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"Europe infos"” ” di maggio dedicato all’allargamento” “” “
Dopo l’adesione dei nuovi Stati, le elezioni di giugno lanceranno “una sfida democratica all’Unione europea”. “La maggioranza dei cittadini è convinta che la pace e la prosperità portate dall’integrazione siano una buona cosa”, eppure “il loro tasso di partecipazione al processo democratico è in costante diminuzione” con “effetti nefasti sulla legittimità delle istituzioni europee”. NOËL TREANOR, segretario generale della Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece) e direttore di “Europe infos”, mensile della Comece e dell’Ufficio cattolico di informazione di iniziativa per l’Europa (Ocipe), insieme al caporedattore JAN KERKHOFS , nell’editoriale del numero di maggio si sofferma sui principali nodi e prospettive dell’Unione allargata. TRA SFIDE E NUOVI ORIZZONTI. “I capi di Stato e di governo dovranno appianare le divergenze, tra l’altro, sulla ripartizione dei poteri in seno all’Unione allargata e su un eventuale riferimento al patrimonio cristiano nel preambolo” osserva Treanor in merito al progetto di trattato costituzionale. “Se vi riusciranno, la Costituzione dovrà passare attraverso un impegnativo processo di ratifica. 8 dei 25 Paesi hanno annunciato dei referendum. La Costituzione è un testo lungo e complesso si legge ancora nell’editoriale -; sottoporla ad un semplice ‘sì’ o ‘no’ non è semplice e sono numerose le possibilità di una cattiva interpretazione del testo”. Tuttavia, “è responsabilità di tutti fare sì che i cittadini comprendano il significato di questo documento”. Un’ulteriore sfida è rappresentata dalla prospettiva dei futuri allargamenti a Bulgaria, Romania e Croazia, ma anche dalla decisione che “l’Unione dovrà assumere entro la fine dell’anno di avviare o meno i negoziati di adesione con la Turchia”. E ancora, “i nostri vicini orientali”, ovvero “che tipo di relazioni con l’Unione europea possono aspettarsi Bielorussia, Moldavia, Russia e Ucraina”. Per Treanor e Kerkhofs sono inoltre “fondamentali per l’identità e la missione della Ue le questioni dei rapporti con le altre regioni del mondo, in particolare Africa e Stati Uniti”. PARLAMENTARI DI QUALITà. Circa 350 milioni di persone sono chiamati a votare alle elezioni che si terranno dal 10 al 13 giugno, “ma troppo pochi andranno alle urne”. Ne è convinto JOHN COUGHLAN, dell’ufficio stampa Comece, che ricorda come il tasso di partecipazione del 63% alle prime elezioni parlamentari a suffragio diretto nel 1979 sia sceso progressivamente fino a toccare il 49% nelle ultime del 1999. Per il giornalista gli elettori sono consapevoli che per risolvere i principali problemi di ogni Stato membro, “i parlamentari europei eletti non potranno fare nulla”. Ulteriore motivo di disaffezione “la recente adozione di risoluzioni come quella sui diritti sessuali, le donne e il fondamentalismo” che “non ha dato l’impressione di una legislatura responsabile”. Tuttavia, afferma Coughlan, “se i gruppi politici non giocano i ruoli decisivi delle assemblee parlamentari nazionali, gli individui contano molto di più”. Su ogni testo legislativo proposto dalla Commissione, il Parlamento deve esprimere il proprio parere con il Consiglio dei ministri. “Un deputato europeo è designato come relatore con il compito di proporre emendamenti, negoziare con le istituzioni e i diversi gruppi di interesse. Cruciale il ruolo giocato dai relatori nell’elaborazione dei recenti testi di legge” e poiché quasi i tre quarti delle nuove leggi dei Paesi dell’Unione vedono la luce a Bruxelles, un eurodeputato appartenente ad una commissione parlamentare potente ha molta più influenza sul nostro quotidiano che un deputato nazionale”. Di qui l’importanza di “eleggere all’Europarlamento persone di qualità. Ma la loro individuazione richiede elettori che si interessino ai candidati e che abbiano intenzione di recarsi alle urne”. I NUOVI STATI MEMBRI. Il voto europeo rappresenta anche “la prima grande sfida” per i nuovi Stati membri. Lo sottolinea ALEKSANDRA HEBNA, rimarcando che a condurre la campagna elettorale nella Repubblica ceca (cui spettano 24 seggi in Parlamento) sono i partiti conservatore e comunista, mentre in Polonia, che dispone di 54 seggi, “appaiono in testa i conservatori e uno schieramento populista agrario sostenuto dalla diffusa convinzione di dovere difendere gli interessi nazionali in Europa”. La Fondazione polacca “Robert Schuman”, informa la giornalista, “ha proposto una campagna volta a incoraggiare la gente a non votare per i politici tradizionali, ma per semplici cittadini o personalità indipendenti”. Nella Repubblica ceca “il 60% degli elettori ha dichiarato di voler sostenere un candidato indipendente; occasione per cambiare l’immagine di un Parlamento” chiamato a “rappresentare 450 milioni di cittadini”. “Non sarà semplice lavorare insieme conclude Hebna -: le sole traduzioni richiederanno 570 diverse combinazioni linguistiche per assicurarsi che tutti capiscano e possano essere capiti”.