La Corte per i diritti umani del Consiglio d’Europa, con sede a Strasburgo, ha sentenziato la non imputabilità di una aborto terapeutico involontario dovuto ad un errore medico. La sentenza del 13 Luglio si riferisce alla denuncia di una donna francese costretta ad un aborto terapeutico al sesto mese di gravidanza causato da un esame cui fu sottoposta per errore. Il ginecologo, accusato prima di lesioni involontarie e poi di omicidio involontario, era stato condannato in primo grado dalla Corte di Appello di Lione ma successivamente scagionato dalla Cassazione di Parigi. La Corte di Strasburgo ha sostanzialmente confermato la deliberazione della Corte suprema francese, motivando la sentenza con la “convinzione che non sia desiderabile e nemmeno possibile, allo stato attuale, rispondere in astratto alla domanda se un feto sia una persona in base all’art.2 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. I giudici hanno ribadito la posizione secondo la quale stante l’assenza di consenso a livello europeo sulla definizione scientifica e giuridica dell’inizio della vita spetta al singolo legislatore nazionale decidere in merito alla questione di quando cominci il diritto alla vita sancito dalla Convenzione.