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Nel primo trimestre 2004 ” “diminuzione delle domande d’asilo” “” “
“Nell’intera Europa, il numero dei nuovi richiedenti asilo è diminuito del 18%. Nei 14 paesi dell’Unione europea, il numero è sceso del 15%”. Nel primo trimestre di quest’anno 92.700 richieste di asilo politico sono state presentate nei 29 Paesi europei industrializzati, facendo scendere la percentuale del 16% rispetto al trimestre precedente, quando i richiedenti asilo erano stati 110.600. Sono i dati forniti dall’Unhcr, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che denuncia una “drastica e progressiva diminuzione, già iniziata nel 2002”. Intanto il prossimo 20 giugno si celebra la Giornata mondiale del rifugiato. Per la prima volta diminuiscono le richieste. “È la prima volta in molti anni informa l’Unhcr – che il numero di richiedenti asilo nei Paesi elencati è sceso sotto la quota 100.000 per trimestre. Solo sette dei 29 Paesi considerati hanno visto una crescita a livello numerico. Non sono disponibili dati per l’Italia. Il Paese che ha ricevuto più richiedenti asilo è stato la Francia con 15.740 domande. Il secondo Paese con il numero più alto di richieste è il Regno Unito, sceso del 20% con 10.590 richieste, seguito dalla Germania, scesa del 12% con 10.170 domande. Tra gli altri Paesi d’asilo, consistenti ribassi sono stati registrati in Svezia (scesa del 25% con 6.242 domande) e l’Austria (scesa del 24% con 5.920). Sostanziali diminuzioni anche in Belgio, Bulgaria, la Repubblica Ceca, Grecia, Norvegia, Polonia e Slovacchia. I gruppi dei richiedenti asilo. I russi la maggior parte dei quali ceceni – rimangono il gruppo con più richiedenti asilo con 7.508 richieste, malgrado anche questa cifra abbia visto una diminuzione del 26% rispetto al trimestre precedente. Gli afgani e gli iracheni i due gruppi con più richiedenti asilo nel 2001 e nel 2002 continuano a diminuire in maniera consistente. In tutto, solo cinque delle prime quaranta nazionalità di richiedenti asilo ha realmente visto un aumento. Il numero degli algerini é aumentato del 30% con 2.626 richieste, gli haitiani sono aumentati del 28% con 1.727 (quasi due terzi di loro sono andati negli Stati Uniti e un terzo in Francia) e gli slovacchi hanno visto il numero aumentare del 109% con 1.052 domande d’asilo (la maggior parte dei quali vanno verso Finlandia, Belgio e Germania). “L’Europa è meno accogliente”. La diminuzione del numero delle richieste “da un lato potrebbe indicare il miglioramento della situazione in Iraq e Afghanistan, ma dall’altro indica soprattutto quanto sia difficile oggi venire in Europa, sia per chi migra per ragioni economiche, sia per motivi politici, a causa delle misure più restrittive dei governi e la chiusura delle frontiere”. È il commento al Sir di John Dardis, direttore regionale per l’Europa del Jesuit refugee service, con sede a Bruxelles. “È vero che tra gli immigrati c’è chi richiede lo status di rifugiato pur non avendone diritto, ma la nostra inquietudine è che a causa di queste misure sarà più difficile per i ‘veri’ rifugiati arrivare in Europa afferma -. È terribile pensare che chi fugge dai propri Paesi a causa della tortura e delle persecuzioni non potrà essere accolto. È assurdo, sia dal punto di vista dei diritti umani, della libertà e della nostra storia di europei. Purtroppo con il terrorismo e il problema della sicurezza il clima è cambiato, oggi l’Europa è meno accogliente, c’è molta sfiducia. Ma è importante che la gente sia messa in condizione di distinguere tra un rifugiato e un terrorista”. Per questo Dardis chiede ai candidati alle elezioni europee “di essere informati sui problemi, perché ci sono troppi stereotipi intorno ad un tema così complesso. Bisogna che i politici si facciano veramente carico della situazione”. E tra i rifugiati a Gaza e in Cisgiordania aumentà la povertà. Sono oggi 4,1 milioni di persone i rifugiati e loro discendenti palestinesi nel mondo. Le prime centinaia di migliaia furono costretti a fuggire in seguito al primo conflitto arabo-israeliano nel 1948. Un terzo di questi rifugiati vivono nei campi in Libano, Siria, Giordania, nella striscia di Gaza e in Cisgiordania. Gli altri due terzi vivono in città e villaggi dei Paesi che li hanno accolti, spesso nelle vicinanze dei campi, che sono diventati dei ghetti urbani, in precarie condizioni sanitarie, alta densità di popolazione e povertà. E proprio in questi giorni (7-8 giugno) si è svolta a Ginevra la conferenza organizzata dal Fondo delle Nazioni Unite per i palestinesi (Unrwa) per incrementare gli aiuti internazionali ai rifugiati palestinesi, già sostenuti con programmi di educazione primaria, cure mediche, servizi sociali e programmi di microfinanza. Secondo i dati Unrwa, dal dicembre 2000 ad oggi sono aumentati i palestinesi della Cisgiordania e di Gaza che ricevono aiuti alimentari (da 130.000 a 1 milione e 100 mila). “Nello stesso periodo dice Peter Hansen, commissario generale dell’Unrwa la percentuale di palestinesi che vivono sotto la soglia della povertà è triplicata, dal 20% al 60%. C’è stato anche un aumento del numero di persone che usufruiscono dei nostri servizi sanitari di base”.