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Intervista con il vescovo ” “metropolita della Chiesa ortodossa di Atene e di tutta la Grecia ” “” “

“La democrazia si impara, giorno per giorno. E una grande ‘casa comune’ come l’Unione europea si costruisce con pazienza, affrontando una sfida alla volta, perseguendo obiettivi comuni in spirito di solidarietà”. Mons. ATHANASSIOS CHATZOPOULOS , vescovo metropolita della Chiesa ortodossa di Atene e di tutta la Grecia, è un convinto sostenitore dell’Europa unita. A Bruxelles è delegato arcivescovile per i rapporti con le istituzioni comunitarie. Significativa la sua presenza al pellegrinaggio a Santiago de Compostela promosso nel mese di aprile dalla Comece, Commissione degli episcopati della Comunità europea. Dell’Unione egli esalta lo spirito e le ambizioni, senza nasconderne i limiti. Con Gianni Borsa, inviato del Sir nella capitale belga, fa il punto della situazione dopo l’allargamento dei confini verso Est e il Mediterraneo e alla vigilia del rinnovo del Parlamento e dell’approvazione della Costituzione. Con l’ampliamento dell’Ue a 25 Stati è stata riunita una gran parte dell’Europa sotto la bandiera della pace e dello sviluppo. Eppure la convivenza di tanti popoli così diversi non sarà priva di problemi. In questo senso il 1° maggio cosa rappresenta? “La convivenza pacifica e una mentalità comune si costruiscono attraverso la storia, che ha tempi lunghi. Credo che in Europa si stiano realizzando profondi cambiamenti, non solo politici, che richiedono impegno e responsabilità da parte di tutti. L’Europa unita si edifica nella quotidianità, dobbiamo imparare a stare assieme e a camminare nella stessa direzione: gli interessi nazionali devono aprirsi a più elevate mete comuni… È inoltre necessario percepire il senso di questa unità. Anche noi, in Grecia, abbiamo avvertito per secoli un continente diviso in due, Occidente da una parte, Oriente dall’altra: ma, dopo venticinque anni di appartenenza alla comunità europea e con il recente allargamento, stiamo superando questa sensazione”. Dalle sue parole si deduce che l’integrazione europea non si raggiunge solamente attraverso la politica e tanto meno si può perseguire per la sola via istituzionale. “Esattamente. La democrazia si apprende, deve entrare nella nostra mentalità. Ciò vale per quei Paesi che vantano radici secolari di democrazia, come la Grecia e l’Inghilterra, ma anche per quelle nazioni in cui essa si è consolidata più di recente. Il vero ostacolo da superare può essere ravvisato nelle difficoltà di convivenza con gli ‘altri’. Ecco dunque la priorità, nell’Europa del terzo millennio, di affidarsi al dialogo tra le persone e le genti, di favorire una fiducia reciproca. Dalla collaborazione nascerà una storia condivisa, vero cemento per l’Unione del futuro”. Ma la storia è fatta, al contempo, di idee e di fatti… “Bisogna intraprendere opere comuni, assieme ci si deve impegnare per lo sviluppo economico, per il lavoro, per la giustizia sociale; sul versante internazionale dobbiamo favorire la pace. In Medio Oriente, in Iraq, nel continente africano, l’Ue può portare un contributo tangibile in questa direzione”. Tutto ciò conferma che dopo il 1° maggio occorre guardare avanti… “Dopo questa data, che resterà nella nostra memoria, ci saranno altri inizi, avremo sempre nuove sfide da affrontare; i popoli e i governi dovranno confermare la volontà di procedere assieme, senza scoraggiarsi”. Da più parti si insiste per un riconoscimento storico delle radici cristiane nella Costituzione. Dalle religioni può giungere ancora oggi un contributo originale all’unità europea? “Va detto, anzitutto, che ogni religione tende a definirsi in termini propri: con la sua storia, la sua dottrina, la presenza in mezzo alla gente. Talvolta questi fatti hanno creato conflittualità tra le Chiese e persino tra i popoli. Questo è un ostacolo che deve essere riconosciuto e poi superato, dobbiamo ritrovare una unità primitiva, per poi agire, assieme, a servizio dell’uomo e della società. Anche perché i tempi sono cambiati. Fino a un secolo fa si riteneva importante conoscere a fondo la propria religione, così da marcare le differenze con l”esterno’. Oggi la secolarizzazione ha fatto passi da gigante e la vera sfida alla fede non viene dagli altri credenti, bensì dall’indifferenza religiosa. Anche per queste ragioni i cristiani devono reciprocamente avvicinarsi, così da essere testimoni credibili nell’Europa di oggi”.