traffico esseri umani" "

Intollerabili schiavitù” “

Il 78% delle donne vittime” “del traffico proviene ” “dalle regioni balcaniche” “

È quasi impossibile stimare, con certezza, la portata esatta del traffico di esseri umani in Europa. Forze di polizia, Ong, organizzazioni internazionali ritengono le statistiche in materia del tutto inesatte. Ad esempio, secondo alcune stime il 78% delle donne vittime del traffico provengono dalle regioni balcaniche. Tutti concordano, invece, su due fatti: innanzitutto, che le donne e i bambini sono le prime vittime di questo traffico; secondo, che il traffico è in continuo aumento . Da oltre sei anni, il Consiglio d’Europa (Cde) ha lanciato l’allarme, sensibilizzando gli Stati membri e le altre organizzazioni internazionali sull’indispensabile cooperazione per la lotta contro il traffico di esseri umani. Oggi, il Cde è impegnato nell’elaborazione di una nuova convenzione europea, per mettere termine alla doppia persecuzione delle vittime del traffico, prima sfruttate da malavitosi, quindi trattate alla stregua di ‘delinquenti’ nei Paesi in cui vivono in schiavitù. Scopi della Convenzione. Prevenire e combattere il traffico di esseri umani, proteggere i diritti umani delle vittime e stabilire per loro e per i testimoni una adeguata protezione ed assistenza, promuovere la cooperazione internazionale, le indagini e l’azione di contrasto del fenomeno: è quanto si propone la Convenzione del Consiglio di Europa (ancora in via d’adozione definitiva, ndr.) contro il traffico di esseri umani che verrà applicata a tutte le forme di ‘tratta umana’ sia nei confini nazionali che transnazionali, sia che riguardi donne, uomini o bambini e qualsiasi forma di sfruttamento, sessuale, lavorativo… La futura Convenzione punta, decisamente, alla cooperazione tra gli Stati del Consiglio, allo scambio di informazioni e all’evoluzione legislativa necessaria per fronteggiare sul territorio il fenomeno. La collaborazione tra gli Stati nel campo della protezione dei diritti dei bambini, contro la corruzione, la ciber-criminalità, il riciclaggio di denaro sporco e lo spaccio di droghe, si è dimostrata un buon deterrente nella lotta alla ‘tratta’. “Sensibilizzare la società civile”. “Benché non si abbiano statistiche molto affidabili – dichiara il vice segretario generale del Consiglio d’Europa, signora Maud de Boer-Buquicchio – siamo convinti che il fenomeno della tratta sia in forte aumento. Con la nuova Convenzione vogliamo disporre di uno strumento più decisivo, rispetto a semplici raccomandazioni politiche che, per la loro natura giuridica, non hanno giustamente la stessa efficacia di un trattato internazionale. Lo scopo di questa Convenzione è agire sui differenti aspetti della tratta: con la prevenzione, ma anche proteggendo le vittime, con l’instaurazione di procedimenti penali contro i trafficanti e lo sviluppo della cooperazione internazionale. Parallelamente è importante sensibilizzare maggiormente le forze di polizia, i lavoratori sociali, gli insegnanti, tutti coloro che possono contribuire ad eliminare questo fenomeno, perché le vittime sono molto più vicine di quello che crediamo”. Soddisfazione delle organizzazioni cristiane Europee. Soddisfazione e apprezzamento per la nuova Convenzione del Consiglio di Europa contro il traffico di esseri umani – in particolare per il paragrafo che raccomanda ai Paesi la concessione del permessi di soggiorno alle vittime – viene da Caritas Europa, la Conferenza delle Chiese europee ( Cec) e la Commissione delle Chiese per i migranti in Europa ( Ccme). In una dichiarazione congiunta approvano il testo della Convenzione, che bilancia il “rafforzamento delle leggi e i diritti delle vittime della tratta”. “Il traffico di esseri umani – affermano – è collegato alla mancanza di opportunità all’interno delle migrazioni legali, alle disuguaglianze di genere così come alle disuguaglianze sociali e democratiche”. Le tre organizzazioni mettono in discussione, però, “l’utilità di misure tecniche come quella di rafforzare i controlli alle frontiere”. “La cosa migliore per le persone vittime della tratta – dicono – dovrebbe essere il principio di fondo della Convenzione”, che include, tra l’altro, “provvedimenti legali che assicurino adeguata informazione e assistenza alle vittime e il diritto ad ottenere permessi di soggiorno a lungo termine”. Sulla base della loro esperienza in 20 Paesi europei le tre organizzazioni raccomandano anche di mantenere alta la collaborazione “tra il settore pubblico/governativo e le organizzazioni non governative”.