chiesa non a causa dei genitori ma per scelta”.