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Antiochia: quello che spesso divide e ostacola può diventare” ” motivo di festa” “” “” “
Proprio mentre a Roma, attuale sede del successore di Pietro, si svolgeva, il 29 giugno, l’incontro tra il patriarca greco ortodosso Bartolomeo I e Giovanni Paolo II, a ricordo del 40° anniversario dello storico incontro tra Atenagora e Paolo VI, anche ad Antiochia sull’Oronte, in Turchia, si ripeteva, come ormai da tradizione, un segno di unità e fratellanza tra cattolici, ortodossi e musulmani. È in questa città, nel sud della Turchia, dove, subito dopo il martirio di Stefano, si riunì la prima comunità cristiana, con Paolo e Barnaba, intorno al loro primo vescovo Pietro, apostolo, il pescatore di Cafarnao che, prima di andare a Roma, si fermò ad Antiochia qualche anno. Ecco perché il 29 giugno si fa festa e qualche migliaio di persone, cattoliche, ortodosse e musulmane, si ritrovano insieme ad invocare la pace nel mondo, presso quella che si ritiene essere la prima ‘sede’ del successore di Cristo. Giornata intensa ed affascinante soprattutto per la partecipazione di tutte le autorità civili e dei maggiori esponenti religiosi della città, alle cerimonie organizzate dai cattolici, al mattino sul sagrato della chiesa rupestre costruita dai crociati e nel pomeriggio nel giardino della parrocchia cattolica, nel cuore dell’antico quartiere ebraico. A guidare le celebrazioni il Nunzio Apostolico in Turchia, mons. Edmond Farhat, assistito dal vicario apostolico dell’Anatolia, mons. Ruggero Franceschini. Presenti gli ortodossi, guidati dal metropolita Bulos Yaziji, vescovo di Aleppo e rappresentante del patriarca di Antiochia S.B. Ignazio I, con tutti i vari sacerdoti della regione e anche alcuni maroniti di Aleppo con il loro vescovo Joseph Anis Abi Aad. Con loro due pastori protestanti e il capo della comunità locale ebraica. Quello che in tante parti del mondo sembra un miraggio lontano, in questa terra di Paolo e di Pietro si fa realtà, attraverso un incontro annuale desiderato ed atteso, e si può toccare con mano che la tolleranza e la pluralità della fede è possibile e che quello che spesso divide e ostacola, qui diventa motivo di festa. Non a caso Antiochia è candidata all’Unesco per il premio mondiale di “città della pace e della tolleranza”. Tutto ciò non si improvvisa, la volontà di ‘camminare insieme per la pace’ da anni è uno sforzo comune maturato in un clima di rispetto reciproco, e tradotto in gesti apparentemente piccoli ma densi di significato. Così come il gesto del Nunzio che ha fatto attendere in silenzio l’inizio della celebrazione eucaristica ‘per non disturbare il nostro vicino muezzin che richiama alla preghiera dal minareto che si affaccia sulla nostra piccola chiesa’ e poi si è unito a lui ‘nell’invocazione e nella lode dell’unico Dio dell’Amore’. Come il gesto del sindaco che ha partecipato alla nostra festa, portando una grossa e colorata corona di fiori per arricchire la nostra gioia; o il muftì che, con grande spontaneità, ha accompagnato i canti di lode del coro, seguendo il ritmo con il movimento dei piedi. Ma ancor più commovente il forte abbraccio tra il Metropolita e il Nunzio con lo scambio della pace nell’unica e comune lingua madre: l’arabo. Questa è Antiochia, città che non ha mai smesso di essere segno profetico tra le genti e che vuole ancora oggi ripercorrere il solco tracciato dai suoi Padri. Maria Grazia Zambon (Antiochia) Bush incontra i leader religiosi Il presidente americano George W. Bush ha incontrato domenica 27 giugno a Istanbul, alla vigilia del vertice Nato, i leader delle comunità religiose, musulmana, ortodossa, armena, siriaca ed ebrea. Al termine del colloquio, Bush ha elogiato i suoi interlocutori e la Turchia. “Essi ha detto rappresentano il meglio della Turchia che è un Paese laico nella sua politica e forte nella sua fede. Sono onorato di aver incontrato leader così importanti delle differenti confessioni”. Dopo l’incontro, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha rilanciato all’attenzione dei media e dei leader politici della nazione, la questione del seminario di Halki che nonostante i ripetuti appelli della Chiesa ortodossa, è ancora chiuso. Situato nell’isola di Halki, al largo delle coste di Istanbul, questo seminario l’unico ortodosso in tutta la Turchia è stato chiuso nel 1971. Negli anni, il Patriarca Bartolomeo ha implorato più volte al sua apertura e nell’ultimo anno il governo turco ha annunciato la sua intenzione di riaprire la struttura anche per avvicinarsi alle norme europee di democrazia e di rispetto delle libertà individuali. La Turchia ha una popolazione per il 99% di religione musulmana. Nel Paese vivono circa 45 mila armeni, 35 mila ebrei, 20 mila siriaci e 4 mila greci-ortodossi, principalmente a Istanbul.