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Una sintesi urgente” “” “

Europa dopo il voto: l’esigenza ” “di iniziative e personalità ” “che sappiano coniugare interesse nazionale con interesse Ue” “” “

Dei vertici del cosiddetto “triangolo istituzionale” europeo il Parlamento è tradizionalmente quello più debole. Impressione confermata dai risultati della prima elezione della nuova assemblea rappresentativa finalmente di 25 Paesi (per un totale di 732 eurodeputati). Due sono gli argomenti che suffragano questa ipotesi: l’alto astensionismo e la crescente frammentazione politica. Il primo dato evidenzia la più bassa percentuale nella storia ormai venticinquennale dell’assemblea di Strasburgo: 45,5% sul complesso, con il 26,7% nei 10 nuovi membri, che peraltro erano reduci dai referendum confermativi dell’adesione. Seconda considerazione: se è vero che i rapporti di forza tra le grandi “famiglie politiche”, popolari, socialisti, liberal-democratici, sinistra, sono sostanzialmente stati confermati, è anche vero che tutti i gruppi maggiori perdono smalto (e numeri, in termini relativi). Proprio perché in fin dei conti non si è sviluppato un vero e proprio “sistema politico” europeo, dunque un quadro di dialettica politica e di leadership. In assenza di proposte politiche di spessore continentale, a misura di Unione europea dunque le elezioni si sono risolte, com’era largamente prevedibile, in una serie di competizioni locali, i cui risultati, sovente poco significativi per l’esiguità della partecipazione, rispondevano soprattutto a logiche “domestiche”. Paradossalmente allora il dato più significativo dal punto di vista politico-istituzionale è quanto il Parlamento sarà in grado di “contare” di fronte agli appuntamenti più ravvicinati (trattato costituzionale e rinnovo della Commissione). Certo però il problema dell’articolazione di un dibattito politico europeo riguarda (quantomeno) anche gli altri due vertici istituzionali dell’Unione, la Commissione (cioè l'”eurocrazia” come istituzione) e il Consiglio, cioè gli stati – ed i loro leaders – come soggetti. Se è vero infatti che le forze politiche sono ancora lungi dal potersi accreditare di un respiro europeo, non sembrano intravedersi all’orizzonte personalità in grado di esprimere ad un tempo l’interesse nazionale e l’interesse europeo. Ma proprio questa sintesi è il necessario motore dello sviluppo istituzionale – ed ideale – dell’Europa anche del XXI secolo. Di questa sintesi c’è oggi grande bisogno, ma essa non nasce dal nulla. Non può fare a meno del preciso riferimento a valori, ideali, testimonianze esemplari. L’Unione non sarà un super-stato: deve essere uno spazio istituzionale inedito nelle sue articolazioni, ma efficace nei suoi risultati di sviluppo civile, umano e democratico. In questo senso i grandi valori della democrazia – e più ampiamente della civiltà europea nella sua innegabile origine ed ispirazione cristiana, che ancora attende nel trattato costituzionale quella sanzione di cui è sempre più evidente l’importanza, anche di fronte alle sfide della situazione internazionale – non possono essere dati per presupposti o per scontati. Non possono rinviare semplicemente ad una accezione la più depotenziata ed edulcorata possibile, minimo comune denominatore di asettiche ipotesi di governabilità. Si attendono iniziative efficaci e significative, già con l’imminente organizzazione dei gruppi parlamentari e l’elezione del presidente. Sir