gran bretagna" "

A piccoli passi” “

Alla Conferenza Metodista ” “si è parlato di ecumenismo ” “con i rappresentanti delle” “varie Chiese cristiane” “

Seimilacento chiese in Gran Bretagna, trecentotrentamila fedeli in chiesa ogni domenica, duemilaequaranta pastori al lavoro in trentatré diversi distretti. Queste le cifre del movimento protestante fondato da John Wesley durante la Rivoluzione Industriale per portare il messaggio cristiano ai poverissimi dei nuovi centri urbani in espansione. Wesley, girando il Paese a cavallo, riuscì a riavvicinare I più poveri a quel Vangelo che, con la “Chiesa di Inghilterra”, era diventato monopolio delle classi alte. In anni più recenti il Metodismo, il più importante dei movimenti protestanti del Regno Unito, ha sofferto, come le altre denominazioni cristiane, di declino di fedeli e diminuite risorse. Il panorama cristiano del Regno Unito è ampio, con la “Chiesa di Inghilterra” chiesa di stato e metodisti, battisti, Chiesa Riformata Unita e Esercito della Salvezza come i più importanti movimenti cristiani “liberi”, senza legami con lo Stato. Accanto a questi esistono chiese minori come quaccheri e pentecostali. Benché i rapporti a livello locale tra le varie chiese cristiane siano ottimi, ostacoli all’unità rimangono la mancata condivisione dell’Eucarestia, la questione dell’autorità e sul riconoscimento degli ordini religiosi. “Condivisione”, modello per i rapporti ecumenici. La condivisione di una chiesa in un villaggio dell’Inghilterra del nord in grave crisi per la chiusura dell’industria del cotone. Questo secondo Will Morrey, presidente della Chiesa Metodista, il modello dei rapporti ecumenici tra cattolici e seguaci di John Wesley per il futuro. A Loughborough, cittadina di cinquantamila abitanti nel nord Inghilterra il movimento fondato da John Wesley nel 1739 per portare il messaggio della “Chiesa di Inghilterra” ai più poveri ha fatto il punto sulla propria storia. La “Conferenza Metodista”, alla quale hanno partecipato oltre trecento delegati da tutto il mondo, si riunisce una volta l’anno per decidere in quale direzione si muoverà questa denominazione. Tra le decisioni più importanti prese dai metodisti nella Conferenza che si è chiusa il 1 luglio, la proposta che nei paesini di campagna che soffrono di gravi problemi di spopolamento le chiese cristiane condividano un unico edificio per le funzioni religiose e la richiesta fatta alla Chiesa anglicana di allentare i rapporti con lo stato. Se lo “disestablishment”, la separazione tra Chiesa e Stato diventasse realtà, hanno detto i metodisti, il cammino verso l’unità con gli anglicani che ha fatto un passo importante lo scorso anno con la firma di un “covenant”, un patto di collaborazione, ne risulterebbe avvantaggiato. Molto in comune… “Cattolici e metodisti hanno molto in comune. Entrambi arrivati nelle isole inglesi nel diciannovesimo secolo, entrambi con radici nella classe lavoratrice”, spiega Anthony Milner, segretario del “Comitato per l’unita’ dei cristiani” della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles e rappresentante dei cattolici alla Conferenza metodista, “Stanchi di fare i conti tutti I giorni con numeri in continuo calo, spesso i cristiani percepiscono l’ecumenismo soltanto come un altro lavoro da fare. Credo che non sia tanto importante fare cose ecumeniche, ma fare cose in modo ecumenico, condividere risorse comuni a livello parrocchiale come il minibus per gli anziani o la hall della chiesa parrocchiale o l’edificio stesso della chiesa”. Anche per il Vescovo anglicano di Peterborough Ian Cundy, rappresentante ecumenico alla conferenza metodista benché rapporti tra le diverse chiese cristiane siano ottimi, “esistono una serie di questioni da risolvere, tra le quali urgente è quella dell’autorità. Per gli anglicani l’autorità é una autorità personalizzata, che si incarna nella persona del Vescovo e nel Sinodo. Per i cattolici essa è rappresentata dalla figura del Pontefice”. …e divisioni dolorose. “I nostri rapporti con i cattolici sono ottimi”, spiega Andrew Barr, primo presidente laico della commissione liturgica della Chiesa episcopale scozzese, il braccio scozzese della Chiesa anglicana, “Qualche volta la stessa chiesa viene usata da più denominazioni, compresa la cattolica. Considerato l’ottimo stato del dialogo, divisioni dolorose, sulla condivisione dell’Eucarestia o sull’ordinazione delle donne pastore si fanno sentire con maggiore forza”. Per Paul Eavis, segretario generale del Concilio per l’unità cristiana, “abbiamo un buon dialogo perché i rapporti tra i diversi leader cristiani sono ottimi e le chiese lavorano bene insieme a livello locale. In questo momento la Chiesa anglicana è delusa perché nessun progresso è stato fatto sulla condivisione dell’Eucarestia”. Per il reverendo Elizabeth Nash rappresentante della “Chiesa Riformata Unita”, la terza denominazione cristiana per importanza dopo metodisti e battisti, “perché il cammino ecumenico progredisca occorre superare la nostra storia e non è facile quando vi sono martiri da entrambe le parti. Il progresso si può ottenere soltanto se ciascuno rinuncia a qualcosa che è prezioso per ciascuno di noi”, dice.