Irlanda: i vescovi e il referendum” “

“Questo referendum rende sempre più urgente l’adozione di una politica sull’immigrazione che sia globale, equa e trasparente” senza la quale sono a rischio i diritti dei più deboli. E’ il l’avvertimento del Consiglio permanente della Conferenza episcopale irlandese, che ha diffuso nei giorni scorsi una dichiarazione sul referendum di modifica dell’articolo 9 della Costituzione sul diritto delle persone nate nell’isola d’Irlanda alla cittadinanza irlandese e che si terrà nel Paese il prossimo 11 giugno, contestualmente alle elezioni amministrative ed europee. Una questione che per i vescovi “ha serie implicazioni morali, sociali e legali; è importante perciò che i votanti siano pienamente informati sulle conseguenze delle proprie scelte”. “Occorre innanzitutto assicurare che chiunque si trovi in Irlanda, bambino o adulto, cittadino o no, goda di piena protezione dei suoi diritti fondamentali, senza discriminazione legata alle origini o alla razza – si legge nella dichiarazione -. Questo deve essere il chiaro marchio del futuro quadro costituzionale e legale. Ogni voto espresso con l’intenzione di indebolire o negare tale principio sarebbe moralmente riprovevole”. “La Costituzione definisce l’ethos fondamentale dello Stato. Cambiare la Costituzione – rimarcano i presuli – è sempre una questione molto seria”; di qui l’incoraggiamento “ad esercitare questo diritto e dovere democratico sia prendendo parte attivamente e responsabilmente al dibattito, sia attraverso il voto”. Molti nel Paese ritengono necessario “offrire maggiore ospitalità e sicurezza alla gente di diverse nazionalità e culture che approda alle nostre coste – osservano ancora i vescovi -. Per questi lasciare invariato il dettato costituzionale in materia sarebbe un segno importante in questa direzione”. Altri, “pur auspicando una maggiore accoglienza agli immigrati, sentono che la via migliore è quella di una prudente regolamentazione dell’immigrazione e della cittadinanza attraverso norme e una legislazione appropriate, in accordo con il diritto internazionale” al fine di evitare “lo sfruttamento o il traffico di persone”. Il referendum, concludono i vescovi, “costituisce un’importante sfida per l’Irlanda” perché senza un’adeguata “politica sull’immigrazione si corre il rischio che vengano minati i diritti dei rifugiati e l’importante istituto giuridico dell’asilo”.