unione europea" "

Doppia cittadinanza?” “

Dopo Maastricht siamo diventati cittadini dei rispettivi Stati membri e cittadini europei” “” “

“Un parlamentare francese ha fatto del ‘no alla Turchia’ il suo slogan elettorale, il che può essere interpretato come una definizione dell’identità europea basata sull’esclusione, una definizione in negativo. Come dare, invece, una definizione di identità europea in positivo?”. FRANCOIS BOURSIER , docente di storia all’Università cattolica di Lione (Ucl), ha così introdotto la tavola rotonda sul tema “La questione dell’identità europea”, svoltasi l’11 maggio presso l’Ucl. “Dagli anni ’50 – ha proseguito – l’Europa ha conosciuto un’evoluzione di cui il trattato di Maastricht ha costituito l’autentico punto di rottura. Sulla sua base siamo infatti diventati, oltre che cittadini dei rispettivi Stati membri, cittadini europei. Come articolare questi due piani? Quale è la nostra eredità e quali saranno le nostre frontiere?”. Presentiamo alcuni spunti di riflessione emersi dal dibattito. LA PAZIENZA E LA MEMORIA. “Nella costruzione e rappresentazione dell’identità contano innanzi tutto la terra, come realtà concreta e, al tempo stesso, simbolica, e l’attività economica svolta; in secondo luogo i costumi, la cultura, la religione e la memoria. Il pensiero occidentale ha ereditato dal pensiero greco e da quello biblico il fatto di assegnare a ciascuno una ed una sola identità. Dall’importanza attribuita dai diritti romano e germanico alla dimensione sociale ed alle relazioni contrattuali, ha ereditato invece il peso che nella definizione e nel riconoscimento di tale identità riveste l’altro: ‘io sono io perché come tale sono riconosciuto da te’. Occorre dunque partire da questa constatazione per costruire in Europa un’identità ‘polisemica’ che tenga conto sia delle specificità linguistiche e storico-culturali, sia delle comuni linee di fondo. Il secondo passo è: come coniugare i due piani? La risposta è nella creazione di una ‘filosofia della ri-conoscenza di sé e dell’altro’. Occorre quindi conservare sia l’identità singola, sia quella europea, riscoprendo il senso letterale e più alto del ‘compromesso’ e lavorare nella duplice dimensione del tempo. Il passato, e quindi l’importanza della memoria; il futuro, da cui il valore della pazienza”. ( BRUNO-MARIE DUFFE, direttore dell’Istituto dei diritti dell’uomo (Idhl) dell’Università Cattolica di Lione). IL “PLURALISMO ECUMENICO”. “Non si può affrontare il tema dell’ ‘identità’ senza considerare in via preliminare il concetto di ‘patria’. Se ripenso alla mia prima ‘piccola patria’ mi viene in mente un grande giardino con nidi di cicogne, il calmo paesaggio intorno a Varsavia. In seguito, cominciando a viaggiare, ho iniziato a percepire come mia patria anche le montagne circostanti, la Svizzera, El Salvador, tutti i Paesi che mi hanno affascinato e che ho sentito come casa mia. È in questo pluralismo, inteso come valorizzazione della ricchezza e della diversità culturale, il segreto dell’Europa; anzi nel ‘pluralismo ecumenico’, come ebbe a dire un antico capo di Stato tedesco, Richard Von Weizsaecker. ‘Ecumenico’ nel senso di ricerca di una base comune di valori, senza la quale nessuna società può sopravvivere. È al ‘pluralismo ecumenico’ che dobbiamo mirare, anche attraverso il dialogo tra le religioni cristiana, ebraica e musulmana, che devono essere approfondite e purificate da interferenze ed interpretazioni distorte. Un valido esempio dello spirito che dovrebbe animare la costruzione dell’identità europea è fornito dalla “Dichiarazione dei cristiani, degli ebrei e dei musulmani d’Europa” firmata a Cracovia il 29 maggio 2003. Il nostro compito di europei è allora quello di costruire una ‘patria spirituale’, o meglio una moltitudine di patrie spirituali, le cui fondamenta devono però essere comuni; una patria ricca e composita, ma tuttavia omogenea.” ( STEFAN WILKANOWICZ, presidente della Fondazione per la cultura cristiana (Znak) di Cracovia) TRA ORIENTE E OCCIDENTE. “Io sono nato in Saar, la regione pomo della discordia franco/tedesca. Mia nonna, nata nel 1900, nel corso della sua vita ha cambiato cinque volte nazionalità, pur non muovendosi mai dal suo villaggio. Nel nostro Paese è difficile affrontare il problema dell’identità, a cui sono legati ricordi estremamente dolorosi. La costituzione tedesca è fondata sulla razionalità; io propongo di costruire un’identità europea a partire dal patriottismo della costituzione, da una razionalità che non si traduca però in quell’aridità o in quel deficit di democraticità e trasparenza che tanto si rimprovera all’Europa. In questo gioca un ruolo di grande importanza la religione cristiana, che fornisce al continente l’impronta spirituale orientandolo verso la pace, la libertà e la giustizia. L’attuale dibattito sull’eventuale ingresso della Turchia nella Ue dimostra che l’Europa è più di un semplice mercato. La Turchia simboleggia il difficile rapporto tra oriente ed occidente e, nello stesso tempo, richiama la necessità di allontanarsi dal bipolarismo e procedere verso un efficace pluralismo interculturale”. ( CRISTOPH BRAB, rappresentante del Comitato centrale dei cattolici tedeschi – Zdk). da Lione, Maria Lyra Traversa———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1299 N.ro relativo : 39 Data pubblicazione : 26/05/2004