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Oltre i confini” “

I giovani elvetici ” “e l’Unione europea: ” “voci dopo la visita del Papa” “” “

Erano in 70 mila sul prato dell’Almend, vicino Berna, per assistere, domenica 6 giugno, alla messa del Papa. Un numero che ha lasciato stupiti i vari commentatori dei giornali svizzeri. Provenienti da ogni Cantone i giovani si sono raccolti attorno al Papa e insieme a loro anche italiani, polacchi, francesi, tedeschi, spagnoli… Ma come ci sente a vivere in Europa senza farne parte? Abbiamo raccolto alcuni pareri. “La Svizzera è un Paese molto ricco dove c’è un benessere che può portare i giovani ad essere sommersi di cose materiali e a sentire il bisogno di una spiritualità più intensa. Ho fatto altre esperienze di meeting che mi hanno portato a conoscere meglio l’Europa: l’Unione è fondamentale non solo a livello economico ma anche per tutti i valori che devono fare riferimento al cristianesimo”. ( Rudi Palmieri, studente in Scienze della comunicazione, ideatore dell’inno ufficiale dell’incontro). “La cultura nei Cantoni è molto diversa e in concreto non è unitaria; quello che ci tiene insieme sono i profondi valori cristiani, sebbene non tutta la Svizzera sia cattolica. Spero che un giorno saremo uniti. Sicuramente ci saranno degli svantaggi ad entrare nell’Europa unita, ma è brutto sentirsi ed essere considerati un po’ come il ‘paese isolato’; per di più alcuni svizzeri hanno paura che, entrando nell’Unione europea le divisioni tra i Cantoni diventino più forti, poiché già adesso le differenze sono evidenti, soprattutto tra Nord e Sud della Svizzera’. ( Gioia Severoni, studentessa, Lugano) “La Svizzera continui a lodare il Signore con una sola voce, che sia sempre la voce di Cristo, una Svizzera più unita nei suoi valori. Oggi viviamo in un Paese diviso fra chi vorrebbe entrare nell’Europa dei venticinque membri e chi preferisce mantenere la propria identità nazionale. Penso che un incontro sia possibile, ma non nella strada di chi ci dice di essere tutti uguali. C’è bisogno di coraggio per mostrare le differenze e non livellarci, ma spingerci reciprocamente in profondità. Penso che la Svizzera stia facendo dei grandi passi; a volte credo che l’Europa sia troppo chiusa, perché lascia fuori tante parti del mondo, e così anche la Svizzera, pur avendo una lunga tradizione di accoglienza. Da una parte bisogna attendere il momento giusto per fare passi importanti, ma dall’altra occorre anche rischiare e buttarsi nella nostra adesione all’Unione europea’”. ( Francesca Bentoglio, Berna) “C’è stato un grande lavoro di unità e di comunione vissuta da persone di cultura e nazionalità diversa, per mettere a fuoco ciò che è più grande di tutte le differenze: la persona di Cristo. Allo stesso tempo, la condivisione della fede deve considerare anche le altre realtà cristiane ed è per questo che durante l’incontro non sono mancati riferimenti ecumenici. Il saluto del papa ai luterani, la presenza del presidente del Sinodo delle Chiese riformate, Samuel Lutz, hanno aperto i confini del dialogo” ( Cristina Vonzun, responsabile della Pastorale giovanile della diocesi di Lugano) voglia di europa. Monica, maestra, del Cantone francese racconta: “Io e le persone della mia età siamo piuttosto aperte alla possibilità di entrare in Europa; come cittadini svizzeri ci sentiamo un pò tagliati fuori! Nonostante le apparenze, le divisioni tra le diverse confessioni in Svizzera non vengono avvertite troppo, perché in effetti riusciamo a comunicare bene. Il primo incontro nazionale dei giovani cattolici è stato per noi un evento unico, considerato anche il momento culturale e storico; il fatto che il Papa sia venuto fino a Berna ci da forza e vigore per testimoniare l’unità”. Silvia, del quartiere Bümpliz di Berna, evidenzia il desiderio di entrare nell’Unione europea: “dopo l’invito perentorio di Giovanni Paolo II ad alzarsi e camminare per l’unità di tutti, è nata la voglia di condividere questo cammino anche con gli altri giovani europei”. Giuseppe, foggiano di 40 anni, vive e lavora in Svizzera come venditore ambulante, ma nei panni del volontario per le due giornate a Berna, confessa la sua stima per il Papa. “La prima volta l’ho visto alla beatificazione di Padre Pio. In Svizzera mi trovo benissimo, ma parlando di Europa trovo un po’ banale che ne resti fuori. La maggior parte del Paese è cattolico, però toccando l’argomento scatta il ‘tabù’: si ha paura di testimoniare la propria fede all’esterno; bisognerebbe essere più aperti”.