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Una Regola per l’Europa” “” “

Povertà, silenzio, obbedienza, lavoro, responsabilità, umiltà. Sono alcune delle parole chiave che dovrebbero entrare a far parte del vocabolario della nuova Europa. Almeno così la pensa l’abate primate dei monaci benedettini, padre Notker Wolf , che per il Sir, alla vigilia della festa liturgica di San Benedetto (11 luglio), patrono principale d’Europa, rilegge la Regola benedettina, “assolutamente attuale e moderna”. “Attraverso la Regola i benedettini hanno forgiato l’Europa. L’annuncio del Vangelo è passato per essa. Purtroppo si è voluto negare questa evidenza storica. La Costituzione europea nasce su una lacuna da colmare”. La Regola di San Benedetto non è un insieme di esercizi spirituali, un elenco di devozioni o discipline, ma un progetto di vita: é ancora attuale? “La Regola di San Benedetto dona ancora oggi dei sapienti orientamenti che vanno ricercati nel rispetto della persona e della vita umana e nella consapevolezza di non anteporre nulla a Cristo. A riguardo il riferimento esplicito nella Costituzione delle radici cristiane dell’Europa sarebbe stato necessario. Quando ci si rapporta con una autorità trascendente tutti ci sentiamo più responsabili, al di là delle leggi in vigore”. Quasi un monito ai politici europei… “Nella Regola il Patriarca ricorda agli abati che devono servire e rispettare tutti gli individui, senza fare preferenze. Un richiamo attuale per coloro che hanno in mano le sorti politiche dei Paesi e, specialmente adesso, dell’Europa. Presso Dio non c’è distinzione di persone. San Benedetto non faceva distinzione tra schiavi e liberi. Questo è un messaggio molto importante per la nostra società che vive con fastidio il movimento migratorio. I monasteri, secondo il cap. 53 della Regola dovevano accogliere lo straniero come se fosse Cristo in persona, senza badare al rango o alla sua provenienza geografica. L’ospitalità diventa così habitus dell’uomo moderno”. Quali, tra le virtù della Regola, potrebbero servire all’uomo moderno? “Ricerca di Dio, obbedienza e umiltà. Queste tre virtù, che nella visione di Benedetto dovevano accompagnare nella vita ogni monaco, oggi farebbero molto comodo all’uomo moderno, se venissero riscoperte. A queste aggiungerei anche la povertà”. Non le sembra un pò anacronostico? “Povertà, nell’accezione benedettina, non significa privazione o mancanza. Al contrario, si legge nella Regola, nessuno manchi di nulla. Si lavori per poter vivere. Nei monasteri si mette tutto in comune così che nessuno sia privo del necessario. Povertà, dunque, indica sobrietà di vita, essenzialità e distacco dalla ricchezza. Accumulare dei beni è sbagliato. Oggi viviamo in un’Europa in cui esistono sacche di povertà e le diseguaglianze sociali ed economiche sono evidenti. Non possiamo pensare di costruire l’Europa confidando solo sulla moneta unica o sull’economia. Non sono questi ‘i valori’ che devono illuminare la prospettiva di crescita europea”. Difficile da accettare per chi non lavora… “Il lavoro è strumento di elevazione materiale, morale e spirituale. Ma occorre responsabilità. Non possiamo pretendere di ottenere tutto il necessario dalle Istituzioni. Ci sono Paesi dove si preferisce ricevere il sussidio di disoccupazione piuttosto che lavorare. Sussidiarietà e responsabilità devono essere due parole chiave della nuova Europa”. Cosa altro consiglia oggi la Regola? “Il silenzio: l’uomo di oggi ha bisogno di silenzio, esteriore ed interiore. Ciò non impedisce di parlare ma aiuta a pensare. Andare oltre la televisione, la radio ed altri mezzi che se mal usati possono generare confusione. L’uomo di oggi non è in pace ma vive nella confusione, pensiamo alle famiglie che si spezzano, alle vicende internazionali segnate dalla guerra. Il silenzio aiuta la riconciliazione e la vicinanza con Dio. Quando si è vicini a Dio si è in pace. Così facendo si può gareggiare, come dice la Regola, nella riconciliazione, medicina per i mali dell’uomo moderno”.