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La prima sessione del Pe a 25. José Manuel Durao Barroso ” “eletto presidente ” “della Commissione europea” “” “
La politica torna al centro dell’Unione europea, con una sessione plenaria dell’Europarlamento ricca di eventi e di discussioni sul futuro dei Venticinque. L’Assemblea, riunita a Strasburgo dal 20 al 22 luglio, ha eletto Josep Borrell, socialista spagnolo, alla presidenza; ha quindi scelto i 14 vicepresidenti, ha costituito le proprie commissioni di lavoro, ha accolto l’olandese Jan Peter Balkenende, presidente di turno del Consiglio, che ha esposto il programma del semestre e ha infine votato il portoghese José Manuel Durao Barroso quale futuro presidente della Commissione. IL PRESENTE E IL FUTURO DELL’UNIONE. JOSEP BORRELL resterà sullo scranno di presidente dell’Emiciclo per i prossimi trenta mesi, ossia la prima metà della legislatura. Nella seconda metà la presidenza passerà a un esponente del Partito popolare, probabilmente l’attuale capogruppo, il tedesco HANS-GERT POETTERING. Borrell non ha svolto un vero e proprio intervento di intenti, preferendo prima “ascoltare i colleghi deputati” e riservandosi questo compito nella seduta di settembre. Una riflessione sui recenti successi dell’Unione (allargamento, Costituzione, designazione del successore di Romano Prodi alla guida della Commissione), era stata introdotta martedì 20 da un intervento del premier irlandese BERTIE AHERN. Nel corso di tutta la sessione sono più volte risuonate in aula le varie questioni aperte sul futuro della “casa comune”: il completamento dell’allargamento, rendendo efficaci le politiche comunitarie anche nei dieci nuovi Paesi aderenti; le prospettive finanziarie dell’Ue per il periodo 2007-2013; il settore della sicurezza, della giustizia e degli affari interni; la politica estera, sulla quale tutti – dai tedeschi ai francesi, dagli svedesi ai greci, dai polacchi agli inglesi, dai ciprioti agli estoni – concordano che occorre trovare una linea comune per interpretare le complesse questioni mondiali. IL PORTOGHESE BARROSO CONQUISTA GLI EURODEPUTATI. Un altro protagonista di questa sessione strasburghese è stato JOSÉ MANUEL DURAO BARROSO. Il presidente designato della Commissione, che entrerà in carica il 1° novembre, ha infatti ottenuto giovedì 22 luglio il via libera dell’Assemblea di Strasburgo. Ora avrà tre mesi di tempo per concordare la propria squadra con i 25 Paesi membri dell’Ue, così da ripresentarsi per il voto di approvazione definitiva nella sessione parlamentare di fine ottobre. Barroso ha ottenuto 413 “sì”; 251 i voti contrari, 44 gli astenuti. Il futuro capo dell’esecutivo di Bruxelles è intervenuto dinanzi all’Europarlamento con un discorso a tutto campo, mediante il quale ha ribadito i valori sui quali si basa l’Unione (libertà, rispetto dei diritti umani, Stato di diritto, pari opportunità, giustizia sociale) e i grandi “appuntamenti” che attendono l’Ue: Barroso li ha riassunti nella necessità di “costruire un partenariato per l’Europa, che garantisca prosperità, solidarietà e sicurezza nel Continente”. L’ex premier lusitano alternando l’uso di tre lingue, portoghese, inglese e francese – si è anche soffermato sul ruolo internazionale dell’Ue, che deve ambire alla promozione della pace e dello sviluppo in tutto il mondo, “sostenendo il ruolo delle istituzioni internazionali”. Tra le priorità della sua Commissione, Barroso ha elencato: l’occupazione; la definizione di risorse finanziarie adeguate per le politiche comunitarie; la predisposizione di “sistemi di salute e di sicurezza sociale adatti a una popolazione che invecchia”; la “garanzia di una migliore qualità della vita, offrendo incentivi per un’energia e sistemi di trasporto più puliti”. “UE, COMUNITÀ DI VALORI FONDATA SUL DIRITTO”. Anche JAN PETER BALKENENDE, al timone dell’Ue per il semestre di turno dei Paesi Bassi, ha il merito di aver contribuito a riportare, all’interno della politica dell’Unione, i temi che stanno alla base della costruzione comunitaria. Presentando mercoledì 21 all’Europarlamento il programma di lavoro fino al dicembre 2004, Balkenende non ha mancato di parlare del bilancio Ue, dell’allargamento, del processo di ratifica della Costituzione, dei temi della giustizia e della sicurezza, della “strategia di Lisbona” per accrescere la competitività economica dei Venticinque puntando su ricerca, formazione, tecnologia, rispetto ambientale e qualità del lavoro. Ma il governo olandese ha ribadito fra i punti forti della presidenza l’intento di porre “l’accento sulle fondamenta dell’integrazione europea, di cui la comunità di valori e la comunità del diritto sono gli elementi essenziali”. Secondo Balkenende tali punti non possono essere mai dati per scontati, specialmente in questa fase di “rodaggio” dell’Ue allargata: “Sta ai governi e ai cittadini collaborare a questo scopo”, anche migliorando la comunicazione fra istituzioni e popoli. Con lo stesso spirito dovranno essere intrapresi i percorsi di ratifica del Trattato costituzionale, le negoziazioni per l’adesione di Romania e Bulgaria, il percorso di avvicinamento all’Ue di Turchia e Croazia. Sulla politica estera il presidente del Consiglio ha indicato nel suo programma un “approccio integrale” alle problematiche del Medio Oriente. LA COSTITUZIONE TUTELA L’EUROPA SOCIALE. Nell’aula dell’Europarlamento è risuonato anche un richiamo all'”Europa sociale”. Durante il suo intervento, il presidente della Commissione ROMANO PRODI (in carica fino al 31 ottobre) ha tracciato un bilancio della presidenza irlandese nello scorso semestre, indicando al contempo l’agenda degli impegni imminenti dei Venticinque. Al centro dell’attenzione soprattutto l’accordo sulla Costituzione, di cui “la nostra Unione, più grande e composita”, ha bisogno. Secondo il capo dell’Esecutivo di Bruxelles “la presidenza irlandese ha guidato la Conferenza intergovernativa rispettando le posizioni di tutti”, convincendo “che questo è allo stesso tempo un testo ambizioso e un compromesso realistico”. Il testo “contiene i nostri valori e fornisce una base giuridica per le nostre politiche”. Inoltre essa non sarebbe come diverse voci avevano sostenuto nelle scorse settimane un “passo indietro per l’Europa sociale”. “La piena occupazione e il progresso sociale diventano obiettivi dell’Ue”; la “parità fra i sessi e i diritti delle minoranze vengono riconosciuti come valori comuni”; l’Unione si impegna a promuovere “la coesione economica, sociale e territoriale nonché la solidarietà fra gli Stati membri”; inoltre l’Ue, in base al dettato della Carta, riconosce e promuove il ruolo delle parti sociali. Secondo Prodi, dunque, “il livello di attenzione verso l’Europa sociale è sempre più alto e un’Unione più politica servirà a consolidarlo”. Resta però la sfida della ratifica a livello dei 25 Paesi: se qualche referendum nazionale dovesse bocciare la Carta, “sarebbe una battuta d’arresto enorme per il processo di integrazione europea”.