europa e terra santa" "

Un ‘ponte’ di pace” “

La storia di un ospedale pediatrico a Betlemme finanziato dalle Chiese europee” “” “

Si chiama Caritas Baby Hospital ed è l’unico ospedale pediatrico specializzato in tutta la zona araba intorno a Betlemme. Fu fondato nel 1952 quando un religioso svizzero, Ernst Schnydrig , a Betlemme per il Natale, vide un padre seppellire, poco fuori un campo profughi, il suo figlioletto morto di stenti. Affittò, allora due locali con 14 posti letto, e in diverse tappe consecutive, quella che era in origine una stazione di cura improvvisata, si estese sempre più ed a poco a poco fu trasferita in costruzioni di fortuna con 50 posti letto, fino a quando il 26 aprile del 1978 venne inaugurato un vero e proprio ospedale con 72 letti. Finanziato dalla solidarietà di molti fedeli e chiese europee, tra cui Svizzera, Germania, Italia e Spagna, oggi il baby hospital, noto anche come “Aiuto bambini Betlemme”, è una delle strutture sanitarie più all’avanguardia della regione betlemita e non, con 21mila bambini visitati ogni anno, in moltissimi casi gratuitamente. Solo chi può paga una piccola cifra per il servizio. “Anche se la cura dei bambini e l’aiuto alle madri ci premevano particolarmente – sono parole di padre Schnydrig – avevamo una seconda preoccupazione non meno importante: con la sua imparzialità il nostro lavoro doveva essere un ponte per la pace in questa Terra Santa tanto tormentata da litigi religiosi”. Il Sir lo ha visitato. “Senza chiedere né razza né religione”. “In uno scritto di padre Schnydrig, murato nella pietra di posa dell’ospedale – racconta suor Ileana, religiosa francescana elisabettiana di Padova che con altre consorelle lavora nell’ospedale dal 1975 – si legge ‘abbiamo aiutato i poveri nel migliore dei modi senza mai chiedere la razza o la religione’. Ed è quello che facciamo tutti i giorni: l’ospedale è aperto sette giorni alla settimana per chi necessita consultare un medico o ha bisogno di una medicazione. Con le 200 persone – per la maggior parte arabi locali, cristiani e musulmani – che vi lavorano l’ospedale è diventato parte integrante dell’assistenza medica per la popolazione bisognosa della regione di Betlemme. Al personale locale si aggiungono alcuni specialisti europei. Tra il 1996 ed il 2000 il baby hospital è stato tutto ristrutturato ed oggi ha 82 posti letto. Fino a dieci anni fa i letti potevano arrivare anche a 100. I bambini che arrivavano qui erano denutriti e bisognosi di cure molto lunghe”. “Con il passare del tempo e con una campagna di vaccinazioni e controlli accurati i bambini hanno cominciato ad avere bisogno di cure più brevi evitando loro lunghe degenze. I bambini visitati, per la maggior parte provengono da Betlemme, Hebron, Ramallah e Gerusalemme Est”. “una grave situazione”. “Dal 2002 – spiega suor Silvia, impegnata nell’assistenza sanitaria all’esterno dell’ospedale – viviamo in una condizione di guerra continua. Il check point militare israeliano molto spesso non consente il passaggio a coloro che hanno una visita in ospedale e qualche volta bloccano persino le ambulanze. Questo impedisce di intervenire con regolarità su patologie gravi. Le più diffuse sono quelle legate all’apparato respiratorio in inverno e gastrointestinale in estate. Ma registriamo numerosi parti prematuri a causa di gravidanze ravvicinate – un dato che dimostra lo scarso rispetto verso la donna all’interno dei piccoli villaggi musulmani – ma anche di stress, ansia e paura a causa del conflitto e degli scontri giornalieri. Abbiamo anche casi di sindrome di Down, microcefali, varie malattie genetiche, fibrosi cistiche, malformazioni cardiache inoperabili e ipotiroidismo. Un alta percentuale di bambini anormali è dovuta in particolare alla stretta consanguineità dei matrimoni. I cristiani ora non si sposano più nell’ambito della stessa famiglia, ma per i musulmani resta una consuetudine. È in uso la poligamia, così se nelle famiglie cristiane si hanno dai tre ai cinque figli nelle musulmane si contano fino a 10-15 gravidanze. Diversa è la situazione per le donne di Betlemme, di Beit Sahour e Beit Jala che vivono in una condizione migliore, direi più integrata”. “Una missione importante”. “Una missione importante del Baby Hospital – dichiara suor Erika, tedesca, e attuale superiora delle suore in servizio in ospedale – è quella di istruire le madri con corsi di preparazione nei villaggi della regione di Betlemme. Così prepariamo meglio le donne e le ragazze al loro ruolo di madre e di sposa, mostrando come nutrire, assistere e curare i loro bimbi. Sin dal 1980 i nostri medici, infermiere ed assistenti sociali si recano regolarmente a visitare alcuni villaggi, soprattutto quelli isolati, e dove gli abitanti vivono ancora in gravi condizioni di povertà. Ed è soprattutto da questi villaggi che vengono i bambini più bisognosi. Le madri, spesso sono ragazze al di sotto dei 18 anni, a cui si è dato un marito secondo le tradizioni locali e che non hanno la più pallida idea della puericoltura”. Così facendo l’ospedale “diventa luogo di umanità verso il prossimo. Qui madri e bambini sofferenti e persone che vivono ai margini della società trovano aiuto e cure. Il Caritas Baby Hospital è la dimostrazione che i cristiani possono diventare dei ponti di pace”.