Olanda: i vescovi a sostegno delle cure palliative” “

“Autorizzare con una legge che si possa porre fine alla vita su richiesta, non è il modo migliore per aumentare la trasparenza sulle modalità e l’attenzione dei medici verso la fase terminale della vita”. È quanto si legge in una nota diffusa nelle scorse settimane dalla Conferenza episcopale olandese, nella quale i vescovi contestano il recente “Rapporto Marty sull’eutanasia”, documento volto a giustificare la “dolce morte” e il suicidio medicalmente assistito. Mons. Willem Jacobus Ejk, portavoce della Conferenza episcopale per le questioni di etica medica e firmatario della nota, rileva che “dalla legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito nel 2001”, la “distanza tra la legge e la pratica si è approfondita” e denuncia che “in molti casi, sotto l’apparenza di una ‘sedazione terminale’, viene effettuata un’autentica eutanasia” attraverso “la somministrazione di dosi crescenti di antidolorifici e sedativi che sopprimono la coscienza del malato e possono accelerarne il decesso”. Una pratica diffusa e che, secondo il presidente del Collegio dei procuratori generali, De Wijkerslooth, “dovrebbe essere regolamentata dalla legge e sottoposta all’obbligo di dichiarazione applicato ai casi di eutanasia”. Per Ejk occorre “migliorare le cure palliative”, introdotte “nei Paesi Bassi solo alla fine degli anni ’90, attraverso le quali i malati possono evitare le gravi sofferenze che li spingono a chiedere l’eutanasia”. Ammissibile “la sedazione terminale, a condizione che il dosaggio si limiti a sopprimere la coscienza e non vada oltre”. “L’eutanasia è incompatibile con il valore fondamentale della vita umana e con il dovere, altrettanto fondamentale, della cura” conclude la nota dei vescovi.