Di fronte alle difficoltà ” “non deve mancare l’impegno ” “per il bene comune” “
Soddisfazione per l’approvazione della Carta quale passo inequivocabile verso l’integrazione europea; rincrescimento per la mancata citazione delle radici cristiane; necessità di confermare l’impegno e la testimonianza dei credenti entro il quadro della politica comunitaria. Si muovono in questa direzione le prese di posizione di singoli intellettuali, di associazioni e gruppi di volontariato che, a partire dall’ispirazione cristiana, da anni operano per l’Europa unita. Il ruolo del cristiani per attuare la Costituzione. La Costituzione è “un importante passo per la realizzazione dell’ideale europeo proposto da Adenauer, De Gasperi e Schuman. In questo senso l’accordo deve essere salutato positivamente: si tratta della strada verso l’unità e l’integrazione del continente”. Josep Mirò e Giorgio Salina, rispettivamente presidente e vice presidente della Convenzione dei cristiani per l’Europa, plaudono al risultato raggiunto a Bruxelles dai capi di Stato e di governo, anche se non nascondono le difficoltà sul tappeto: “Non tutto è risolto affermano -. Alcuni aspetti di fatto oggi rinviati dovranno essere ripresi, occorre lavorare per una reale integrazione, ma indubbiamente si tratta di un vero fatto storico, perché può avere in sé la possibilità di segnare la storia dei popoli e delle nazioni”. D’altro canto “il lavoro per l’attuazione della Costituzione comincia ora, e riguarda tutti i cittadini che devono in qualche modo partecipare alla ratifica nei diversi Stati. Tutti i cittadini specifica Mirò -, cristiani compresi, anche se hanno visto ignorate le appassionate e ripetute raccomandazioni del Santo Padre; anche se, con il dichiarato obiettivo della difesa della laicità, hanno visto prevalere un’impostazione laicista che nega l’esplicito riconoscimento della verità, quale quella delle radici cristiane dell’Europa”. Salina aggiunge: “Occorre contrastare la preoccupazione che l’impostazione laicista escluda la cultura cristiana, la visione cristiana dell’uomo e della società, dalla partecipazione, al pari di tutte le altre culture, alla difesa della dignità della persona e quindi della vita, alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, alla libertà d’educazione, alla sussidiarietà”. Tutto ciò proprio nel rispetto della laicità delle istituzioni, “che implica l’equidistanza da tutte le posizioni culturali ed esclude la censura contro una o più di esse; non, dunque, per la salvaguardia dei cristiani, ma di tutti gli uomini di ogni razza, credo e religione”. L’articolo 51 e il contributo specifico delle Chiese. “Io credo si possa essere soddisfatti per l’approvazione del Trattato costituzionale all’indomani delle elezioni del Parlamento e a qualche settimana dall’ingresso di dieci nuovi membri nell’Ue. È vero che questo Trattato non è ancora stato ratificato; ma già si è fatto un passo nella giusta direzione”. Emiel Lamberts, docente di Storia politica e religiosa dell’Europa all’università di Lovanio, personalità di spicco del cattolicesimo belga, aveva a suo tempo insistito sulla opportunità di approvare la Costituzione prima dell’ampliamento dei confini dell’Unione. Nonostante ciò, oggi ne ribadisce il valore: “Questa Carta non è solo l’opera del Consiglio europeo, ma è stata elaborata da una Convenzione, il che le conferisce una base più democratica e solida. Il Trattato integra i diversi ‘pilastri’ decisionali elaborati e costruiti nel passato. Facilita inoltre il processo decisionale nell’Ue, anche se l’architettura istituzionale resta molto complessa”. Secondo Lamberts è significativo il fatto che il testo varato riconosca e tuteli i diritti fondamentali dell’uomo e recepisca “il principio di sussidiarietà, che è anzitutto una elaborazione del cattolicesimo sociale”. Per quanto attiene “il mancato riferimento alle radici giudaico-cristiane e a Dio”, il professore di Lovanio ricorda che le eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa cui si fa riferimento nel preambolo devono essere interpretate come un “riferimento implicito al cristianesimo”. Questa posizione “si può comprendere come una conseguenza della separazione tra Chiesa e Stato, che è riconosciuta nella dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae“. Detto questo, Lamberts sottolinea l’importanza dell’articolo 51 del Trattato, che riconosce l’identità delle Chiese e delle comunità religiose, ne valorizza “lo specifico contributo” verso l’integrazione continentale e sancisce “la necessità di un dialogo aperto, trasparente e regolare tra le istituzioni dell’Unione e le stesse Chiese”.