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L’agenda della nuova Unione ” “” “

Crescita economica sostenibile, riforme sociali, politica estera e di sicurezza comune: queste le principali sfide con le quali la “nuova” Unione europea è chiamata a confrontarsi. Ad affermarlo, nell’editoriale del numero di giugno di “Europe infos”, mensile della Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece) e dell’Ufficio cattolico di informazione di iniziativa per l’Europa (Ocipe), NOËL TREANOR, segretario generale Comece e direttore della rivista, insieme al caporedattore JAN KERKHOFS. Urgente l’avvio del dialogo delle istituzioni con la società civile e con le Chiese, previsto nel Trattato costituzionale. SFIDE E PRIORITA’. All’indomani delle elezioni per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo (10-13 giugno) e del vertice di Bruxelles (17-18 giugno), l’Unione europea dovrà “innanzitutto assicurare una crescita economica sostenibile e realizzare le riforme sociali necessarie, pur mantenendo il ‘modello sociale europeo’ di solidarietà verso i più vulnerabili” si legge nell’editoriale. La seconda sfida riguarda “la rinascita di una politica estera comune”, tenendo conto che “negli accordi commerciali, nella lotta al terrorismo, nei processi di pace e nella cooperazione allo sviluppo, l’influenza dei Paesi europei è legata alla loro capacità di unire le proprie forze e parlare con un’unica voce”. Per gli autori dell’editoriale, l’orizzonte dell’impegno deve essere quello di “una società mondiale fondata sullo Stato di diritto e sul rispetto di tutti i diritti dell’uomo”. Oggi, rimarcano, “la pace nel mondo è strettamente legata alla pace in casa”; di qui l’urgenza che “gli Stati membri si facciano carico dell’integrazione degli immigrati e dell’accoglienza dei richiedenti asilo”. Poiché si tratta di sfide che non possono essere affrontate dai Paesi a livello individuale, e neppure dai soli governi, “il Trattato costituzionale contiene due articoli sul dialogo: il n.46 con la società civile e il n.51 con le Chiese e le religioni” al fine di “prevedere uno spazio nel quale i responsabili politici possano conoscere altri punti di vista e sviluppare risposte legislative adeguate alle sfide delle società contemporanee”. Tradurre in pratica queste disposizioni, conclude l’editoriale, “dovrebbe essere una priorità nell’agenda della nuova Unione”. AGENZIA EUROPEA PER LE MIGRAZIONI. Il processo di globalizzazione e l’allargamento dell’Unione europea “non resteranno senza conseguenze sui flussi migratori come pure sulle caratteristiche delle migrazioni”; è pertanto “necessario rinforzare la cooperazione in materia” al fine di “migliorare la gestione dei flussi migratori regolari e l’integrazione dei migranti” e, al tempo stesso, “ridurre le immigrazioni clandestine e le attività criminali”. E’ la posizione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa riferita da JOSEPH RABER, che sottolinea l’importanza di una “cooperazione più stretta per assicurare la raccolta, il trattamento e la diffusione dei dati sui flussi migratori”; cooperazione che “potrebbe includere anche la progettazione e la realizzazione di campagne informative tese a scoraggiare l’immigrazione clandestina”. Intanto l’Unione europea, prosegue Raber, “ha creato una rete di centri nazionali di contatto che potrebbe essere estesa, per specifici obiettivi, anche agli Stati non membri sotto l’egida del Consiglio d’Europa” e Tadeusz Iwinski, già presidente del Comitato per i migranti e i rifugiati della suddetta Assemblea, ha di recente proposto “la creazione di un osservatorio o di un’agenzia europea per le migrazioni allo scopo di preparare i dibattiti di politica generale e di gestire informazioni e dati”. TEST GENETICI SULL’UOMO. Secondo uno studio del Centro comune di ricerca della Commissione europea, presentato in occasione di una conferenza promossa di recente a Bruxelles dalla stessa Commissione, nel 2002 i test genetici sull’uomo praticati nell’Unione sarebbero stati oltre 700mila, con un aumento del 100% in alcuni Paesi membri ed un volume d’affari stimato in 500 milioni di euro. A darne notizia KATHARINA SCHAUER, convinta della necessità di “un uso responsabile” dei test che, “diagnostici o predittivi – osserva –, sono ormai divenuti di uso corrente nei laboratori clinici e fanno nascere grandi speranze in vista di nuove prospettive di prevenzione o di cura” ma sollevano, al tempo stesso, gravi “interrogativi etici, sociali e giuridici”. Per Schauer non è sufficiente “promuovere l’informazione in materia e il diritto all’autodeterminazione del paziente”, e neppure “assicurare garanzia di qualità dei test e correttezza dei risultati, protezione dei dati genetici” e rifiuto di ogni discriminazione basata su di essi, direzione in cui sembrerebbero orientarsi le politiche europee in materia. “I test genetici – conclude infatti – riguardano tutti noi ed è indispensabile un dibattito pubblico sulle loro ricadute sulla società e gli individui” per evitare il rischio che “una fede smisurata nella genetica spinga alcuni a volere leggere nei loro geni il proprio destino”.