prima pagina" "
Per la prima volta ” “al voto europeo dieci nuovi Paesi ” “
Sono stati Gran Bretagna e Paesi Bassi, i primi due Paesi ad aprire il 10 giugno, la storica tornata elettorale, la prima dopo l’allargamento del 1 maggio scorso, per il rinnovo del Parlamento europeo. Seguiranno a ruota, tra l’11 ed il 13, tutti gli altri. Un appuntamento molto atteso che vede i Dieci nuovi Stati membri, Malta, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, protagonisti della costruzione europea. Tolti Cipro e Malta, tutti gli altri erano Paesi d’oltre cortina, retti da regimi comunisti, dove l’esercizio democratico del voto “eguale, libero e segreto”, non è mai stato consentito. Pubblichiamo una nota di Marian Gavenda , portavoce della Conferenza episcopale slovacca, che, alla vigilia del voto europeo, illustra i pericoli di astensionismo che si registrano in questi nuovi Paesi ma anche dell’impegno delle Chiese per evitarlo con l’invito ad un voto responsabile (a riguardo vedi anche la pagina seguente). Per i 14 posti dei deputati della Slovacchia nel Parlamento europeo concorreranno 188 candidati, presentati da 17 partiti politici. Alcuni di questi hanno messo ai primi posti delle liste elettorali dei politici che coniugano buone qualità professionali a esperienza e capacità politiche, altri, invece, hanno preferito celebrità dal mondo dello sport e della cultura. La campagna elettorale, tuttavia, è mancata nei contenuti e nei programmi, limitata a qualche tema, scarsamente approfondito, o slogan più o meno urlati. Molte parole sono state spese per parlare degli stipendi dei futuri deputati – che per la gente comune sembrano enormi invece che per spiegare il funzionamento del Parlamento europeo e della sua importanza delle decisioni che prenderà. Direi che la principale preoccupazione dei partiti politici è stata quella di convincere i cittadini ad andare a votare. D’altronde i segnali che sono arrivati dai sondaggi pre-elettorali non sono stati incoraggianti: solo il 25% della popolazione stando ai risultati ha dichiarato di partecipare al voto in questo week-end. Stanchezza? Forse. Basti dire che nei mesi scorsi gli slovacchi hanno già votato 3 volte, referendum ed elezioni presidenziali (aprile 2004). Le elezioni sono percepite piuttosto come momento di rivalità tra i singoli partiti politici. È accaduto anche che dei candidati di diversi partiti hanno incontrato i fedeli al termine delle messe e in ambienti frequentati da cristiani. Altri politici, preoccupati anch’essi per la scarsa affluenza alle urne, hanno invitato gli elettori a votare per evitare l’elezione dei rappresentanti della minoranza ungherese, che, a detta loro, avrebbero favorito la politica di Budapest. Proprio per contrastare un’emorragia di voti e un pesante astensionismo, le Chiese, il Consiglio ecumenico delle Chiese e la Conferenza episcopale slovacca, hanno invitato a più riprese i fedeli a votare. I vescovi in una lettera pastorale diffusa in occasione delle elezioni hanno sottolineato la responsabilità morale dei cittadini nel momento del voto, invitandoli a ricordare quei valori di solidarietà, di sussidiarietà, di giustizia e di pace che fanno parte di quel patrimonio e di quell’eredità cristiana, troppo spesso dimenticata dai raggruppamenti politici a Bruxelles. È passato poco più di un mese dall’ingresso della Slovacchia e di altri nove Paesi nell’Unione europea: sembra che la vita continui a correre con i suoi ritmi normali. Restano i problemi di prima, la sanità, la situazione economica e sociale e l’alta corruzione. Nei media si fanno più forti i tentativi di marginalizzare le informazioni sulla vita della Chiesa, di ridurre la presenza dei programmi religiosi. Ma per costruire l’Europa, ci vuole tempo, pazienza, prudenza e coraggio.