Una “memorabile catena umana” che testimoniò la presenza di una “comunità viva, unita dalla speranza di ottenere la libertà di coscienza, la dignità umana e il benessere spirituale ed economico della società”. Così i vescovi lituani hanno rievocato nei giorni scorsi in una lettera la pacifica manifestazione antisovietica per la libertà che mobilitò il 23 agosto 1989 circa due milioni tra estoni, lettoni e lituani. Si presero per mano e formarono “una catena umana” da Tallin a Vilnius passando per Riga, in occasione del 60° anniversario della divisione operata nell’Europa dell’Est il 23 agosto 1939 dall’Unione sovietica e dalla Germania nazista. “I comuni ideali possono aiutare a riunire una comunità, ma è molto più difficile nutrirla, ampliarla e rafforzarla osservano i presuli nel XV anniversario della manifestazione -. I soli sforzi umani senza l’aiuto di Dio non sono sufficienti a combattere le forze avverse che tendono a disintegrare l’unità della società”. Di qui l’esortazione dell’arcivescovo di Vilnius, card. Audrys Backis, dell’arcivescovo di Kaunas, mons. Sigitas Tamkevicius, e del segretario generale della Conferenza episcopale, mons. Gintaras Gruas, “ad implorare il Signore affinché ravvivi la carità, la reciproca fiducia e la dignità civile per l’autentico benessere di ogni membro della società” dove “nessuno deve sentirsi emarginato dall’ondata delle trasformazioni”. A conclusione del documento, l’invito alle vicine Chiese cristiane ad “unirsi nella comune preghiera per l’unità”.