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L’occhio e l’orecchio” “” “

Le parrocchie e la cultura dello sguardo e dell’ascolto” “” “

La parrocchia, che in alcuni Paesi europei conosce molteplici difficoltà, è sempre al centro dell’attenzione delle diverse Chiese del continente. Al tema è stata dedicata anche la 53ª assemblea generale della Conferenza episcopale italiana che si è chiusa il 21 maggio in Vaticano, e in occasione della quale il Sir ha diffuso uno speciale sulle parrocchie in Europa. Sull’argomento presentiamo una nota di PAUL ZULEHNER , docente di teologia pastorale all’Università di Vienna. La parrocchia è una realtà locale, è una Chiesa vicina alla persona e alla famiglia. La vita famigliare della persona deve sempre essere curata in modo attento e adeguato. Nella parrocchia, ad esempio, viene festeggiata la nascita di un figlio, viene celebrato il matrimonio, vengono celebrati i funerali e si sta vicini ai congiunti dei defunti. La parrocchia, quindi, è soprattutto una rete completa di attenzione diaconale, di servizio agli altri nei diversi momenti della vita. In una cultura che distoglie lo sguardo, qui si coltiva una cultura che si volge a guardare. La parrocchia può dire, con le parole di Dio: “Conosco la tua sofferenza” (Es 3,7). Le parrocchie divengono allora “l’occhio della Chiesa” e anche il suo orecchio (centro d’ascolto). Le parrocchie, che con il passare del tempo in molti Paesi hanno formato una fitta rete, mantengono anche per questo tutta la loro importanza e per prime avvertono l’esigenza di rispondere meglio alle diverse attese dell’uomo di oggi. Tuttavia, la vitalità di una comunità parrocchiale è legata alle sue dimensioni e alla partecipazione delle persone. Se vi è un numero sufficiente di parrocchiani, disposti a prestare servizi, e se ve ne sono molti organizzati in gruppi, allora la parrocchia ha buone probabilità di sopravvivere. E ciò anche quando il sacerdote non possa essere più presente a tempo pieno. In ogni caso, nel lungo periodo la parrocchia senza sacerdote stabile non costituisce una buona soluzione perché una comunità di fedeli ha diritto all’eucaristia e alla confessione. Anche se la questione è complessa e non si risolve con qualche aggiustamento, potrebbe accadere che non avendo il vescovo sacerdoti da mettere a disposizione della comunità, egli nomini un gruppo di persone che abbiano specifiche esperienza e sensibilità ecclesiali (in tal senso, si potrebbe parlare di “viri probati”). Questo anche solo per ricordare che senza laici impegnati non può esistere una parrocchia vitale. Ciò vale per tutti i compiti: quelli che ruotano intorno all’amore di Dio (liturgia, annuncio, trasmissione della fede) o quelli incentrati sull’amore per il prossimo (diaconia, formazione, cultura e media…). Le parrocchie da tempo non sono degli “one-man-show”, dei luoghi dove uno solo fa per tutti. In altre parole i sacerdoti non si accollano i compiti dei laici, così come i laici, a loro volta, non si appropriano di compiti presbiterali a causa della carenza di sacerdoti. Finché, con l’aiuto di Dio, avremo energie sufficienti per permetterci di avere le comunità parrocchiali (le diocesi francesi e anche altre hanno purtroppo perso da tempo quest’energia e conoscono ormai solo centri pastorali distribuiti qua e là), queste saranno protagoniste della trasformazione e della crescita della Chiesa nonché della sua testimonianza di carità nel mondo. Le persone che appartengono alla comunità saranno nello stesso tempo suoi membri fedeli e testimoni coraggiosi del Vangelo sul territorio.