settimane sociali" "

Risvegliare le coscienze” “” “

I due appuntamenti 2004 ” “in Francia e Italia” “

Un Vangelo “incarnato”, che si misura con le sfide contemporanee. Una fede viva, che non si rinchiude nelle sacrestie, ma cerca di essere “lievito” e “sale” del mondo. È questo lo spirito che accomuna le Settimane sociali di Francia con quelle italiane, i periodici incontri dei cattolici tedeschi, austriaci e polacchi, diverse iniziative promosse da Conferenze episcopali, associazioni e case editrici di molti Paesi europei. In questi giorni prendono quota due grandi appuntamenti, in Francia e in Italia, che intendono anche accompagnare il processo di integrazione continentale. Cristiani e società: un “network” europeo. “Dobbiamo fare della nostra diversità una fonte di arricchimento comune; occorre assumere insieme le responsabilità dell’Unione”: Michel Camdessus presiede dal 2001 le Settimane sociali di Francia che quest’anno compiono cento anni. Per l’occasione sono state promosse quattro “Giornate di scambio e di incontri” che si svolgeranno dal 23 al 26 settembre a Lille sotto il titolo: “L’Europa, una società da inventare”. Un programma fitto di dibattiti, momenti di festa per i più giovani, preghiere ecumeniche guidate dalla comunità di Taizé, il tutto organizzato in collaborazione con le Settimane sociali europee (Iesw), con quelle italiane, con il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (Zdk), con la Pastorale interdiocesana belga, con le edizione cattoliche polacche Znak, con l’Azione cattolica austriaca, con la casa editrice slovacca Luc e diverse altre sigle nazionali. “A partire dall’unità ritrovata nel Vecchio continente – spiega Camdessus nel presentare la quattro-giorni – vogliamo costruire una società europea: in questo compito il cristianesimo, che è alle radici dell’Europa, costituisce anche la prima opportunità. Animati dalla loro fede, i cristiani hanno la vocazione di svegliare le coscienze degli europei anestetizzate dalla paura di perdere qualcosa, dall’individualismo”. I cento anni delle “Settimane” francesi. L’ex presidente del Fondo monetario internazionale aggiunge: “Grandi cantieri attendono lo sguardo della fede: la famiglia, la pace, la libertà di coscienza, la partecipazione alla vita pubblica, lo sviluppo sostenibile, la povertà e l’apertura dell’Europa al mondo”. Le Giornate di Lille avranno dunque dei momenti assembleari e sei forum su temi specifici: tra i relatori saranno presenti lo storico francese René Remond, il presidente della Commissione Romano Prodi, il presidente della Fondazione Schuman di Varsavia Roza Thun, l’arcivescovo di Lille Gérard Defois, il presidente della Federazione delle famiglie austriache Johannes Fenz, l’economista belga François Marthou e numerosi altri. È prevista la proiezione di un messaggio del Papa ai partecipanti. Gli organizzatori spiegano che questo rendez-vous rappresenta “una festa delle Settimane sociali francesi per il loro secolo di vita”. Create nel 1904 da un imprenditore lionese e da un insegnante di Lille, esse “hanno costituito un luogo di incontro, di riflessione e di scambi alla luce del Vangelo, sulle grandi questioni della società”. Itineranti, realizzate con lo stile delle “università popolari”, ogni anno le Settimane francesi raccolgono oltre duemila partecipanti. Negli ultimi anni i temi affrontati sono stati: “Lavorare e vivere” (2000), “Biologia, medicina e società” (2001), “La violenza” (2002), “Il denaro” (2003). Italia: nuovi scenari per la democrazia. Anche in Italia è a buon punto la macchina organizzativa della 44ª Settimana sociale, in programma a Bologna dal 7 al 10 ottobre, sul tema “Democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri”. In questo caso la tradizione degli incontri risale al 1907. Mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo, presiede il Comitato organizzativo. “Le Settimane sociali – spiega – sono uno strumento sorto all’inizio del secolo scorso per promuovere l’elaborazione culturale dei cattolici su temi di rilevanza pubblica. Loro ispirazione costante è stata la dottrina sociale della Chiesa, con i suoi principi di fondo da incarnare nella diversità dei contesti. Ne è nata una lunga e feconda tradizione che ha visto i cattolici porre attenzione e farsi carico della trasformazione della società, dei processi in atto, del significato e dei fattori dello sviluppo, di un’etica del bene comune, di un’autentica partecipazione democratica”. All’inizio del terzo millennio “nuovi problemi ci interpellano. Non mancano attese e speranze, ma lo scenario è carico di tensioni e contraddizioni sul piano economico, culturale, politico, tecnologico”. Tra le questioni emergenti “pare particolarmente urgente riflettere – conclude Chiarinelli – su come promuovere e garantire le condizioni della democrazia in un’epoca in cui i processi di globalizzazione sconvolgono i rapporti internazionali e all’interno degli Stati nazionali”.