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Pensieri di comunità e movimenti cristiani dall’incontro di Stoccarda” “” “
“Un sogno che ha iniziato ad avverarsi”. Così il card. Walter Kasper , presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, ha definito il congresso “Insieme per scoprire e condividere le ricchezze” che dal 6 al 7 maggio ha riunito a Stoccarda 2000 responsabili di 175 movimenti e comunità di tutte le confessioni cristiane (cattoliche, evangeliche, ortodosse e anglicane): movimento dei Focolari, Sant’Egidio, Equipe Notre Dame, Chemin Neuf, Comunità dell’Emmanuel, Cursillos, Rinnovamento nello Spirito, Rinnovamento carismatico. Una due giorni di incontro per conoscersi reciprocamente e lavorare sui temi dell’Europa. I partecipanti sono stati impegnati a seguire 32 forum tematici e tavole rotonde dove si sono potuti scambiare esperienze e opinioni. Diversi i temi del confronto: dall’impegno politico e per la pace al contributo dei cristiani al processo di unificazione europea. L’incontro si è concluso con un momento di festa e preghiera ecumenica al quale hanno partecipato anche 53 vescovi di 6 chiese diverse. “Questo ha detto in quell’occasione il card. Kasper è un momento del tutto speciale per l’ecumenismo”. E il vescovo luterano Christian Krause , presidente della Federazione luterana mondiale, ha aggiunto: “Continuiamo su questa via”. Alla vigilia delle elezioni europee, il Sir ha raccolto alcune opinioni circa il contributo dei cristiani all’Unione. L’Europa non può esserci “senza le Chiese”. Lo ribadisce il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, unendosi ai numerosi appelli che il Santo Padre sta lanciando in merito. Kasper ricorda che i cristiani hanno molto da offrire all’Europa, soprattutto possono contribuire a “dare i valori fondamentali per la convivenza dei popoli. Il futuro dell’Europa deve essere fondato su una cultura della vita, una cultura dell’amore, della giustizia, della pace. E tutto questo appartiene al messaggio cristiano”. Ma tutto ciò chiede ai cristiani di essere uniti. “L’unità delle Chiese spiega Kasper – è un presupposto per una unione che è più di un’unione ecumenica, deve essere una unione dei cuori”. “L’unione dei cristiani aggiunge Kasper – è importante per la credibilità della nostra fede. Non possiamo predicare l’unità e la pace e fare il contrario. Perciò per essere credibili dobbiamo fare tutto il possibile per unirci e speriamo che lo Spirito Santo ci aiuti”. Servono “uomini nuovi”. “La testimonianza dell’amore reciproco tra i cristiani commenta il card. Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga – è fondamentale, perché, così è scritto nel Vangelo, ‘da questo riconosceranno che siete miei discepoli’. L’Europa ha bisogno di persone nuove, di persone capaci di portare i valori con la vita. Oggi si crede ai fatti più che alle parole. Si crede ai testimoni più che ai predicatori. Esistono molti progetti sostenuti dall’Unione europea ma si fa ancora molto poco per formare uomini nuovi. Eppure è l’unico modo per portare in Europa i valori e diffondere l’amore. Si pensa che l’amore lo si trova solo nelle chiese. L’amore invece deve diventare uno stile di vita, una cultura”. La cultura dell’amore è soprattutto una cultura che annuncia “speranza”. “Le persone che non credono in Dio – spiega il card. Vlk hanno paura. I cristiani, invece, pur appartenendo alla storia, guardano al cielo come alla loro meta. E il cielo è rimasto aperto sull’umanità. I cristiani devono allora testimoniare che nessuna lacrima va persa, che anche la morte è una porta sull’eternità e che il Cielo del Risorto è fra noi”. Un popolo europeo esiste già. In dieci mila a Stoccarda per manifestare “insieme per l’Europa”. Questi eventi – commenta mons. Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle conferenze episcopali – dicono all’Europa che “esiste un popolo europeo, una fratellanza costituita dal Vangelo. Questo popolo è già al di là delle frontiere ed è un popolo di tutta l’Europa”. “Siamo – aggiunge mons. Giordano – in un momento in cui l’Europa è chiamata a riscoprire il cristianesimo”. Nessun “privilegio da difendere”, nessun “rischio per la laicità”. “Un cristianesimo fedele al Vangelo spiega mons. Giordano – crea uno spazio aperto alle diversità”. Un’Europa aperta al mondo. Secondo Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, quella cristiana è una testimonianza che parte dall’Europa e non può non dirigersi verso il resto del mondo. “Il nostro continente – ha aggiunto Impagliazzo – non può vivere per se stesso, ripiegato sui suoi problemi, che pure esistono. Il grande Sud, e in particolare l’Africa, bussa alle porte dell’Europa. La presenza di tanti immigrati ne è un segno eloquente. Per questo noi sogniamo che l’Europa si apra ai paesi più poveri del mondo con amore e senso di responsabilità”. Chiara Biagioni inviata Sir a Stoccarda