AUSTRIA" "
Lo scandalo nel seminario ” “di San Pölten: la ferma reazione dell’episcopato ” “” “
“L’educazione dei giovani studenti del seminario di St. Pölten deve di nuovo raggiungere gli standard abituali. Sono necessari dei cambiamenti altrimenti i danni non saranno solo per la Chiesa austriaca ma per quella di tutto il mondo. Persone che non sono adatte a diventare sacerdoti devono essere aiutate a scegliere altre strade e persone che ne portano la responsabilità devono ricevere incarichi diversi. Tutto ciò che ha a che fare con pratiche omosessuali o pornografia non ha posto in un seminario di sacerdoti. Deve essere ripristinato l’ordine”. Nelle parole di mons. Egon Kapellari , vicepresidente della Conferenza episcopale austriaca e vescovo di Graz la reazione della Chiesa austriaca alla vicenda che sta travolgendo il seminario di San Pölten (Bassa Austria), dove si sarebbero verificati relazioni omosessuali tra direzione e seminaristi e dove sono state ritrovate foto pornografiche e pedopornografiche nei computer portatili degli stessi seminaristi. Alcune di queste che li ritraggono in compagnia del Rettore e del vice Rettore di San Pölten, sono state pubblicate dal settimanale di Vienna, “Profil”. Sull’onda dello scandalo il rettore del seminario, Ulrich Kuechl, ed il suo vice Wolfgang Rothe, si sono dimessi. Le reazioni della Chiesa austriaca non si sono limitate alle dichiarazioni di mons. Kapellari. Il teologo Paul Zulehner e l’ombudsman della Chiesa cattolica di Vienna per le vittime di molestie sessuali, Helmut Schueller, hanno chiesto le dimissioni del vescovo di San Pölten, mons. Kurt Krenn. Mentre per Luitgard Derschmidt, presidente dell’Azione cattolica austriaca, “occorre prosciugare la palude di St. Pölten”. Sulla vicenda la magistratura ha avviato un’indagine per verificare se ci sono state delle infrazioni alla legge sulla pornografia infantile. Non sono in corso indagini per abuso di autorità e per rapporti omosessuali, in quanto questi, per la legge austriaca non costituiscono reato. Il Sir ha intervistato il portavoce dei vescovi austriaci, Erich Leitenberger . Cosa può dire a riguardo della vicenda del seminario di San Pölten? “Un seminarista ha visitato siti pornografici in seminario ed ha invitato anche altri seminaristi. Questo è un aspetto molto grave, l’altro aspetto è l’esistenza, di una rete omosessuale all’interno del seminario nella quale vi erano anche i responsabili del seminario. Questo se non costituisce reato giudiziario, da punto di vista ecclesiale è uno scandalo gravissimo. Purtroppo l’opinione pubblica austriaca, come è chiaro, se ne sta occupando moltissimo. Adesso aspettiamo la voce autorevole del Vaticano”. La Conferenza episcopale austriaca si è espressa sul fatto? “Certamente, si è espressa subito e molto duramente, già nei giorni scorsi per bocca del suo vice presidente, mons. Egon Kapellari che è in stretto contatto con il presidente, card. Schönborn che si trova in Francia. Mons. Kapellari ha detto pubblicamente le cose che dovevano essere dette”. Può riassumere la posizione dei vescovi? “A San Pölten esiste la necessità urgente di agire da parte dei responsabili ed è necessario far rientrare la diocesi di Sant Pölten nella normalità della Chiesa cattolica. E’ un chiaro messaggio che riguarda anche il vescovo diocesano, mons. Kurt Krenn”. La vicenda richiederà ulteriori approfondimenti e verifiche? “Sicuro. Il nodo deve essere risolto ed entro breve termine perché in Austria stiamo perdendo il consenso dell’opinione pubblica. Bisogna sottolineare che la diocesi di San Pölten, purtroppo, due anni fa ha scelto una strada propria per la formazione dei seminaristi. Ovviamente ci sono stati sbagli nella scelta delle persone che venivano ammesse in seminario ma anche nella scelta delle persone che avevano la responsabilità di formare i seminaristi. Negli altri seminari austriaci non ci sono problemi. Quello che è accaduto riguarda solo Sant Pölten dove hanno deciso di imboccare una strada propria. Penso che gli organi responsabili del Vaticano sapranno prendere le giuste decisioni”.