ISLAM EUROPEO?" "
Secolarizzazione e pluralismo ” “sono le sfide che attendono” ” l’Islam in Europa” “
Secondo alcune stime si calcola che siano circa 17 milioni i musulmani che vivono oggi nell’Unione europea. Erano 800.000 nel 1950. Non è facile tuttavia fornire cifre esatte, perché la religione islamica non prevede un registro dei fedeli come accade nelle ‘parrocchie’ ed anche perché la maggior parte degli Stati europei rifiuta l’identificazione dei propri cittadini in base all’appartenenza religiosa. Dinanzi a questi numeri è lecito pensare ad un Islam europeo? E quali caratteristiche potrebbe avere? Intanto la crescente islamofobia occidentale alimenta la visione di un Islam radicale e violento. Ne abbiamo parlato con padre Hans Vöcking , del segretariato della Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea, che si occupa dei rapporti con l’Islam che nei giorni scorsi era a Doha, in Qatar, per partecipare alla Conferenza per il dialogo islamo-cristiano promossa dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Si può parlare di un Islam europeo? “Credo sia ancora troppo presto per parlare di un Islam europeo. Bisogna dare ai musulmani tempo e opportunità di svilupparsi nella società e nella cultura del Vecchio Continente. Ma è necessaria anche una riflessione interna all’Europa stessa su quello che potrebbe essere l’Islam del futuro”. Crede che un processo di integrazione sia già in atto? “Possiamo già adesso constatare come le comunità islamiche nazionali si stiano integrando nella realtà europea osservando le relazioni che intercorrono tra la politica e le Chiese. Per il mondo islamico si tratta di capire in che modo inserirsi in questo sistema che evidenzia differenze tra Paese e Paese. Ma non è questa la principale preoccupazione”. E quale sarebbe? “La grande sfida che attende l’Islam, particolarmente in Europa, è quella con la secolarizzazione. Integrarsi in Europa significa fare i conti con società pluraliste, dotate ognuna di una particolare storia politica, filosofica, sociale e religiosa. Di questa storia fanno parte anche i valori ‘positivi’ della Rivoluzione francese e la secolarizzazione. E’ anche con questi che l’Islam deve confrontarsi”. Gli islamici di seconda e terza generazione, i più giovani, mostrano già i segni della secolarizzazione… “Sono quei giovani passati attraverso il sistema scolastico del Paese di accoglienza. Sono ‘permeati’ della nostra cultura secolarizzata. Sono alla ricerca di un Islam ‘vivibile’ in questa società europea. La loro domanda di fondo è: ‘come vivere da musulmano in questa società?’. La loro ricerca sembra andare nella direzione di un Islam spirituale. Ma non si tratta di un fenomeno generalizzato”. Perché? “Perché ci sono anche dei giovani che si rinchiudono nel ghetto di un Islam fermo, fisso, con tratti a volte duri. C’è poi un gruppo orientato verso un Islam militante”. Il dibattito politico, in diversi Paesi europei, sul rapporto laicità-religione, i simboli religiosi… può rallentare il cammino verso un islam spirituale? “Direi piuttosto che pone un’altra sfida all’Islam: capire cosa è essenziale nella pratica religiosa e cosa è superfluo. In altre parole, il velo, di cui molto si parla in Francia, è essenziale nell’esprimere la propria fede o è solo un fattore culturale? Il tema del velo è stato lanciato da movimenti islamisti che vogliono trasformarlo in una rivendicazione politica. Sono tuttavia ottimista sul fatto che si possa arrivare, nel tempo, ad una interpretazione spirituale del Corano, così da diventare guida per orientare i musulmani nelle società pluraliste. E’ un cammino lungo da compiersi in libertà e senza imposizione o influenza alcuna”. Nella nascita di un Islam europeo quanto pesa la frammentazione dei gruppi musulmani? “L’Islam in Europa è in una situazione di diaspora. I vari gruppi stanno cercando di capire come organizzarsi. Pesa il fatto di non avere un’unica guida spirituale ed un’unica struttura. Pesa nelle relazioni politiche con gli Stati, pesa nel riconoscimento in seno alla società. Si tratta di un processo lungo che avrà un esito positivo. Anche per le chiese cristiane è stato così”. a cura di Daniele Rocchi inviato sir a doha, qatar