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Con una sola voce ” “

Incontro "Uomini e religioni": appello da culture e religioni diverse ” “” “

Vescovi e pastori europei, patriarchi d’Oriente, rabbini ebrei e imam musulmani, sacerdoti e guide spirituali di varie religioni; ma anche ambasciatori, docenti universitari, giornalisti, teologi, laici impegnati nell’ambito sociale e nel volontariato. L’incontro “Religioni e culture, il coraggio di un nuovo umanesimo” (Milano 5-7 settembre), promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, è stato un’occasione provvidenziale per un confronto sui temi della pace e del terrorismo, della spiritualità, della giustizia, dell’integrazione europea, delle trasformazioni nell’economia e nella cultura. Gianni Borsa, inviato del Sir, ha raccolto alcune pareri. UN’ANIMA E VALORI FORTI PER L’EUROPA DI DOMANI. “L’Unione europea non può essere costruita se non le si danno un’anima, valori forti e condivisi, se non si percorre la via dell’integrazione culturale oltre che politica, valorizzando inoltre l’apporto delle religioni”. Questa la convinzione che esprime mons. LUDWIG SCHICK, vescovo tedesco che si occupa dei rapporti con i Paesi dell’Est e dei Balcani, cui fa eco il francese JEAN DANIEL, fondatore del “Nouvel Observateur”: “Com’è possibile realizzare obiettivi storici con una Ue a 25? Dobbiamo ripartire dagli ideali dei padri fondatori e riscoprire l’azione di politici come Monnet, Schuman, De Gasperi, Spaak, Adenauer. Occorre anche evitare di parlare, a Strasburgo e a Bruxelles, un linguaggio incomprensibile alle genti d’Europa”. La cittadinanza europea, che comprende diritti e doveri, e l’attuazione del principio di sussidiarietà, “possono costituire una solida base per il futuro dell’Unione allargata”, che altrimenti rischia di fallire o di risultare inconcludente. Per Daniel bisogna “dare una chiave identitaria all’Europa comunitaria, creando un patriottismo europeo”. “DIRE ‘NO’ ALLA VIOLENZA E ALLA POLITICA DEL TERRORE”. “La realtà, orribile e tragica, di Beslan, mi ha turbato profondamente. Credo che ciascuno di noi si senta toccato nel profondo per quelle piccole vittime innocenti”: mons. ATHANASIOS CHATZOPULOS, vescovo ortodosso, rappresentante della Chiesa di Grecia presso le istituzioni comunitarie a Bruxelles, spiega – a margine dei lavori dell’incontro internazionale – il proprio stato d’animo in questi momenti. Athanasios aggiunge: “Questo terrorismo cieco mi preoccupa molto. Ma mi preoccupa altrettanto lo sfruttamento che si fa del terrorismo per perseguire interessi politici, specialmente nell’area mediorientale. Ci sono poteri locali, ma anche potenze mondiali, che operano in tale direzione”. “Sono convinto che si sta creando, volutamente, nel mondo, un clima di terrore che tende ad esasperare gli animi, fino a convincere della bontà del ricorso alla violenza per rispondere ad altra violenza. La ‘politica della paura’ può condurre a nuove, impensabili, tragedie”. I MUSULMANI E LE DEMOCRAZIE DEL “VECCHIO CONTINENTE”. Nei 36 forum svoltisi durante “Religioni e culture” uno dei temi più dibattuti è stato il rapporto tra cristianesimo e Islam, tra Occidente e Oriente. “Per l’Islam l’Europa è un continente aperto, anche per la sua prossimità geografica. Ma l’Europa ci conosce ancora poco”, spiega ABD AL WAHID PALLAVICINI, della comunità religiosa islamica italiana. Nonostante queste difficoltà, è stato più volte riconosciuto alla democrazia europea di essere uno strumento “che garantisce spazi di culto per la libera professione della fede islamica”. Per il futuro dell’Islam esiste invece “il problema di far crescere una classe dirigente di imam preparata e rispettosa delle leggi locali e nazionali dei rispettivi Stati europei”. GLOBALIZZAZIONE, MERCATI E SOLIDARIETÀ. Tocca invece a MICHEL CAMDESSUS, già presidente del Fondo monetario internazionale e oggi presidente delle Settimane sociali di Francia, e al sindacalista italiano SAVINO PEZZOTTA (segretario generale della Cisl, sindacato italiano), portare al centro del dibattito i temi economici: “Ormai quando sento parlare di riforme, rabbrividisco – dice Pezzotta -. Con la scusa di cambiare, si tende a diminuire le garanzie per i cittadini e per i lavoratori. Non possiamo lasciare la mano libera al mercato, né in Europa né tanto meno a livello mondiale”. Il leader sindacale si sofferma sui “pericoli di una globalizzazione selvaggia dei mercati, in cui scompare la certezza dei diritti. Di fronte alle sfide che ci giungono da giganti quali la Cina, l’India o il Brasile, noi rispondiamo non differenziando i nostri sistemi produttivi, fondandoli sulla ricerca e la qualità, bensì tagliando i costi e mortificando le garanzie per chi lavora”.