CONSIGLIO EUROPEO" "
A Bruxelles non si è approvata” ” solo la Costituzione.” “Chi sarà il successore di Prodi ” “alla Commissione?” “” “
Una carta d’identità per l’Europa a 25. Il lungo applauso dei capi di Stato e di Governo che, nella tarda serata di venerdì 18 giugno, ha salutato l’approvazione della Costituzione al termine del Consiglio europeo convocato a Bruxelles, ha sciolto le tensioni accumulatesi nei due giorni di fitte trattative. Ora il Trattato dovrà essere firmato e quindi ratificato dagli Stati membri, per poi entrare in vigore probabilmente non prima del 2007. Già previsto un summit straordinario a luglio. Durante il summit si è invece registrata l’impossibilità di scegliere il successore di Prodi alla presidenza della Commissione: la decisione sarà assunta con una riunione straordinaria nella prima metà di luglio. Il Consiglio è poi giunto ad altre significative decisioni. Anzitutto l’Ue ha ufficialmente accordato alla Croazia lo status di “Paese candidato” all’adesione; i negoziati dovrebbero prendere avvio nel 2005. Positivo il giudizio dei Venticinque sul percorso di avvicinamento all’Ue per Bulgaria (promozione a pieni voti) e Romania (persistono alcuni problemi istituzionali ed economici). La Turchia ha dal canto suo ottenuto rassicurazioni sull’avvio dei negoziati per l’adesione entro il 2004, ma la data di ingresso non è assolutamente fissata. Fra le altre decisioni operative, è stato varato un piano di azione contro il terrorismo, basato su una maggiore cooperazione fra i sistemi di intelligence dei paesi Ue. “Sicuro passo avanti verso l’integrazione”. Ma è stata la Costituzione a tenere banco prima, durante e dopo il summit. Presentando l’accordo raggiunto, il premier irlandese Bertie Ahern, presidente di turno dell’Ue, ha affermato: “È un grande passo avanti; abbiamo dato il via libera a un testo che varrà per diverse generazioni, in cui sono inscritti i valori e gli obiettivi comunitari. Abbiamo pensato all’uomo della strada, ai cittadini di questa Europa”. Commosso l’italiano Romano Prodi, al suo ultimo vertice nel ruolo di Capo della Commissione: “In questa Costituzione c’è il rispetto delle identità culturali dei singoli Paesi che però cercano di fondersi in una unità superiore. Alla presidenza irlandese va il merito di aver gestito con pazienza e diplomazia le trattative. Esprimo rammarico per la mancata citazione delle radici cristiane; d’altro canto non va trascurata l’importanza dell’articolo 51 del testo, che riconosce il ruolo delle comunità religiose e delle fedi dei nostri popoli e sancisce la necessità di un dialogo costante e strutturato fra l’Ue e le Chiese”. Più che mai sorridente il presidente del Parlamento, l’irlandese Pat Cox: “È un buon compromesso. Il Parlamento, espressione dei cittadini, ne esce rafforzato. Si tratta ora di spiegare il contenuto e la rilevanza della carta a tutti i cittadini dell’Unione”. Unità nella diversità: un motto per i Venticinque. Il corposo Trattato, che riunisce e “riassume” mezzo secolo di disposizioni comunitarie, è di per sé un successo: dopo l’elevata percentuale di astensioni registrata alle elezioni per il parlamento di Strasburgo, occorreva lanciare ai 450 milioni di cittadini Ue un segnale positivo: questa “casa comune” esiste già, funziona nonostante ritardi e difetti, ha crescenti poteri; ma, soprattutto, è essenziale per dar peso ai Paesi membri in un contesto globalizzato. L’Europa delineata nel preambolo della Costituzione è “un continente portatore di civiltà”, fondata sulla dignità della persona, sull’uguaglianza degli esseri umani, sulla libertà, sul rispetto della ragione. Una Unione il cui motto è “unità nella diversità” e che si ispira “alle eredità culturali, religiose e umanistiche” del continente. È mancata, dunque, l’auspicata citazione delle “radici cristiane”: nessun Paese, alla fine, si è assunto la responsabilità di fermare le trattative su questo punto. Costituzione e “cittadinanza europea”. Tra gli aspetti positivi del Trattato emergono: l’estensione dei poteri legislativi del Parlamento; l’aumento delle politiche comunitarie; la creazione della figura del presidente “stabile” del Consiglio europeo (in carica per due anni e mezzo) e del ministro degli Esteri. Restano invece diversi punti deboli: si tratta, infatti, di una carta fortemente “intergovernativa”, che lascia cioè un’infinità di materie rilevanti nelle mani dei singoli governi; il sistema decisionale è complesso e farraginoso; non si sono approfonditi a dovere gli aspetti identitari dell’Unione. Resta poi da compiere tutto il cammino di ratifica che non si può dare per scontato (anche il no di un solo paese può bloccare l’entrata in vigore della Carta), ma soprattutto occorre far sì che questa Costituzione diventi patrimonio condiviso da parte degli stessi cittadini dell’Unione. Senza una cittadinanza consapevole, infatti, l’Unione non decollerà.