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Lo sgomento, il dolore e la condanna per la strage nella scuola di Beslan rimangono vivi in tutta l’Europa. Numerosi gli incontri di preghiera e le manifestazioni pubbliche per dire basta al terrorismo che, purtroppo, continua a seminare morte e sofferenza. Le Chiese cattoliche con le altre Chiese cristiane e le altre religioni sono impegnate a tenere vivo il dialogo perché, nonostante le tragedie e le molte tensioni accese, esso rimane la strada maestra da percorrere perché non muoia la speranza. Un percorso difficile ma non impossibile e quindi doveroso, come ripete Giovanni Paolo II. Ecco alcune voci che si aggiungono a quelle raccolte nel precedente numero. Comece “In questi giorni, la televisione russa trasmette immagini della scuola di Beslan, che sono state evidentemente girate dagli stessi sequestratori. Sono scene che mi hanno profondamente sconvolto: bombe che vengono collocate sui canestri del campo di basket, e sul pavimento della palestra madri terrorizzate coi loro bambini. Quando le persone cercano intenzionalmente di trasformare un luogo dello sport, della gara, dell’apprendimento, in un luogo di morte, allora non vi è nessuna giustificazione, nemmeno la più piccola. In questi giorni, i miei pensieri vanno alle vittime e ai loro familiari. Penso anche a chi è sopravvissuto ma che porterà per tutta la vita le ferite spirituali di quanto ha passato. Voglia Dio avere misericordia di tutti loro”. Mons. Josef Homeyer, vescovo emerito di Hildesheim, presidente del Comece, Commissione episcopati comunità europea. Slovenia “La chiesa slovena è unita in preghiera con la popolazione e le famiglie colpite da questa orrenda tragedia. In molte chiese in questi giorni si stanno svolgendo veglie di preghiere e accendendo candele alle finestre per invocare il dono della pace su questa terra martoriata e su tutta l’umanità. Il mondo è diventato piccolo e notizie come questa della scuola di Beslan non possono non colpirci nel cuore”. A parlare è il portavoce della Conferenza episcopale slovena, mons. Andrej Saje che ricorda anche che “l’8 settembre è stata celebrata una messa in montagna, in occasione della festa della Natività di Maria Vergine, dove si è pregato per le vittime della strage e dei loro familiari”. “In questo momento conclude ribadiamo la necessità del dialogo interreligioso per contribuire ad assicurare al mondo un tempo di pace e di prosperità”. Turchia “Una vicenda che ha toccato tutti qui in Turchia, cristiani e musulmani. Il 7 settembre le varie autorità politiche e religiose presenti nel Paese si sono recate al Consolato generale russo di Istanbul per porgere le proprie condoglianze”. È il commento del portavoce della Conferenza episcopale turca, mons. Georges Marovitch, alla strage nella scuola osseta. “Come Chiesa cattolica dice – esprimiamo una dura condanna per questa strage di innocenti e facciamo appello perché a vincere sia il dialogo e non la forza della armi e della violenza. Eleviamo preghiere per tutti coloro che sono stati toccati da una simile tragedia”. Germania Sui fatti accaduti in Ossezia si è pronunciato mons. Felix Genn, vescovo di Essen: “Preghiamo il Signore che liberi il nostro mondo da catastrofi come quella accaduta nella città caucasica di Beslan”, ha invocato nel corso dell’omelia pronunciata il 6 settembre nella basilica di Essen-Werden, in occasione della celebrazione dell’antica festa di San Ludgero. “Abbiamo bisogno di donne e di uomini pieni di Gesù, che risplendano del suo amore, non per loro volontà ma nella consapevolezza di quanto il mondo abbia bisogno di queste cose. Gli eventi della scorsa settimana ha concluso mons. Genn hanno fatto risuonare più forte il grido per la liberazione”.