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Dall’11 al 15 maggio si svolge a Dubrovnik, in Croazia, la Conferenza regionale organizzata da Caritas Europa. Mons. Aldo Giordano , segretario generale del Ccee) è intervenuto nella giornata inaugurale. Un nuovo capitolo della storia d’Europa. Mons. Giordano ha evidenziato l'”interesse particolare” con cui le Chiese seguono il processo di unificazione, “giunto il 1° maggio ad un nuovo e storico culmine”. “Durante questo processo, le Chiese hanno sempre avuto in mente l’Europa ‘intera’. Non vogliono parlare di un allargamento dell’Ue, quanto di un”europeizzazione dell’Europa’”: un'”Europa di tutte le nazioni”. Per mons. Giordano l’allargamento segna la fine della divisione e “l’inizio di un nuovo capitolo: l’Europa che respira con “due polmoni”. I timori espressi dai Paesi dell’est e in particolare dalle Chiese ortodosse vanno presi sul serio: cosa ne sarà della tradizione dell’Est e dei suoi valori se finisce tra le braccia di un Occidente secolarizzato e relativista? L’Occidente non deve imporre la sua cultura: una simile impresa porterebbe al fallimento”. “Le Chiese auspicano un’Europa” che “si rafforza e che pertanto è in grado di mandare avanti in modo migliore lo scambio di doni con le altre regioni del mondo dando il proprio contributo alla giustizia e alla pace”. “L’Europa ha proseguito – ha riportato ferite dalla crisi irachena ed ora deve posizionarsi in modo nuovo nella scena internazionale. Ciò comporta da un lato il fatto che l’asse transatlantico venga ripensato e ricostruito; dall’altro” la necessità di un confronto “con l’Asia, sempre più forte sulla scena geopolitica mondiale”. “Anche la Chiesa in Europa è chiamata a relazioni più intense con le Chiese di altri continenti”. La Chiesa e la Costituzione europea. “Per costruire un’Europa solidale e pacifica”, ha sostenuto mons. Giordano, “è imprescindibile che l’intero ‘edificio’ sia caratterizzato da un’idea, da una visione”. Tre gli aspetti su cui si sofferma in merito alla costituzione europea: “l’Europa e i valori”; “il riconoscimento giuridico dello status e del ruolo delle Chiese” e “le radici cristiane dell’Europa”. Circa i valori menzionati nell’attuale bozza della carta, mons. Giordano ha ammonito: “non basta dare un guscio retorico ai valori”, poiché “in nome dello stesso valore possono essere prese posizioni completamente diverse. Di qui l’importanza dell'”impegno dei cristiani nel settore dei valori e dei diritti umani” perché essi “possono comunicare qualcosa di veramente speciale”. Sulle radici cristiane, mons. Giordano ha constatato che la “discussione sul tema è particolarmente vivace, interessante e anche dolorosa. Perché è così difficile chiamare il cristianesimo con il suo nome?”. Tanti i motivi: “differenze ideologiche del passato; un atteggiamento autoritario di un certo laicismo” mentre “si diffonde la tendenza a ritenere la religione una questione privata”. “Ciò che però mi addolora di più prosegue è constatare in Europa incomprensione e ignoranza sul cristianesimo”. Le questioni e i problemi dell’Europa. Due le questioni principali: “la coesistenza di popoli, culture, etnie, religioni”, ossia “la questione della pace”, e la “questione del senso della vita”, che comprende “la biomedicina, la tutela dell’ambiente”. “Oggi, l’umanità ha un gran bisogno di Dio”. “Il primo contributo che le Chiese possono dare, è donare all’umanità il cristianesimo stesso. Anche in Europa, la Chiesa ritiene suo compito primario trovare vie per un’evangelizzazione di una qualità nuova”. Secondo mons. Giordano, Cristo risorto realizza una “famiglia universale dei fedeli”, la “cattolicità”, ossia l'”universalità del cristianesimo”. Da questo punto di vista, Giordano sottolinea i progressi compiuti nelle relazioni tra Est e Ovest dell’Europa: “è molto importante approfondire questo senso di appartenenza alla famiglia universale del cristianesimo, per poter essere in grado di affrontare le sfide della globalizzazione e della pace”. Ecumenismo e dialogo interreligioso. Mons. Giordano ha messo in evidenza anche gli avanzamenti nel cammino ecumenico, soprattutto mediante la Charta Oecumenica, il documento siglato nel 2001 a Strasburgo da Ccee e Kek: “La Charta è un testo, un processo, e sì, anche un sogno: quello di contribuire a far sì che sopra l’Europa e le sue Chiese si schiuda nuovamente il cielo blu”. “Con la sua grande esperienza, la Chiesa deve riprendere nelle sue mani il dialogo”.