Raccontare per unire” “

Lione: 3ª "Settimana ” “della comunicazione" con giovani giornalisti di otto Paesi” “

Quello del 1° maggio è un allargamento o una riunificazione? E quale deve essere il ruolo dei media cattolici in questa fase di svolta della storia europea? Sono alcuni degli interrogativi emersi dalle prime giornate delle “Settimane europee della comunicazione” (1°- 15 maggio), promosse dall’Università Cattolica di Lione e rivolte a giovani giornalisti e operatori dell’informazione. La terza edizione dell’iniziativa ha per tema “L’Europa ad una svolta della sua storia: sfide politiche, dimensioni culturali e religiose, ruolo dei media” e vede la presenza di 17 persone provenienti da Belgio, Francia, Italia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania a Ungheria. LA VIA DELL’INTEGRAZIONE. “‘Non sarà possibile salvaguardare la pace mondiale senza sforzi creativi all’altezza dei pericoli da affrontare’, aveva affermato Robert Schuman il 9 maggio 1950”, e “in questo momento di ‘Inno alla gioia’, sono molteplici le sfide per il continente. Innanzitutto l’esistenza di ‘due Europe’: la ‘vecchia’ Europa e l’Europa ‘giovane’ che ora convivono” ha esordito FRANCOIS BOURSIER, docente di storia presso l’Università Cattolica di Lione, rivolgendosi ai giovani giornalisti nei giorni scorsi a Strasburgo. L’edizione 2004 delle “Settimane” si snoda, infatti, tra la città francese sede del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa; Lussemburgo, sede della Corte di giustizia; Scy-Chazelles che ospita la tomba di Robert Schuman e il Centro europeo a lui intitolato (Cers), e, infine, Lione. “Sta a noi – ha proseguito Boursier – decidere quale strada intraprendere per continuare il percorso europeo; se quella che privilegia la sfera economica, o se sarà preferibile spingersi verso una sempre più forte integrazione a livello politico, così da garantire una maggiore coesione sociale e, parallelamente, assumere responsabilità più significative sullo scenario mondiale”. “Siamo ad un bivio in cui le alternative sono il ripiegamento su se stessi in un atteggiamento di egoistica neutralità, o l’immersione fino in fondo nella storia, nella nostra storia e in questo momento. Bisogna avere il coraggio di intraprendere questa seconda via” ha concluso Boursier.REALISMO E AUDACIA. Il giornalista ed ex direttore generale dell’informazione presso il Parlamento europeo, PAUL COLLOWALD, ha invitato a “porsi in linea con i Padri fondatori dell’Europa, a coglierne il vero spirito in quel miscuglio di realismo e audacia che è il migliore sentimento per affrontare le sfide attuali”. “C’è ancora molto da costruire – ha detto – ma questo traguardo raggiunto dai dieci nuovi Paesi membri, che è allo stesso tempo un punto di partenza, mostra come sia possibile conseguire dei buoni risultati ed è uno stimolo in più”. Secondo DORIS PACK, presidente della Delegazione per i Paesi dell’Europa del Sud-Est, “per i nostri nuovi vicini, tra i quali i Paesi dei Balcani che guardano a noi con fiducia e speranza, l’Europa è chiamata a svolgere un ruolo più significativo sullo scenario internazionale”, ma “deve intervenire anche a livello interno, trovando in se stessa le proprie risposte, ovvero le radici comuni ai suoi oltre 450 milioni di cittadini”. Per Pack “occorre costruire e cementare una coscienza comune per cui tutti si sentano davvero a casa”. I MEDIA CATTOLICI. In questo ambito, “un ruolo centrale spetta agli operatori della comunicazione – è intervenuto ancora Collowald -. Solo a Bruxelles sono oltre mille i giornalisti accreditati; essi devono accostarsi con onestà, semplicità e sensibilità al loro pubblico e farsi capire, per combattere i due nemici che potrebbero essere di ostacolo al cammino dell’Europa: l’ignoranza e l’indifferenza”. Come devono porsi, allora, i media, ed in particolare i media cattolici? A questo interrogativo risponde GABRIEL M.NISSIM, rappresentante Signis presso il Consiglio d’Europa: “La comunicazione implica, nella sua stessa radice, l’idea di ‘comunione’. Il ruolo dei media cattolici, pertanto, è innanzitutto quello di cementare la comunione tra le persone. Per prima cosa, essi devono assurgere ad intermediari tra la società civile e Cristo, perché oggi è estremamente difficile comprendere la sua figura. La fede va tuttavia spiegata con il linguaggio quotidiano degli uomini e la testimonianza. Occorre poi parlare della difficoltà di vivere, e proporre esempi positivi di persone che l’hanno superata”. L’ultimo passo, ha concluso Nissim, “è la riflessione su quale contributo specifico possono offrire nella realtà attuale i giornalisti cattolici”. Per il relatore “è questo l’interrogativo da porsi, una domanda che resta aperta, sfida anche per gli anni a venire”. Da Lione, Maria Lyra Traversa