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I favorevoli e i contrari” “” “

La Turchia nell’Ue: dalle ” “rassicurazioni del Consiglio d’Europa alle perplessità ” “del Patriarcato di Mosca” “” “

Tra le priorità del semestre olandese dell’Ue iniziato lo scorso 1 luglio c’è anche quella di decidere sulle domande di adesione di Croazia e Turchia. Circa il suo ingresso la Turchia ha ottenuto dal Consiglio europeo dello scorso 18 giugno rassicurazioni sull’avvio dei negoziati per l’adesione anche se la data di ingresso non è fissata. Perplessità sull’ingresso turco nell’Ue sono state espresse recentemente dal Patriarcato di Mosca: “la partecipazione della Turchia all’Ue è impossibile senza che prima non si siano risolte le esistenti contraddizioni tra la Turchia e gli Stati europei. E questo è impossibile se prima non si riconoscono le reciproche ferite e offese inflitte, e senza una revisione della storia passata e dei passi da compiere verso la riconciliazione e la cooperazione”. Il Sir ha chiesto un parere a mons. Georges Marovitch , portavoce della Conferenza episcopale turca. Dopo l’allargamento la Turchia, Paese islamico moderato, preme per entrare in Europa. Giudica possibile questo ingresso? “Tutte le comunità non musulmane turche sono favorevoli all’adesione del Paese all’Ue. E tutte sostengono con chiarezza gli sforzi notevoli del Governo per raggiungere gli standard di democrazia fissati dall’Ue, senza fare alcuna distinzione tra i suoi cittadini”. Cosa potrebbe dare la Turchia all’Europa, anche nella lotta al terrorismo? “Tra i Paesi islamici la Turchia ha una secolare esperienza di coabitazione con le differenti religioni. Questo mi sembra un grande vantaggio. Non dobbiamo dimenticare, poi, che la Turchia ha sofferto per anni la piaga del terrorismo. In questo può mettere a disposizione dell’Ue tutta la sua esperienza” . Che utilità potrebbe derivare per l’Europa negando invece l’ingresso? “In Europa vivono già 15 milioni di musulmani dei quali ben 5 milioni sono turchi. Un eventuale ingresso della Turchia farebbe aumentare la percentuale, ma non penso che ciò causerà particolari problemi. Al contrario…”. Al contrario? “Penso che negandole l’ingresso si correrebbe il rischio di far cadere il Paese nelle mani degli integralisti e fondamentalisti islamici”. Dalla presenza della Turchia nell’Ue quali vantaggi avrebbero le minoranze religiose, come la Chiesa cattolica? “Per quel che concerne la Chiesa cattolica, ciò che preoccupa maggiormente i vescovi è la perdita irreversibile di quei beni acquisiti prima della nascita della Repubblica. La maggioranza di questi beni, intestati alle Congregazioni religiose o ai loro Superiori del tempo, non sono riconosciuti legalmente. Se la situazione giuridica attuale nei confronti della Chiesa non cambierà, non le resterà alcun mezzo di sussistenza. La speranza di un avvenire migliore per la Chiesa è nato ultimamente con il desiderio del Paese di far parte dell’Unione europea e della sua determinazione di adattare la Costituzione ai principi del rispetto dei diritti dell’uomo e delle differenti confessioni religiose”. L’anno scorso sono state promulgate le cosiddette leggi di ‘Adattamento’… “Si tratta di leggi che riguardano i beni delle minoranze ebree, armene e greche. I beni immobili dei cattolici latini, considerati stranieri, non possono giovarsi di queste nuove leggi. La piccola Chiesa turca spera che il Paese, culla del Cristianesimo, si possa conformare ai criteri europei sul rispetto dei diritti delle minoranze. Contribuendo con i suoi abitanti di differenti culture e religioni allo sviluppo e alla prosperità di questo grande Paese, ricco di storia e di tradizioni, la nostra Chiesa favorirà la sua ammissione in seno all’Ue come profetizzava il Beato Papa Giovanni XXIII che nel suo ‘Giornale dell’anima’ scriveva: “Io amo i Turchi, apprezzo le qualità naturali di questo popolo che ha pure il suo posto preparato nel cammino della civilizzazione” (Esercizi spirituali del 12-18 novembre 1939, Istanbul, ndr.).