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Al Consiglio d’Europa pensieri” ” e progetti di 400 ragazzi ” “di 45 Paesi ” “
Un’Europa intesa soprattutto come un “cantiere”: molto è stato fatto, ma altrettanto resta da costruire. Con questo spirito quattrocento giovani sono giunti a Strasburgo, nella sede del Consiglio d’Europa (CdE), dai 45 Stati che oggi aderiscono alla prima istituzione continentale, battezzata nel 1949 quando la Cee non era che un sogno di pochi visionari. Tedeschi, francesi, studenti di Tallin e di San Marino, volontari catalani e italiani, aspiranti sindacalisti belgi e russi, cui si sono aggiunte decine di presenze dagli altri continenti, esperti del Cde, della Banca mondiale, delle Ong di mezzo mondo. Al centro del dibattito temi come la globalizzazione, i diritti, la lotta contro la povertà, la tutela dell’ambiente, l’istruzione, il rapporto tra le generazioni. GIOVANI E ADULTI SI ALLENANO AL DIALOGO. L’iniziativa, dal titolo “Europa, gioventù e mondializzazione”, prevedeva discussioni plenarie svolte con l’aiuto di studiosi, una serie di lavori di gruppo, momenti di scambio e di festa, che hanno consentito di affrontare, in un clima disteso e amichevole, le principali sfide poste all’umanità dalla nostra epoca, “allenando” i partecipanti (compresi fra i 18 e i 30 anni) al dialogo, a partire dalla propria esperienza e dai rispettivi ideali. Fra gli interventi di rilievo quello del segretario generale del Cde, Walter Schwimmer, del presidente del Comitato consultivo sulla gioventù, Lasse Thue, del sindaco della città alsaziana, Fabienne Keller, del presidente della commissione Cde per la gioventù, Lord Russell Johnston. “La globalizzazione sarà ciò che ne faremo – ha dichiarato Schwimmer in apertura dei lavori -. Il contributo del Consiglio d’Europa può rendere la globalizzazione positiva grazie alla nostra fiducia incontrastata nei diritti dell’uomo, nello stato di diritto e nella democrazia”. Dal canto suo il sindaco Fabienne Keller ha affermato: “Chi ha la fortuna di vivere il sogno europeo in un continente di pace e prosperità, ha la responsabilità di diffondere la pace e la democrazia nel mondo”. UNA VENTATA D’ARIA FRESCA NEL CUORE DELL’EUROPA. All’iniziativa erano rappresentate decine di associazioni impegnate in campo educativo, civile, religioso, sindacale e culturale. Gomito a gomito hanno lavorato e discusso scout, federalisti, vari gruppi nazionali di universitari, Pax Christi, Croce Rossa, sigle attive nel commercio equo, Amsed (Association migration solidarieté et echanges pour le développement), Youth Action for Peace, Etuc (sindacati europei), Helsinki Citizen Assembly, diverse federazioni di partiti europei. Colorati e fantasiosi, socievoli e schietti, vestiti con jeans e magliette con i colori delle squadre di calcio o con seriosi abiti grigi, questi giovani convenuti da ogni angolo del vecchio continente hanno “invaso” pacificamente il Consiglio d’Europa, portando una ventata d’aria fresca, scambiandosi idee e dubbi, denunciando ritardi e contraddizioni del processo di integrazione europeo. Fra gli argomenti trattati hanno prevalso l’educazione alla multiculturalità, lo sviluppo delle nazioni povere, la necessità di investire sull’educazione, la lotta all’Aids, la possibilità di accedere ad un lavoro “che non costringa afferma Maria, spagnola, durante un gruppo di studio – a pensare solo alla carriera e al guadagno”. “DOBBIAMO DIVENTARE MOLTIPLICATORI DI EUROPEISMO”. Unanime il “no” a ogni forma di guerra, terrorismo e violenza, con un’attenzione speciale ai minori e alle donne: “Ancora oggi siamo ovunque discriminate – spiega Paula, ungherese -. La pubblicità usa la donna per vendere, mentre la prostituzione è una nuova forma di schiavitù sotto gli occhi di tutti”. Questi ragazzi non esitano a denunciare i rischi insiti nel Web dopo averne esaltate le potenzialità comunicative; quasi tutti si esprimono in inglese, mostrano grande disponibilità all’ascolto, si raccontano le curiosità dei rispettivi Paesi; molti provengono da gruppi e movimenti religiosi (presenti cattolici, protestanti, ortodossi, musulmani…). Un tema ricorrente è quello del rapporto con i genitori. Ivo, russo di 25 anni in cerca di occupazione, dice senza mezzi termini: “Ci sentiamo addosso eccessive pressioni psicologiche degli adulti sul nostro vivere l’affettività e il sesso. Su questo aspetto della vita rivendichiamo maggiore libertà e fiducia”. Ferdinando, olandese, lancia lo sguardo al dopo-meeting: “Qui a Strasburgo è andato tutto bene. Portiamo a casa tanti suggerimenti e un’esperienza per molti nuova. Ma ora cosa possiamo fare affinché questa Europa non resti in mano ai politici di professione, ai burocrati e ai banchieri? Io credo suggerisce che ciascuno di noi dovrebbe diventare un moltiplicatore di europeismo, creando nel suo Paese momenti di scambio, di studio e di coscienza europea”.