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L’impegno era stato chiaro ed esplicito: giungere al summit estivo con un testo condiviso per varare la futura Costituzione. I capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles il 25 e 26 marzo scorso avevano mostrato la volontà di accelerare le trattative in corso, limando la bozza di Trattato emersa dalla Convenzione, così da raggiungere quell’accordo sfuggito al termine della Conferenza intergovernativa (Cig), nel dicembre 2003. L’appuntamento con il Consiglio europeo del 17 e 18 giugno a Bruxelles è alle porte.“Radici cristiane” nel preambolo, Cowen non si arrende. A maggio i ministri si sono incontrati due volte, guidati dalla presidenza di turno irlandese: lunedì 24 maggio si sono raccolti commenti favorevoli, benché permangano alcuni nodi da sciogliere: fra di essi la questione del voto a maggioranza (sulla quale si era arenata la Costituzione a dicembre, sotto presidenza italiana), il numero di europarlamentari per Paese, il testo dell’eventuale preambolo, nel quale otto Paesi, fra cui Italia e Polonia, chiedono l’inserimento delle radici cristiane del continente. A questo proposito BRIAN COWEN, ministro degli Esteri dell’Irlanda, ha affermato: “Abbiamo chiesto agli Stati membri se sia possibile aggiungere un riferimento al fatto che i valori della tradizione cristiana fanno parte della nostra cultura e della nostra eredità. Non si intende minare il principio dello Stato laico, caro a tutti i nostri Paesi; vogliamo un preambolo in cui tutti si possano identificare”. Uguale la posizione di ELMAR BROK, tedesco, deputato europeo che segue i lavori per conto del Parlamento: “Si tratta di un fatto storico e nessuno ha mai pensato che il riferimento al cristianesimo possa ferire qualcuno”. Voci favorevoli dentro e fuori l’Unione. Su questo punto si stanno moltiplicando le pressioni provenienti dalla società civile e dal mondo della cultura: numerosi i pronunciamenti da parte delle comunità religiose presenti nei 25 Paesi Ue. Un auspicio in tal senso si deve registrare anche al di fuori dell’Unione: il patriarca di Mosca ALESSIO II, massima autorità ortodossa russa, incontrando in settimana il presidente della Camera (uno dei due rami del Parlamento italiano) PIER FERDINANDO CASINI, ha sottolineato l’importanza di un riconoscimento “del patrimonio religioso comune del Vecchio continente”. Casini ha dichiarato: “Il Patriarca ha fatto un richiamo esplicito a questo tema e condivide l’iniziativa di quei governi che hanno chiesto un richiamo all’identità cristiana nella Costituzione europea”. Sulle discussioni avvenute il 24 maggio in sede di Consiglio, Cowen ha aggiunto: “Abbiamo avuto un incontro positivo e ho l’impressione che stiamo facendo grandi passi avanti”. Riguardo il sistema di voto (quorum da raggiungere in seno al Consiglio per assumere una decisione nelle materie in cui non è richiesta l’unanimità), ha detto: “Tutti vogliamo un processo decisionale più efficiente ed efficace, ma ci sono alcuni aspetti che stiamo ancora esaminando”. Tra le ipotesi che emergono, sembrerebbe prevalere la doppia maggioranza: 50% degli Stati, 60% della popolazione. Secondo l’altro eurodeputato presente alle trattative, il tedesco KLAUS HAENSCH, "una maggioranza dei due terzi della popolazione (a suo tempo ventilata ndr.) renderebbe le decisioni più difficili". “Magna Charta”: ottimisti e pessimisti. Lo stesso Haensch non ha eluso un altro problema sul tavolo dei ministri: ossia la possibilità di procedere, dopo la firma del Trattato, a una ratifica mediante referendum. Si tratterebbe di una scelta positiva per quanto riguarda il coinvolgimento dei cittadini, ma anche rischiosa qualora la maggioranza degli elettori di un Paese decidesse di “bocciare” la Costituzione: “Spetterà ai rispettivi Paesi, al momento di indire il referendum – ha sottolineato Hansch – spiegare che si tratta di decidere se vogliamo restare in Europa oppure no”. Meno ottimista è parso il ministro degli Esteri polacco WLODZIMIERZ CIMOSZEWICZ, rimasto solo a difendere il sistema decisionale stabilito a Nizza, dopo il cambio di politica da parte della Spagna: “Le possibilità di arrivare velocemente a un compromesso sulla Costituzione europea sono piuttosto scarse, ma dipendono dall’iniziativa della presidenza. D’altro canto ha rimarcato Cimoszewicz l’Irlanda sembra essere molto determinata ad arrivare a un compromesso accettabile da tutti”. Senza entrare nel merito delle discussioni in corso a Bruxelles, il titolare del dicastero degli Esteri della Germania, JOSCHKA FISCHER, lascia aperto uno spiraglio per l’intesa entro il semestre capitanato da Dublino: “Vedo una chance di accordo prima della scadenza della presidenza irlandese dell’Unione. I ministri degli Esteri si muovono con questa prospettiva”. Gli fa eco il presidente uscente del Parlamento, l’irlandese PAT COX: “Serve un’intesa entro giugno, ma bisogna evitare compromessi al ribasso”.