Il processo di cambiamento le parrocchie bulgare lo stanno vivendo ormai dalla caduta del comunismo o da 14 anni. Prima si riusciva a stento a preparare i fedeli ai sacramenti che, spesso, si amministravano senza preparazione. Come primo passo si è cercato di proporre una pastorale sacramentale stabile a partire dai ragazzi e dai bambini. Un aiuto è venuto dai missionari, visto lo scarso numero dei sacerdoti del Paese. La ricostruzione delle parrocchie in Bulgaria passa anche tramite la ricostruzione degli edifici delle chiese e quelli parrocchiali. Attualmente si stanno costruendo quattro nuove chiese: due a Sofia, una a Kalojanovo, vicino Plovdiv, e una a Pleven nel Nord della Bulgaria. Ora si sta passando alla pastorale formativa a vantaggio di una maggiore conoscenza del Concilio Vaticano II e del Magistero della Chiesa. Sono stati introdotti corsi di lingue e computer, centri giovanili, cori, sale giochi ed altri, nella Bulgaria del Nord sono stati costituiti anche dei consigli parrocchiali. La parrocchia si è aperta alla collaborazione dei laici destinati ad avere un ruolo sempre maggiore. Rimane grande la differenza tra le parrocchie delle grandi città e dei paesi piccoli. Nelle città spesso esiste un’unica parrocchia cattolica che diventa punto di incontro dei cattolici della zona assumendo un’identità. Nei piccoli centri la parrocchia è un punto di aggregazione giovanile. “Oggi le parrocchie sono molto più piene di vita e di gente nelle città – afferma il padre passionista Remo Gambacorta di Malcika, paese della diocesi di Russe -. Notiamo uno spopolamento dei piccoli centri verso le città perché qui non ci sono prospettive per i giovani. I movimenti hanno ancora difficoltà nell’inserirsi, perché nella mentalità della gente riunirsi in organizzazioni richiama i ricordi del comunismo”.