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Il tempo della riscoperta” “

Proporre il Vangelo ” “per fronteggiare il disorientamento e la paura davanti al terrorismo” “” “

I Segretari generali delle Conferenze episcopali d’Europa si sono riuniti a Belgrado (10-13 giugno) per l’appuntamento annuale. Al centro dei lavori il tema “Cristianesimo ed Europa”, scandito in 5 momenti: le domande di senso, le questioni politiche; i dibattiti etici; ecumenismo rapporto con la laicità e le altre religioni. Sabato 12 giugno i segretari sono stati accolti dal patriarca Pavle della Chiesa ortodossa della Serbia. “È indispensabile una profonda spiritualità cristiana per avanzare nel processo di riconciliazione tra le Chiese” ha detto il Patriarca. Domenica 13 giugno i partecipanti sono stati ospiti del monastero ortodosso di Kovilj, accolti dal vescovo Irinej di Novi Sad. Uno spirito di vera comunione ha caratterizzato l’incontro, segno dei passi ecumenici realizzati negli ultimi anni tra le chiese in Serbia, dove in questi ultimi anni sono iniziati i lavori di commissioni e progetti comuni. Le porte sono ora aperte per affrontare anche le difficoltà e i pregiudizi che ancora persistono. L’arcivescovo di Belgrado Hocevar spera nella costituzione di un centro ecumenico per questa regione dell’Europa soprattutto per favorire la conoscenza reciproca, il dialogo culturale e la preghiera. Le domande di senso e le risposte del vangelo. “Ci sono segnali indicanti che è l’ora di una nuova riscoperta e proposta del Vangelo per il nostro continente: il dibattito attorno alle radici cristiane dell’Europa, il disorientamento e la paura davanti al terrorismo, la percezione del vuoto di fondamenti, la nuova ricerca di senso e spiritualità, il diffondersi di esperienze religiose ambigue, irrazionali, settarie, alternative…” ha affermato don Aldo Giordano, segretario generale del Ccee. E il cristianesimo in Europa sta ricercando nuove strade per rispondere ai bisogni intimi della società. Lo dimostrano eventi come quelli dei mesi trascorsi: il pellegrinaggio a Santiago di Compostela organizzato dalla Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea (Comece); l’incontro ecumenico dei nuovi movimenti a Stoccarda (l’8 maggio); il pellegrinaggio dei popoli a Mariazell (21-22 maggio); il viaggio di Giovanni Paolo II in Svizzera (5-6 maggio). “Questi elementi testimoniano che esiste in Europa un popolo cristiano oltre ogni barriera e l’Europa può essere contenta di questo!”. La secolarizzazione e il secolarismo. Dal dialogo sono emerse due visioni: c’è chi vede nell’esperienza delle chiese occidentali un parziale fallimento del confronto con la cultura moderna e la secolarizzazione a cui anche la Chiesa si sarebbe adeguata. C’è chi invece vede anche nella secolarizzazione una possibilità di vita per il vangelo e per l’esperienza cristiana. I segretari generali dei Paesi dell’Est Europa hanno espresso ai loro colleghi alcune domande: “Durante il comunismo i cristiani erano emarginati e umiliati: sarà così anche nell’Unione europea?” “La fede è costretta a rimanere fatto privato anche nella nuova Europa?” “I padri fondatori dell’idea di Europa erano cristiani e mentre ora si cerca di far tacere e voci cristiane: perché questo?”. Concordi sono però nell’affermare che “è possibile e necessario un vero scambio di doni: l’Occidente può offrire all’Est la propria esperienza di come si può vivere da cristiani in una società secolarizzata e l’Est può aiutare l’Occidente a ricuperare dei valori perduti”, come si legge nel comunicato stampa conclusivo. La laicità. Un dibattito vivace è stato suscitato dal tema del rapporto tra cristianesimo, laicità e religioni: altro è il laicismo che rifiuta il ruolo della religione, altro è l’autentica laicità che è un modo di rapportarsi tra Stato e Chiesa. Mons. Stanislas Lalanne ha presentato l’esperienza emblematica della Francia, dove “la chiara separazione tra Stato e Chiesa non significa indifferenza tra i due”. La vicenda della legislazione sul velo ha tuttavia mostrato anche i limiti e la debolezza di questo modello di laicità. In una società laica si impone una capacità da parte della Chiesa di ascoltare le domande esistenti e di trovare il linguaggio per offrire una risposta. “Non esiste evangelizzazione senza dialogo… e non dobbiamo solo ascoltare le domande per cui abbiamo le risposte” ha affermato Lalanne citando il defunto cardinale Billé. I rapporti tra Chiesa e istituzioni europee. Il segretario della Comece, mons. Noël Treanor, ha presentato l’esperienza positiva di dialogo e collaborazione tra mondo ecclesiale e politico esistente a Bruxelles e anche in diversi Paesi. “Occorre superare il pregiudizio che le Istituzioni siano contrarie alla Chiesa. Esempio particolarmente significativo è l’articolo 51 della bozza del trattato costituzionale che garantisce temi di fondo come la libertà di religione delle Chiese e comunità e riconosce il loro ruolo e contributo specifico”. Particolarmente promettente è secondo il segretario della Comece il paragrafo che apre ad un dialogo trasparente e regolare tra Istituzioni e Chiese. È emersa l’urgenza come Chiesa di creare una rete tra gli esperti in materia giuridica ed etica che possano interagire e intervenire presso le istituzioni.