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Nell’ Europa a Venticinque la donna porta un “plus” di umanità e di cultura: ne è convinta Llum Delàs, delegata diocesana di pastorale universitaria dell’arcidiocesi di Barcellona. Quale può essere l’apporto della donna alla nuova Europa? “La donna apporta sempre il suo ‘plus’ di umanità ad un mondo pensato e gestito quasi sempre da uomini. La donna porta all’allargamento europeo la fecondità della sua identità: essere donna, con tutta la sua specificità. Una donna con spirito d’iniziativa, che sa gestire il governo della casa e della famiglia umana. Una donna forte nei confronti della propria vita e di quella altrui. Una donna che è contenta di esserlo, e che vive la sua condizione come una grazia, una possibilità e una vocazione. Questa donna ha tanto da dare alla costruzione della casa comune. Le difficoltà aumentano e le complessità si creano nell’economia della convivenza. L’Europa si allarga e la donna amplia la sua capacità di accoglienza generosa dei nuovi Paesi. Esercita la maternità spirituale, quella che sa vedere e trattare con i più piccoli. E ne scopre le ricchezze, diverse ma compatibili. La donna, in un’Europa che cresce, è pronta ad imparare tutte le lingue per trasmettere l’unico messaggio dell’amore alla vita e alla cultura”. C’è, a suo avviso, una particolare attenzione femminile? “La donna vede la nuova Europa come risultato di convivenze plurali e diverse, accomunate da ciò che è più profondo. L’Europa, nel pensiero femminile, è culturalmente pronta a valorizzare le sue radici comuni nella consapevolezza che si tratta di unificare senza uniformare. Unificare partendo dal rispetto e dalla valutazione di ogni popolo e tradizione. La donna sa molto bene che la cultura ha un ruolo importante nella ricerca della propria identità, per comprendere chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. La cultura salva dalle pretese di uniformità, diversifica senza separare perché tiene conto delle differenze come ricchezze e non come una concorrenza minacciosa. Uniformare invece è la grande tentazione dei nostri tempi. Tuttavia da sempre gli idoli, come oggi la globalizzazione, hanno minacciato la convivenza tra i popoli. Le donne europee sono in prima linea nella lotta a questo grande idolo moderno”. Scheda In Spagna il tasso di disoccupazione delle donne si aggira intorno al 20%. Oltre il 30% delle lavoratrici ricopre incarichi di direzione nel settore pubblico e privato. Si calcola che tra ufficio e famiglia la donna spagnola lavori 64 ore alla settimana, 23 in più dei colleghi maschi. Il tasso di laurea delle donne in Portogallo è piuttosto basso, l’11% mentre circa il 90% delle giovani sotto i 15 anni dedica un’ora del proprio tempo alla lettura. In Olanda la percentuale delle lavoratrici part-time raggiunge il 73%. Dato curioso: solo l’8% delle donne ricorre al parto cesareo, la percentuale più bassa in Europa. Il 43% degli studenti universitari in Germania è di sesso femminile, dato tra i più bassi dell’Ue. Le donne che lavorano sfiorano il 60%. Tra i nuovi Paesi membri, la Repubblica Ceca ha la percentuale più bassa, non raggiunge il 10%. In costante aumento, invece, la presenza delle donne in politica. L’ Austria, insieme alla Spagna, è la nazione dove esiste la percentuale più alta di donne che occupano posti di direzione. In più le austriache sono le mamme più giovani con una media di poco superiore ai 26 anni. Nonostante una legge sulla parità dei salari, in Slovacchia, le donne guadagnano meno degli uomini. Le donne, in Slovenia, sono le più esposte al rischio di licenziamento in caso di gravidanza. Grecia e Italia sono i Paesi dove le donne dedicano meno tempo alle attività artistiche. In Grecia, in particolare, il 60% dei disoccupati è rappresentato da donne. E’ a Cipro che nel 2001 è nata la prima banca femminile d’Europa fondata da 350 donne con lo scopo di agevolare progetti femminili. In aumento la presenza femminile in Parlamento.