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Tra protezione dei minori ” “e tutela dei sacerdoti… ” “con qualche preoccupazione” “
Una maggiore consapevolezza della possibilità di abusi, una struttura che impedisca che si ripetano gli errori del passato. Con il rapporto Nolan, entrato in vigore nel settembre del 2001, la Chiesa Cattolica di Inghilterra e Galles ha cambiato per sempre il suo approccio ai minori. Oggi in ogni parrocchia, in ogni diocesi e in ogni ordine religioso esiste un laico responsabile per i minori e una unità nazionale, la Copca, ovvero “Catholic office for the protection of children and vulnerable adults”, “Ufficio cattolico per la protezione di bambini e adulti vulnerabili” che monitora il loro lavoro e riferisce ogni anno alla Conferenza episcopale. Abbiamo chiesto a un sacerdote, don Philip Scanlan , al responsabile per la protezione dei bambini della diocesi di Nottingham, John Creedon , e a un portavoce della Conferenza Episcopale, Oliver Wilson , di fare un bilancio sull’applicazione del rapporto a quasi tre anni dalla sua entrata in vigore. Sacerdoti preoccupati? Secondo Don Philip Scanlan, parroco a St. Mary’s, una chiesa cattolica a Loughborough, cittadina di cinquantamila abitanti nel Nord di Inghilterra, “tra i sacerdoti c’è la preoccupazione che, di fronte ad una falsa accusa, la procedura molto veloce che entra in funzione a volte soltanto 24/48 ore dopo – e che comporta la sospensione del sacerdote dal suo ministero, non lascia sufficiente tempo per una prima investigazione delle accuse e delle circostanze. Vorremmo che ci fosse più tempo per investigare le cause. E molti sacerdoti con i quali ho parlato sono preoccupati perché, nel caso di un’accusa falsa nei loro confronti, verrebbero spostati dalla loro parrocchia e la loro reputazione e il loro nome verrebbero danneggiati in modo grave”. “La protezione dei bambini viene prima di tutto e il rapporto Nolan è la migliore soluzione, fino ad oggi, al problema degli abusi”, continua Don Philip, “ma la nostra preoccupazione è che questo sistema pur valido, lasci la porta aperta a false accuse”. Secondo il parroco, infatti, la “cultura della compensazione” ormai molto diffusa anche in Gran Bretagna. “Vi sono persone senza scrupoli spiega – che vedono in una falsa accusa un modo facile di fare soldi. È sufficiente muovere una accusa e sostenerla fino in fondo per avere qualche probabilità di vincere la causa e portare a casa un discreto risarcimento”. Don Philip ammette che, dopo l’entrata in vigore del rapporto Nolan, esercitare il ministero è diventato un pò più difficile: “oggi sarei più prudente nel recarmi nel cortile della scuola qui accanto per incontrare i bambini e se un bambino viene a confessarsi nella casa parrocchiale, nella mia mente c’è sempre la paura di una falsa accusa. Non è la situazione migliore in cui esercitare il ministero, che a volte richiede momenti privati in cui chi si confessa si possa confidare con libertà”. Tutela per i bambini e per i sacerdoti. Meno preoccupato è John Creedon, responsabile della protezione dei bambini per la diocesi di Nottingham. “Credo nel sistema introdotto dal rapporto Nolan”, spiega Creedon, “È importante che l’accusa venga verificata dalla polizia e dai servizi sociali perché la Chiesa per anni non ha capito che cosa fosse l’abuso sessuale e ha cercato di insabbiare le inchieste, nascondendo le accuse e spostando i sacerdoti da una parrocchia all’altra”. Creedon è, tuttavia, d’accordo sul fatto che la Chiesa dovrebbe preoccuparsi di restaurare la reputazione di un sacerdote e di reinserirlo in comunità. “Tuttavia dubito che le probabilità che un sacerdote venga accusato senza motivo sono aumentate dopo il rapporto Nolan”, continua, “Al contrario credo che il nuovo sistema garantisca i sacerdoti oltre che i bambini”. Anche per Oliver Wilson, portavoce della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles “una accusa deve essere verificata e provata”. “Il fatto che un sacerdote venga sospeso non è indice di colpevolezza. Se l’accusa si rivela infondata il sacerdote ritorna ad esercitare il suo ministero”. Secondo Wilson, infine, è improbabile che chi accusa un sacerdote di abuso lo faccia per guadagnare. “I soldi che otterrebbe con una falsa accusa non sarebbero molti”, afferma. “Negli Stati Uniti e in Canada vi è stato un numero enorme di richieste di risarcimenti finanziari che hanno messo in crisi le finanze della Chiesa Cattolica ma non si può dire che la stessa cosa sia capitata qui”.