Sono “agenti di innovazione” e la loro esperienza e competenza possono essere cruciali nei processi di cambiamento. Eppure le donne subiscono ancora le conseguenze di un sistema che non garantisce loro parità e sufficiente valorizzazione. Se ne è parlato a Volos, in Grecia, nel corso di una conferenza che si è svolta dall’8 al 13 giugno per iniziativa della Conferenza della Chiese cristiane (Kek), in collaborazione con il Forum ecumenico delle donne cristiane europee (Efecw). All’incontro hanno partecipato 35 donne di 19 Paesi europei. Uno degli scopi della conferenza era delineare lo stato delle donne in Europa nei diversi ambiti del vivere sociale ed ecclesiale. Le partecipanti hanno così potuto condividere storie ed esperienze di vita e lavoro nella società e nelle Chiese dalle quali è emersa una situazione di “iniquità” in termini di lavoro, salario, educazione e cura della famiglia. “In molti Paesi europei si è detto non ci sono ancora leggi che garantiscono stessi diritti tra uomini e donne e ciò che si afferma nella costituzione Ue non è sufficiente”. Parte del dibattito è stato riservato anche alla questione dell’ordinazione femminile che però è stato chiesto dalle donne “non deve diventare un problema per il progresso del dialogo ecumenico”.