Il Gruppo di lavoro “Bioetica” della Conferenza dei vescovi svizzeri “saluta con entusiasmo l’obiettivo principale” delle Direttive medico-etiche dell’Accademia delle scienze mediche (Assm) concernenti la “Presa in carica dei pazienti in fin di vita”, ma “si leva con energia contro l’appoggio morale” che l’Assm “vorrebbe dare all’assistenza al suicidio”. È quanto si legge in una nota di mons. Kurt Koch, vescovo di Basilea e responsabile del dicastero “Dottrina/bioetica” della Conferenza episcopale svizzera, e di Urs Kayser, presidente del citato Gruppo di lavoro, diffusa ieri. Sì, dunque, all’obiettivo dell’Assm di “contribuire ad alleviare le sofferenze e offrire ai pazienti le migliori condizioni possibili attraverso le cure palliative”; no al suicidio assistito. “Quali che siano i limiti posti” e “le disposizioni giuridiche si legge nella nota l’assistenza al suicidio non dovrebbe mai ricevere appoggio morale” perché “sopprime la vita di una persona”. “Giustificare un simile atto affermano i vescovi aprirebbe la porta a gravi derive”. “Il medico deve rifiutare di offrire assistenza al suicidio di un paziente in fin di vita”: questa la “formulazione chiara” che i vescovi propongono di inserire nelle “Direttive”, precisando che “non esiste un diritto al suicidio”, né, “di conseguenza, all’assistenza a tale atto”. Su quest’ultimo punto, denunciano i presuli, “il Codice penale svizzero presenta una lacuna che occorre colmare”; è quindi urgente “che l’art.115 sia modificato e reso più preciso al riguardo”. A tale fine, i vescovi auspicano che “le ‘Direttive’, alle quali faranno riferimento le istanze politiche, rinuncino con chiarezza a giustificare l’assistenza al suicidio”.