costituzione europea" "

Non sottovalutiamola” “

Continua il confronto: ” “il Trattato deve essere ” “fatto conoscere ai cittadini ” “

Un passo avanti verso l’integrazione, ma non ancora sufficiente per affrontare le sfide “interne” generate dall’allargamento a 25 e quelle “esterne” provenienti dalla globalizzazione. Prosegue il dibattito sul Trattato costituzionale approvato nel recente vertice di Bruxelles, con diversi accenti sulla questione della “cittadinanza”, sui temi sociali, sulla necessità di far emergere l'”anima” dell’Europa. “BISOGNA FAR CONOSCERE IL TRATTATO AI CITTADINI”. Secondo HEINZ-HERMANN ELTING, tedesco, una lunga carriera nelle istituzioni comuni, oggi vicepresidente dell’Istituto San Benedetto (che sostiene la causa di beatificazione di Robert Schuman, tra i fondatori dell’Europa comunitaria), “questo Trattato rappresenta certamente un segnale positivo per i cittadini, che vi possono intravedere un volto più preciso e trasparente dell’Unione. È un risultato da non sottovalutare. D’altro canto ci sono vari aspetti negativi, come la permanenza del potere di veto dei governi su materie di assoluta rilevanza, quali la politica estera, la giustizia, le urgenze sociali, il fisco”. Elting aggiunge che “si tratta ora di far conoscere questo testo ai cittadini, di far comprendere più complessivamente l’importanza dell’Ue per il nostro futuro”. Più articolato il discorso sulla mancata citazione delle radici cristiane nel testo costituzionale: “La formulazione che è stata scelta è volutamente generica. Si tace l’eredità cristiana della nostra cultura; si conferma l’obiettiva laicità delle istituzioni politiche. Detto questo, occorre più che mai una coraggiosa testimonianza dei valori cristiani nella politica degli Stati e dell’Unione: essa è un campo di vero apostolato, via alla santità, che richiede valori forti, competenza e coerenza di vita. In questo senso Schuman rimane una figura esemplare e di estrema attualità”. CRESCE, ADAGIO, L'”EUROPA SOCIALE”. “Le trattative avvenute in seno al Consiglio europeo mostrano il limite del metodo intergovernativo, soprattutto se comparato al processo aperto e trasparente che fu della Convenzione”: non è tenero il giudizio di JOHN MONKS, inglese, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces-Etuc). Dopo “il fallimento del summit di dicembre e la scarsa partecipazione alle elezioni per il Parlamento, i capi di Stato e di governo si sono accordati sul minimo comune denominatore. Nonostante ciò, la nuova Costituzione rappresenta un passo enorme in rapporto al Trattato di Nizza”: i miglioramenti sarebbero riscontrabili “nel riconoscimento specifico dei partner sociali” dell’Unione, nell’inclusione della Carta dei diritti fondamentali, nelle nuove possibilità di coordinamento economico almeno nella “zona euro”. In genere, “siamo di fronte a un netto progresso” per i lavoratori e i sindacati. Ma questo risultato “segna un punto di partenza di un lungo processo”. I sindacati europei “faranno in modo che questo primo passo non sia l’ultimo e che l’Europa sociale continui a progredire nel futuro”. I LIMITI DEI GOVERNI, IL RUOLO DELLA SOCIETÀ CIVILE. La personalità giuridica dell’Unione, la semplificazione legislativa, il valore legale della Carta dei diritti fondamentali, il principio della democrazia partecipativa, il riconoscimento del ruolo delle religioni e delle Chiese: sono questi gli aspetti positivi della Costituzione secondo LUCA JAHIER, vice presidente della Federazione internazionale Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) e consigliere del Comitato economico e sociale europeo. “Ma così come non c’è stato il coraggio di riconoscere le proprie radici, quasi ce ne dovessimo vergognare – aggiunge Jahier -, in questo Trattato manca una spinta convincente verso il futuro. Ora bisognerà spiegarlo ai cittadini di 25 Paesi, in nove dei quali si terrà un referendum per la ratifica e non sarà facile suscitare entusiasmo su un testo di oltre 400 articoli, far comprendere perché restano troppi poteri di veto, che il meccanismo di votazione è troppo complesso, che il ruolo del Parlamento non è cresciuto come avrebbe dovuto e che si è ridotto quello della Commissione”. Permane quindi il problema “di far emergere l’anima dell’Europa, la sua identità profonda, il significato dei suoi valori, la forza missionaria per il mondo, per rappresentare una proposta convincente di governo solidale e inclusivo di questa globalizzazione”. Il dirigente del movimento dei lavoratori cristiani, che ha sede a Bruxelles, conclude così: “I governi hanno confermato tutti i loro limiti. Il compito pesa soprattutto sulla capacità di rinnovamento dei partiti a livello europeo, ma anche sull’impegno delle forze sociali e delle Chiese. Una sfida culturale e formativa, ma anche spirituale, perché la politica ritrovi il coraggio delle scelte che contano”.