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Il vertice dei G8 e la nuova risoluzione Onu sull’Iraq monopolizzano l’attenzione della stampa internazionale. “Iraq, vittoria di Bush all’Onu”, è il titolo di apertura di Le Monde (10/6), in cui si ricorda che “il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha adottato all’unanimità, l’8 giugno, la risoluzione 1546, che organizza il passaggio della sovranità all’Iraq”. “Missione compiuta”, è il commento di Corine Lesnes nell’articolo delle pagine interne: “Alla proposta di una negoziazione magistrale, gli americani hanno ottenuto quello che volevano dal Consiglio di sicurezza, l’avallo della comunità internazionale al governo iracheno che prenderà, al loro posto, le redini del potere dopo il 30 giugno”. La nuova risoluzione è “la nona votata in un anno sull’Iraq. Avrà così poco impatto – si chiede l’autore dell’articolo – come le ultime, adottate all’unanimità senza aver sortito effetti concreti?”. A pubblicare per intero la nuova risoluzione Onu è La Croix (9/6): “Le reticenze espresse in queste ultime settimane dalla Francia, ma anche dalla Russia, dalla Cina, dalla Germania o dall’Algeria, hanno costretto l’amministrazione Bush ed il nuovo governo iracheno a mettere in chiaro nero su bianco le loro relazioni in materia di sicurezza (…). Alla fine, le forze americane resteranno a guardia della sicurezza in Iraq per almeno un anno”. “Bush chiede alla Nato di assumere un ruolo più ampio in Iraq”, è il titolo di apertura dell’ Herald Tribune (10/6), in cui Brian Knowlton fa notare che al vertice di Savannah “il presidente George W. Bush, approfittando di un’ondata di un nuovo sostegno internazionale per la transizione progettata dagli Stati Uniti in Iraq, ha detto che gli sarebbe piaciuto vedere la Nato giocare lì un ruolo più ampio”. “Il miracolo della risoluzione”: si intitola così l’editoriale firmato da Vittorio E. Parsi su Avvenire (10/6), in cui si sottolinea che grazie al nuovo documento Onu “vince il governo provvisorio del nuovo Iraq post Saddam Hussein, che incassa un successo internazionale dopo quello interno, ottenuto con il disarmo di nuove milizie. Perdono i terroristi che si troveranno oggettivamente più isolati sul piano interno, iracheno e su quello internazionale, come sembra indicare anche l’avvenuta liberazione degli ostaggi italiani”. La stampa tedesca si occupa delle celebrazioni del sessantesimo anniversario dello sbarco in Normandia (6 giugno 1944), cui ha partecipato, per la prima volta, un’autorità tedesca, nella persona del cancelliere Schröder. “ Un ricordo con più di un pizzico di nostalgia, perché è legato alla sensazione che qualcosa stia finendo o sia già finito“, scrive Klaus-Dieter Frankenberger sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (3/6). “ Perchè oggi, proprio nel momento della grande atmosfera di riconciliazione, ci si chiede se l’occidente possa ancora essere salvato, se le riserve di interessi, obiettivi e valori comuni di americani ed europei siano ancora tali da poter costituire un legame efficace e solidale anche nel 21° secolo. Non sono solo i pessimisti che al termine dell’esperienza rovinosa del conflitto iracheno vedono una divisione dell’occidente, anzi il suo dissolvimento come entità capace di agire […] Probabilmente, entrambe le parti, gli americani e gli europei organizzati nell’Unione Europea, debbono adeguarsi al fatto che la rivalità e la concorrenza atlantica nel settore dei progetti di ordinamento della politica mondiale non rimarranno in futuro un’eccezione“. Tuttavia, aggiunge, “ questa partnership può funzionare solo se entrambe le parti la serviranno ed investiranno in essa. Altrimenti, l’occidente si estinguerà“. Anche i servizi di copertina del settimanale Der Spiegel sono dedicati a questo tema. “ Nelle spiagge della Normandia potrebbe presentarsi un’occasione favorevole per indurre il presidente Usa a fare delle concessioni nel corso colloqui segreti e per dimostrare agli occhi del mondo una nuova unità“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1304 N.ro relativo : 44 Data pubblicazione : 11/06/04